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La Mancini Spa conosciuta nel mondo,
dai Sibillini il 95% di export

AMANDOLA - L'intervista a Mario Mancini, fondatore della Mancini Spa, azienda dei Sibillini che, in oltre 30 anni di attività, presenta oggi un fatturato in export del 95%, filiali a Carpi, in Romania e Colombia e uffici di rappresentanza in 22 Paesi nel mondo.
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Mario Mancini, C&O della Mancini SpA e presidente della Camera di Cooperazione Italo-Araba

di Nunzia Eleuteri

Nasce ad Amandola, sui Sibillini, nel 1986 l’impresa Mancini, produttrice di impianti per la macellazione e lavorazione di bovini, suini, ovini e caprini. Attraverso una continua ricerca di innovazioni e tecnologie avanzate, oggi, il gruppo Mancini SpA, con oltre trent’anni di esperienza, è presente anche a Carpi, in Romania e Colombia e, con uffici di rappresentanza, in 22 Paesi nel mondo. Un fatturato che è costituito per il 95% dall’export.

 

Mario Mancini, amandolese e C&O del gruppo, è anche presidente della Camera di Cooperazione Italo-Araba. In questo momento così difficile per le imprese italiane abbiamo voluto approfondire con lui, data la sua positiva esperienza, alcuni argomenti che possano essere di supporto alle aziende che si affacciano all’estero e comunque di riflessione sul mondo del lavoro.

 

Presidente Mancini, facendo un percorso a ritroso della sua vita, in cosa identifica la chiave di volta del successo riscontrato in questi 30 anni di storia imprenditoriale?

Tornando indietro nel tempo posso davvero dire che l’azienda è nata da zero. Avevo avuto una breve esperienza nel settore e così ho fondato l’impresa. All’inizio nata come “Impianti tecnologici” e poi trasformata in società per azioni nel 1991. La definirei una politica dei piccoli passi, percorsi con lo sguardo verso l’orizzonte. Abbiamo iniziato con una produzione a servizio del nostro territorio: le province di Ascoli-Fermo e Macerata. Poi abbiamo cominciato ad espanderci in tutta Italia. Nel 2000 è iniziata la cavalcata che ci ha portati in oltre 20 Paesi nel mondo. La chiave di volta? Sicuramente l’aver seguito l’evoluzione del mercato consci delle nostre potenzialità ma con l’umiltà di imparare a conoscere gli altri. Le culture che non ci appartenevano. Posso dire che proprio andando incontro a quelle culture è iniziata una crescita esponenziale.

 

Mancini Spa, gli impianti

La vostra attività spazia dalla consulenza e dal progetto iniziali fino alla costruzione e montaggio dei macchinari senza tralasciare l’assistenza e manutenzione post-vendita. Un servizio completo al cliente che non può che portare alla fidelizzazione. In questo processo quanto ritiene sia importante l’aspetto tecnologico e quanto quello umano?

Se questa realtà è stata in continua crescita in 30 anni di vita è per la grande intesa che c’è stata con i collaboratori. Il nostro staff di 55 persone, che ringrazio per la dedizione al lavoro, mi è sempre piaciuto chiamarlo “gruppo tascabile”. Produciamo strumenti di alta tecnologia, è vero, ma il contatto umano resta l’elemento principale dal quale non si può prescindere. All’interno dell’azienda come all’esterno. Noi, infatti, andiamo dal cliente perché vogliamo conoscerlo profondamente per studiare le soluzioni migliori per lui, caso per caso, come un bravo sarto deve fare per realizzare un vestito su misura. Ma non ci fermiamo alla progettazione e realizzazione del prodotto: siamo presenti anche successivamente. Il post-vendita è fondamentale all’estero. Si deve dare certezza sui pezzi di ricambio, con risposte snelle e semplici per i clienti. Questa esigenza è rispettata già all’origine perché le nostre macchine sono certificate e dotate di libretti d’uso e manutenzione redatti nella lingua del paese di destinazione. Quando il cliente ha necessità di sostituire un pezzo basta che prenda l’esploso in mano (la rappresentazione grafica della macchina con i singoli componenti numerati) e ci comunichi il numero. In 24 ore siamo capaci di spedire il pezzo di ricambio in tutto il mondo. Questa attenzione post vendita ha creato una fidelizzazione di cui oggi possiamo andare fieri e che è il tesoro del nostro gruppo.

 

In Italia la crisi sembra non avere fine. Ci sono dei provvedimenti legislativi che secondo lei potrebbero avviare una seria e concreta ripresa?

Mi dispiace ripetere una cosa che sentiamo spesso ma che è una triste realtà. Una cosa diventata ormai scontata e banale: bisogna abbattere i costi di produzione per rendere i prodotti italiani competitivi all’estero. Quei costi di produzione legati a scelte politiche non più comprensibili né sostenibili. Sul mercato mondiale questo problema, tutto e solo italiano, torna sempre alla ribalta. Siamo più cari dei francesi, degli spagnoli, dei tedeschi e questo ci mette in difficoltà. E’ vero che c’è una altissima qualità che ci contraddistingue ma il cliente guarda comunque il prezzo finale, quel prezzo sotto al quale in Italia non possiamo produrre perché abbiamo costi che non dipendono dalle scelte imprenditoriali ma politiche.

 

E se questi provvedimenti dovessero tardare ad arrivare, cosa consiglierebbe ai tanti imprenditori che oggi resistono con estrema difficoltà?

Più che consiglio preferisco parlare di idee. Quella migliore è di studiare bene come posizionare la propria azienda nel mondo. Seguire con attenzione l’evoluzione del mercato, andare, geograficamente parlando, in altri paesi, conoscerli a fondo per rispondere alle loro esigenze. Ogni azienda dovrebbe sfruttare il suo potenziale esportabile nel mondo seguendo la cultura di quei mercati che si vogliono affrontare, mercati che apprezzano la valenza imprenditoriale italiana che rappresenta in partenza un valore aggiunto.

 

Lei è presidente della Camera di Cooperazione Italo-Araba. Due mondi così diversi sono riusciti a trovare dei punti di accordo. In cosa consistono e quanto possono rivelarsi una risorsa per il nostro Paese? 

Il mondo arabo offre infinite possibilità di lavoro che per noi sono addirittura inimmaginabili. Ma quello stesso mondo richiede qualità e rapporto umano. Gli arabi apprezzano l’imprenditoria italiana ma vogliono conoscere l’imprenditore, vogliono parlarci affinché capisca i loro desideri. Per fare un esempio banalissimo: è inutile presentare come nostro prodotto tipico l’insaccato se non rientra nella loro cultura culinaria. Si deve, invece, cercare di conoscere ed assecondare i loro gusti. Un percorso che sto facendo con la camera di cooperazione italo-araba è proprio questo: suggerire agli imprenditori italiani che vogliono aprirsi ad un mercato smisuratamente ricco come quello arabo, di approfondire la conoscenza di quella cultura e cercare di assecondarla fornendo risposte con prodotti di qualità che noi italiani siamo sicuramente capaci di offrire. Gli arabi sono molto attenti ai dettagli ed una soluzione che aiuta gli imprenditori a presentarsi al loro mercato è, ad esempio, la certificazione di qualità HALAL (in arabo significa “lecito”), cavallo di battaglia del nostro gruppo Mancini Spa. La certificazione, infatti, garantisce ai paesi di cultura islamica l’utilizzo di prodotti leciti secondo le loro tradizioni partendo dagli aspetti operativi fino agli ingredienti ed etichettatura. Una certificazione che non riguarda solo il settore agroalimentare ma spazia fino a quello cosmetico, sanitario, farmaceutico, finanziario e assicurativo. Implicito quindi anche quello turistico, settore a cui dovremmo dedicare molta progettualità perché è una grandissima risorsa per l’Italia.

 

La sede della Mancini Spa ad Amandola (FM)

 

 


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