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Luci e ombre del Micam, crescono le visite ma gli artigiani soffrono: fare squadra per rendere il territorio competitivo

FERMO - A fare il punto, questa mattina, nella sede CNA, il portavoce regionale di quest'ultima Gianluca Mecozzi, Luciana Isidori di Expool Consorzio,  Paolo Tappatà di Confartigianato e Graziano Di Battista Presidente della Camera di Commercio di Fermo.
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di Paolo Paoletti

Un Micam chiaroscuro quello conclusosi qualche giorno fa che viene oggi analizzato con la lente d’ingrandimento dalle associazioni di categoria del distretto Fermano. A fare il punto, questa mattina, nella sede CNA, il portavoce regionale di quest’ultima Gianluca Mecozzi, Luciana Isidori di Expool Consorzio,  Paolo Tappatà di Confartigianato e Graziano Di Battista Presidente della Camera di Commercio di Fermo.

“Sicuramente la presenza dei clienti è stata notevole – ha esordito Gianluca Mecozzi – oltre alla quantità abbiamo notato anche la qualità. Sono tornati buyer da tutto il mondo e per questo dobbiamo ringraziare anche Assocalzaturfici che ha riportato la fiera nelle giuste date, anche in concomitanza della settimana della moda. Micam che ha avuto anche una nuova estetica con i grandi marchi internazionali. I dati meno positivi riguardano però una richiesta selvaggia del prezzo basso e ciò si coniuga male con il Made in Italy.  Su quest’ultimo aspetto abbiamo realizzato un tavolo di confronto con Confindustria, Camera di Commercio e Università. Il problema più grande è che costano il doppio non delle calzature cinesi, ma di quelle in Spagna, Francia e altri paesi europei. Per questo è fondamentale abbassare i costi del lavoro rivedendo gli ammortizzatori sociali. Il costo del lavoro deve scendere in Italia, altrimenti non si è più competitivi. Anche se si fa qualità, arriva il cliente con la calcolatrice in mano. Un Micam chiaroscuro con ordini che alla fine sono stati sempre gli stessi. Per fare ordini non è sufficiente fare un bel campionario e saperlo esporre, ma ormai tutto l’anno bisogna avere clienti fidelizzati, ascoltarli, digitalizzare, creare un bel sito, usare i sociale ed essere al passo per tutto l’anno. Siamo stati sempre grandi produttori ma scarsi commercianti”.

Luciana Isidori con il consorzio Expool ha rappresentato dodici imprese artigiane, cuore pulsante del territorio: “Il nostro è un consorzio con associati del settore uomo e donna, questi ultimi sono stati più soddisfatti. Trattandosi della collezione estiva l’uomo ha sofferto di più. Sicuramente una fiera vivace nei primi due giorni, mentre il terzo e quarto sono stati sottotono. La cosa spiacevole è che stanno crescendo le aziende espositrici straniere contro quelle italiana. Una parte dell’aumento è stato proprio dei produttori stranieri, piano piano ci mangiano e l’evidenza va alla calzatura straniera e non italiana. Proporrei per il futuro un controllo delle adesioni. Le date scelte sono finalmente giuste e più comode per i visitatori per agganciarsi alle altre fiere e avere più tranquillittà. Un Micam rivisitato sicuramente molto più d’effetto, anche sotto il discorso dell’immagine è importante. Una fiera da sostenere e proteggere nel tempo. Potranno finire le altre fiere all’estero ma quella italiana deve rimanere”.

Paolo Tappatà di Confartigianato ha aggiunto: “Ho avuto modo di scambiare battute con il presidente  dei calzaturieri di Confartigianato Simone Del Gatto che mi ha raccontato un Micam con un incremento di visitatori, una veste data da Annarita Pilotti che ha avuto il suo effetto. L’aumento dei visitatori è legato anche alla concomitanza con altri appuntamenti e alla facilità nel coprirlo. Resta il fatto che comunque gli artigiani continuano ad avere difficoltà. La gente cerca i grandi marchi ma non si riesce a far capire che il costo e il valore della qualità del prodotto artigiano non deve essere legato ad un brand. Dobbiamo qualificare il prodotto vendendolo con il valore aggiunte del territorio, tramite una collaborazione a 360 gradi di tutti gli attori del territorio. Lavorare tutti insieme per un obiettivo comune”.

In collagamento telefonico dalla Cina è intervenuto Enrico Ciccola, presidente Confindustria Fermo Calzatura: “Dobbiamo riconfermare quella necessità di fare squadra tra associazioni, sindaci, sindacati e università. Il Micam è l’occasione per fare un esame della situazione ma serve guardare necessariamente oltre, dobbiamo guardare la realta. Nessuno può dire quanto sia andata bene, perchè oltre ai visitatori bisogna vedere gli ordini. La verità anche si vedrà a linea pelle e nelle altre fiere. La competizione a livello mondiale ci porta sempre ad un lieve ma continuo arretramento. Dobbiamo riconquistare competitività con un taglio del costo del lavoro. Serve un taglio concreto degli oneri, insieme al Made In Italy da portare avanti e condividere insieme gli argomenti tramite gli Stati Generali della Calzatura.  Dobbiamo analizzare i vari mercati mondiali: Europa, Cina, Stati Uniti. Sono in Cina  proprio per capire da che parte possiamo muoverci in un mercato con 200 milioni di ricchi che ambiscono ai marchi italiani. Dobbiamo parlare di formazione, credito e delle situazioni di sofferenza che ci sono nel distretto. Tutto sommato non siamo arretrati, ma una fiera che si è mantenuta viva ma non basta per rilanciare il settore”.

Conclusioni che sono state affidate al presidente della Camera di Commercio di Fermo Graziano Di Battista: “Maggiore afflusso, fiera organizzata bene, media internazionali presenti. E’ innegabile che pur avendo sentito imprenditori che hanno confermato gli ordini passati, avvertire una crescita che non è percepita. La situazione è che pur avendo confermato gli ordini si ragiona sempre più sui prezzi. C’è l’esigenza di rivedere proprio la situazione dei prezzi con i paesi concorrenti. Non è solo un problema di cassa integrazione, ma c’è l’esigenza di uno sgravio contributivo per le attività ad alto contenuto0 di mano d’opera. Il settore calzaturiero, per quanto la tecnologia voglia entrare con l’automazione, ha un contenuto di mano d’opera che non ha pari. Per questo chiediamo un intervento mirato a sgravare i costi della mano d’opera, migliorando lo stipendio degli operai e mettendoci in condizione di una concorrenza.  Gli imprenditori altrimenti, sarebbero costretti, loro malgrado, a muoversi con la produzione all’estero. C’è inoltre l’esigenza di avere un’identità, il brand Made in Italy può essere qualcosa di ottimo, se aggiungiamo ad esso anche i distretti completiamo l’offerta. Un marchio importante da esibire all’estero che può essere riconoscibile. C’è da combattere i cosiddetti dissipatori che non hanno interesse nel made in Italy, che se ne devono assumere la responsabilità”.

Di Battista che ha concluso: “La presenza di Cna, Confartigianato, Confindustria, e la solidarietà di tutte le altre associazioni che hanno dimostrato unanimità, è la prova della necessitò di uno studio che rafforzi e rilanci il Made in Italy.  Questo è quanto disposto dagli Stati Generali della Calzatura. Il costo del lavoro è un aspetto sui cui è opportuno riflettere. Dimezzando la parte contributiva molti lavori resterebbero sul territorio e lo Stato incasserebbe le stesse somme oltre che maggiori volumi d’affari con le tasse. Siamo tutti sulla stessa barca.  E’ importante la  presenza dei sindacati e voremmo sentir tutti parlare un po di più del distretto calzaturiero  marchigiano, toscano, veneto: manifattura italiana che è un patrimonio che deve interessare tutti”.


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