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A bordo di un Matatu tra le strade di Nairobi, prosegue l’avventura dei Teatri senza Frontiere

ESPERIENZE - Continua il progetto di teatro e solidarietà a Nairobi: la quarta puntata del diario di Maurizio Stammati accompagnato dalle foto di Fabrizio Ferracuti
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di Maurizio Stammati

foto di Fabrizio Ferracuti

Quarta puntata del diario di Maurizio Stammati con le foto di Fabrizio Ferracuti e di tutto il gruppo.

25 settembre

Lunedì è sempre lunedì, anche in Kenya, far ripartire la settimana costa sempre un po’ di più, dalle ricche colazioni a base di salsiccette, uova sode, banane, mango e pancarrè, siamo tornati alla moka e al caffe’ portato da casa di mammà. Sembra di stare sul bob in una competizione alle olimpiadi d’inverno, con l’attrezzo che prima di lanciarsi deve fare un po’ su è giù per trovare forza ed energia, e ne dobbiamo trovare ora di risorse per portare fino in fondo una discesa così in profondità. Adattati alla perfezione con i tempi di tutti per l’uso dei bagni e delle docce, sembra davvero di essere l’equipaggio di uno scafo in viaggio da oltre 10 giorni, marinai che hanno già passato bonacce e tempeste e si apprestano a far rotta verso l’ultimo approdo.

Alle 10 siamo pronti, armi e bagagli, inforchiamo i due pick-up e si va, un’altra scuola ci attende ed un altro bagno di sorrisi, mani, polvere e risate. infatti non facciamo in tempo a varcare il cancello della scuola e uno sciame di bambini in perfetta divisa verde a due tonalità ci avvolge come un alveare impazzito da far tremare le ginocchia, il rituale ormai lo abbiamo imparato, prima tutti dalla Preside per il racconto della scuola e questo è davvero speciale, perché qui si trovano anche diversi bambini disabili. La Preside ci spiega che su circa 1.800 bambini, più del 60% vengono da situazioni di assoluta povertà. Lo stato garantisce le spese generali: Insegnati, ordinaria manutenzione, acqua ed elettricità, a tutto il resto devono provvedere le famiglie e per chi non ce la fà ci sono varie organizzazioni a cui rivolgersi. In questa scuola la marea verde è davvero impressionante e si allarga anche oltre la recinzione, dove una folla di curiosi si accalca, si fermano le macchine neanche fossero per i fuochi a mare della festa del Santo Patrono al mio paese. Belli che siamo nel riuscire a trovare sempre la soluzione più efficace e meno dispendiosa per le scarse possibilità organizzative di chi ci ospita: una sedia, un tavolino, il telo per pulcinella e …pronti, partenza e…. un mare di occhioni sembra vogliano mangiarci per tanta fame che hanno di noi e di allegra curiosità.

Passato il primo attimo di stupore giù mani che applaudono, risate che esplodono, occhi che brillano, un fiume in piena. Torniamo a casa, i ricordi si fanno lontani, deformati, come attraverso il fondo di un bottiglione pieno d’acqua, l’Europa che abbiamo lasciato: con il suo eterno da fare, la burocratica noia da assecondare, i Kafkiani castelli da attraversare, si fa ovattato, del tutto ininfluente al senso delle cose. Il mettersi in coda di continuo, come l’ultimo arrivato, pare sia l’unica possibilità per attraversare i corridoi dell’inutilità, eppure basterebbe un po’ di borotalco a terra e far scivolare tromboni altisonanti ed ocarine starnazzanti.

Siamo un po’ in ritardo per il laboratorio e troviamo già la sala con i ragazzi in attesa, un bel cerchio e si comincia, un gioco fatto per riscaldare i sogni e le giunture si trasforma in una scena, bella, viva. Martin e Noemi plasmano le azioni, ne fanno corpi che danzano, canti che si involano, capriole che raccontano. La giovane fisicità di Simona li trascina come il pifferaio fece ad Hamlin. Due bimbetti tra i più piccoli si addormentano sul pavimento della sala, è dalle 4.30 del mattino che son svegli a tenere sulle spalle questo mondo come due piccoli Sansone con la testa rasata ma la forza di un leone.

26 settembre

Oggi mattinata libera e allora sveglia alle 5 e si parte per andare in uno dei luoghi più suggestivi del Kenya , il lago Neivascia, una riserva naturale incantevole, per arrivarci 2 ore di pick-up salendo sino a 2500 mt per poi ridiscendere, a Nairobi siamo a 1700 mt ed ogni tanto è bene una sorsata di aria che l’ossigeno scarseggia. Arrivati ai 2500 mt sosta per mirare il panorama e siamo presi d’assalto da venditori di ogni cosa, parlano tutte le lingue messe insieme, un po’ come pulcinella, che dove arriva arriva si fa capire.

Guardare giù il mondo che corre e il mondo che sta fermo è un po’ come diventare un lillipuziano seduto sulla testa di Gulliver, una sorta di rassicurante distacco dalla giostra della vita protetti dal gigante, uno dei venditori mi indica una grande strada che come una vena si perde giù nell’intestino del Kenya, l’hanno costruita tutta gli italiani prigionieri degli inglesi nel 1942, chissà quanti ragazzi si son rotti la schiena e la vita tra quei sassi per una guerra che non volevano combattere.

Via si riprende il viaggio ed ecco il lago, nascosto, che quando appare ti fa fare un salto per quanto è luminoso. Un’atmosfera rarefatta tra la palude e il mare morto ci avvolge e poi …uccelli di ogni tipo e gli gnu, le zebre, le gazzelle, gli ippopotami, le giraffe….mancava solo Piero Angela ed eravamo al completo. Nel tornare l’occhio si posa sulla vastità dei terreni coltivati, bellissimi curati, verze, pomodori, insalate, patate, l’Africa è un sacco pieno di luoghi comuni da restituire ai razzisti di casa nostra!

Il laboratorio prosegue, le scene si moltiplicano, i più grandi iniziano a pensare allo spettacolo finale e chiedono maggiore concentrazione ai più piccoli. Davvero una grande famiglia e a fare da mamma e da papà si fa un po’ per ciascuno.

27 settembre

Immaginate di essere seduti su una navicella spaziale, o meglio, su un grande ottovolante, le giostre di una volta che insieme ai calcinculo (i sediolini ruotanti) erano la nostra principale attrazione alle feste dei santi. Immaginate che la vostra navicella all’esterno sia dipinta nei colori più sgargianti dai più bravi muralisti che ci sono in girto, immaginate che all’interno sia tutta fasciata di schermi grandi e piccoli, vetri fumè, sediolini vellutati e una trentina di posti a sedere. Immaginate persino che dentro ci sia allestito il più potente impianto stereofonico che abbiate mai ascoltato, che manco Vasco Rossi e la Palmiero Family Service se lo sarebbe potuto sognare. Immaginate le strade di Nairobi, nove milioni di abitanti che vi si riversano in direzione centro della city.

Immaginate ancora che il pilota di questa navicella sia un ragazzo giovanissimo, nerissimo, con i capelli rasatissimi al quale tu non affideresti nemmeno un triciclo, immaginate anche che prima di salire su questa navicella avete dovuto fare una contrattazione estenuante sul prezzo da pagare. Se riuscite ad immaginare tutto questo allora siete pronti per partire sul più pazzesco mezzo di trasporto che metropoli, città, paese, nazione abbiano mai potuto concepire: il Matatu.

Quando un Matatu parte, sembra che la vita ti abbia voluto giocare un brutto scherzo, ha un’accelerazione da Apollo 15, Soyuze 4, Fiat 124 sport doppio carburatore truccato, tutti messi insieme, che manco Niky Lauda e Gerardo, il papà del mio migliore amico autista sui mitici bus della ditta Tatta di Formia, sarebbero stati capaci di domare. Parte il Matatu, parte la musica a un volume che ti brucia tutti i peli del naso e le papille gustative, partono i video, e ti chiedi come mai il Signore abbia voluto farti salutare la vita in un modo così eccessivo ed eccitante!

Niente paura, siamo ancora all’inizio, il meglio deve venire, il viaggio è una corsa folle verso l’obiettivo finale, che pensi sia l’autodistruzione, ma in realtà è molto di più. I Matatu godono di una di una legislazione stradale speciale, per loro il codice della strada è come fosse il manuale delle giovani marmotte, meno di carta straccia.

Tra sorpassi impossibili, sterzate cosmiche, virate contromano, buche dossi, canalette, marciapiedi e putipù, sei partecipe del più incredibile viaggio che avresti mai potuto immaginare, il tutto per 50 centesimi, durata 1 ora, salvo imprevisti. A Nairobi ce ne sono centinaia, dipinti ,colorati, bellissimi, kitch, alcuni persino piu kitch di un ristorante allestito per il matrimonio del figlio del boss di Gomorra, altri di una bellezza da museo d’arte contemporanea, sono la vera metafora della vita a Nairobi: imprevedibile, fuori da qualsiasi convenzione, mostruosa ed attraente, poverissima e lussureggiante. Dimenticavo, si viaggia naturalmente con la porta a soffietto aperta, con due o tre persone appese fuori e la fermata si prenota con un cazzotto sul tettuccio di lamiera!

 


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