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Il Cai e l’importanza dell’acqua dei Sibillini: “Nel nostro zaino l’impegno della tutela”

FERMO - Presentato il progetto sulle fonti delle acque sorgive distribuite fra le quote 1.300 e 2.476, che ha visto impegnata la sezione di Fermo, il Liceo Artistico e l'Università di Camerino
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di Andrea Braconi

È visibilmente emozionato Domenico “Mimmo” Pistonesi nel raccontare, all’interno di una gremita sala consiliare della Camera di Commercio, un progetto iniziato nel 2009, dopo un primo tentativo nel 2007. Un progetto strutturatosi in un monitoraggio di 112 fonti d’alta quota sui Sibillini (“In ognuna di queste siamo andati 2 volte l’anno per 3 anni” ha ricordato lo stesso Pistonesi) e che ha visto in prima fila la sezione di Fermo del Club Alpino Italiano.

Domenico “Mimmo” Pistonesi

“Siamo stati stimolati da una serie di annata siccitose – ha spiegato -. Il mondo sta cambiando e noi persone comuni giriamo le spalle come se non ci riguardasse. Invece possiamo fare qualcosa, soprattutto educando i giovani ad un uso parsimonioso di questo elemento fondamentale. E questo lavoro va nella stessa direzione: lo scopo, infatti, è quello di conoscere sempre più questo serbatoio complesso ed intricato che abbiamo nei nostri monti, valutare parametri che lo modificano e in certi casi lo alterano”.

IL PROGETTO

Un lavoro faticoso, che ha richiesto sforzi e dedizione. “Non posso non ringraziare chi si è impegnato come il professore Pierluigi Ferracuti. E non voglio dimenticare Angelo Romagnoli: grazie a lui è stata creata una raccolta di dati che può essere a tutti gli effetti considerata una guida escursionista. Ringrazio anche i nostri ricercatori geologi per i loro consigli ed il loro impegno nell’elaborazione di questi dati, così come i ragazzi dell’Istituto d’Arte che hanno fatto l’analisi di quel lavoro”.

Ad introdurre il progetto Franco Laganà, da due anni presidente del Comitato Scientifico regionale. “Quando sono entrato in carica era terminata la fase di ricognizione, poi c’è stata una fase lunga di meditazione sui dai raccolti e censiti. Poi è arrivato il terremoto, con una serie di conseguenze, la prima nella dilazione dei tempi. Ma c’è stata subito un’accelerata, perché si è capito che questo lavoro aveva un senso ancora più forte di quello che aveva prima.

Mai nessuno, ha ricordato Laganà, si era occupato delle sorgenti in quota “tranne pastori ed escursionisti”. “Gli enti erano più concentrati su quelle più basse ma il terremoto ha un po’ cambiato le cose. Questo lavoro, quindi, non è una conclusione ma un inizio, rappresenta la fotografia dei Sibillini prima degli eventi sismici e ci permette di domandarci cosa sia successo”.

Ad Angelo Romagnoli del Comitato Scientifico del Cai regionale il compito di spiegare i criteri di realizzazione di progetto che ha riguardato le acque sorgive distribuite fra le quote 1.300 e 2.476. “È stato approvato nel settembre 2008 e nel marzo 2009 ci sono state le prime operazioni esplorative, conclusesi nel dicembre 2011. Dei 548 punti d’acqua, una tipologia estremamente varia, ne abbiamo individuati 96 e aggiunti altri 17 non catalogati, con altri 2 collegati a delle fonti. Sono state individuate 7 zone, tra cui Montefortino, e per ogni itinerario è stata redatta una scheda. Alla ripartizione delle zone e degli itinerari hanno risposto diverse sezione del Cai, compresa la Commissione regionale alpinismo giovanile, a cui abbiamo dato istruzioni comprese quelle per la raccolta dei campioni. L’attività ha visto l’impiego di 15 operatori, anche se poi sono rimasti in 4, coadiuvati da altri soci. L’esecuzione delle analisi di laboratorio è stata fatta presso l’Istituto d’Arte di Fermo”.

Nei tre anni di attività, quindi sono stati 112 i punti d’acqua monitorati, oltre 400 i campioni raccolti e 20.852 i chilometri percorsi per i trasferimenti sugli areali. La fase conclusiva si è caratterizzata per l’inserimento dei in un data base, completati con riferimenti geologici. A seguire è stato realizzato uno schedario, con tutte le indicazioni necessarie.

“Andare per fonti è stato qualcosa di particolarmente affascinante perché si sono viste zone dei Sibillini di una particolare bellezza, panorami che godi da una posizione non usuale. E si possono anche individuare degli itinerari che sono affascinanti”.

GEOLOGIA E CHIMICA DEI SIBILLINI

È partito dalla nota immagine del cordone del Vettore Pietropaolo Pierantoni, geologo dell’Università di Camerino, per raccontare la storia geologica dei Monti Sibillini, lunga 200 milioni di anni. “Per questo progetto abbiamo incrociato i dati delle fonti con la mia carta geologica dei Sibillini nel 2013” ha ricordato.

Piero Ferracuti, insegnante e socio del Cai di Fermo, ha mostrato un’immagine presa da Google di grande impatto, “dalla quale si vede come le montagne sono come silos naturali di acque che poi arrivano nelle nostre zone”. A lui ,nel corso degli anni, il compito di analizzare le acque insieme a Raffaella Paolini e agli studenti del Liceo Artistico.

LA FINE DELLE CELEBRAZIONI PER I 50 ANNI DEL CAI DI FERMO

“Questo convegno che chiude le manifestazioni per il nostro cinquantenario – ha esordito il presidente Alberto Scarfini -, iniziati con una mostra fotografica, proseguiti con proiezioni di film di montagna, una corsa ciclistica amatoriale ed un parco avventura molto gettonato. Ricordo che quanto partì questo studio Domenico mi chiese di accompagnarlo; poi il lavoro è proseguito e la conclusione non poteva che essere questo libretto che ha una grande importanza per tutti noi”.

“Come assessore allo sport – ha commentato Alberto Scarfini – vivo il Cai per quello che fa tutti i giorni dell’anno e in questo periodo si è data prova di quello che rappresenta per la nostra città. Il Cai sa dare una finestra sulla scienza e sulla natura dei nostri posti e come Amministrazione siamo orgogliosi di avere una sezione così grande e soprattutto così viva”.

Presenti all’incontro anche diversi rappresentanti delle sezioni di San Benedetto del Tronto, Camerino e Jesi.

“Questo progetto è nato dentro la nostra sezione – ha ricordato Monelli, presidente regionale del Cai – con Domenico che ha portato avanti una serie di riflessioni sulle fonti d’alta quota. Un progetto a tutto tondo, che è stato abbracciato con convinzione dal Comitato Scientifico regionale e nel quale sono entrati anche i ragazzi dell’alpinismo giovanile”.

A portare il ringraziamento del Comitato centrale del Club Alpino Italiano Alberto Ghedina, proveniente da Bolzano ma che ad Amandola aveva svolto il servizio civile, rimanendo legato alla nostra terra. “È un orgoglio per me essere qui questa sera e sapere che ci sono realtà come la vostra così attive. Con questo lavoro tutti noi ci carichiamo nello zaino l’impegno della tutela”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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