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La Polizia Penitenziaria
festeggia i suoi 200 anni,
a Fermo premiati 3 agenti

CARCERE - Il comandante Gerardo D’Errico ha fornito i dati dell’attività svolta nel 2015, 42 gli uomini che si occupano della casa di reclusione fermana
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Si è tenuta oggi nella Casa Circondariale di Fermo la cerimonia per i 200 anni del Corpo di Polizia Penitenziaria, un momento solenne presentato dalla vice comandante Loredana Napoli, alla presenza del prefetto di Fermo Mara Di Lullo, il sindaco Paolo Calcinaro, il senatore Remigio Ceroni, l’assessore comunale Mirco Giampieri, le autorità militari e le dirigenti scolastiche della città, la Caritas e la Curia con Monsignor Pietro Orazio e don Michele Rogante, i volontari del Ponte. La direttrice del carcere, Eleonora Consoli, ha parlato di anni intensi e ricchi di sfide, di cambiamenti, di momenti anche delicati, da affrontare insieme, tra dentro e fuori, per garantire serenità e possibilità.

Di seguito il saluto del comandante, Gerardo D’Errico, che ha fornito anche i dati dell’attività svolta dal corpo di Polizia penitenziaria a Fermo, nel corso dell’anno 2015.

“Quest’anno è il bicentenario di fondazione del corpo di polizia penitenziaria, duecento anno di storia quindi. La nascita della polizia penitenziaria risale alle regie patenti del Regno di Sardegna dell’anno 1817 che costituivano le Famiglie di giustizia, ovverosia il primo esempio di corpo carcerario del Regno d’Italia. Nel 1873 fu invece creato il corpo delle guardie carcerarie, poi riformato nel Corso degli agenti di custodia, ad ordinamento militare. nel 1923 l’amministrazione passa dal Ministero dell’interno al Ministero di grazia e giustizia, oggi ministero della giustizia. Nel 1990 il corpo degli agenti di custodia è stato soppresso e il corpo ha assunto l’attuale denominazione Polizia penitenziaria che oggi si afferma a pieno titolo come una delle cinque forze di polizia dello Stato, affrancandosi da un retaggio ormai obsoleto di mera custodialità.

Dagli inizi del mese di maggio si è dato avvio al modello di carcere aperto, disegnato negli ultimi anni dall’amministrazione penitenziaria centrale e sostenuto qui da me, dalla mia vice, dalla direttrice Consoli e dagli educatori. Si è dato avvio così al sistema di sorveglianza dinamica messo in atto con la condivisione del personale che ha portato a miglioramenti significativi ai fini della vita in comune, con attenuazione degli eventi critici rispetto al passato, con ampliamenti degli orari per le attività tratta mentali impegnando di più i detenuti, questo a mio avviso è stato un punto di svolta cruciale che ha cambiato un sistema infantilizzante all’attuale più responsabilizzante della persona detenuta. Alla base di questo nuovo modello è la persona detenuta, con la creazione delle condizioni per un trattamento penitenziario conforme a umanità e dignità, obiettivi per certi versi raggiunti attraverso l’integrazione e la collaborazione tra tutti gli operatori coinvolti e naturalmente al poliziotto penitenziario che rappresenta l’ultimo baluardo dello Stato.

Attualmente sono 42 le persone in forze qui a Fermo, di cui due ispettori, con una mancanza di almeno 5 agenti nella pianta organica. Nonostante le carenze, i miei uomini e donne hanno assicurato in un anno:

76 ingressi dalla libertà

39 scarcerazioni

4 arresti domiciliari

3 permessi di necessità

10 detenzioni domiciliari

11 affidamenti in prova ai servizi sociali

8 gli atti di polizia giudiziaria stilati dal nucleo investigativo locale

2 le operazioni con altre forze di polizia e ricordo l’operazione condotta con l’ausilio del reparto cinofilo di San Benedetto del Tronto per evitare l’introduzione di droga nascosta da un familiare di un detenuto.

303 i detenuti tradotti sul territorio nazionale

104 traduzioni in ospedale con 5 piantonamenti

24 accertamenti di violazione del codice della strada

Un numero importante se si considera che il nucleo traduzioni e piantonamenti del reparto di Fermo conta solo 3 unità destinate al servizio e il reparto di 42 persone è suddiviso in 2 commissari capo, due ispettori, 5 sovrintendenti e 33 assistenti capo.

Sono dati che rendono l’idea di quanta professionalità e spirito di collaborazione vengano profuse nelle incombenze quotidiane, il mio ringraziamento va a tutti loro e agli operatori delle aree educativa, sanitaria e contabile.

presenti Pasquale Cavallo e Beniamino Pacione, agenti in quiescenza”.

Al termine della cerimonia sono state conferite le ricompense, dalle mani del prefetto Mara Di Lullo, a tre agenti che si sono particolarmente distinti:

– Sovrintendente Andrea Di Gennaro per aver scongiurato un suicidio, intervenendo in una cella con professionalità e intelligenza

– Pietro Angelo Lombardo assistente capo: nel 2013 è intervenuto nel corso di un episodio drammatico che ha visto coinvolta una donna, in viale Trento, aggredita da due grossi cani, riuscendo a salvarla abbattendo i cani con la pistola d’ordinanza

– Celestino Massimo Chiucchiuni per aver scongiurato un tentativo di suicidio, anche questo episodio risale al 2013.

Alla fine il buffet per tutti i presenti, a base di pizza, grazie al supporto della scuola di Pizza.it, di Capodarco, con Umberto Bachetti che ha lavorato proprio con un gruppo di detenuti.


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