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Grido di dolore della Gualtieri
un anno dopo il sisma:
“Sfiniti da lentezza disarmante”

MONSAMPIETRO MORICO - Il sindaco fa il punto della situazione, rimarcando i gravi ritardi e l'impossibilità di sopperire alle assenze nella pianta organica comunale nonostante la straordinarietà della situazione
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di Andrea Braconi

Erano le 19.11 del 26 ottobre quando la terra tornò a tremare in maniera pesante. Una scossa con magnitudo 5,4, seguita due ore dopo da un’altra che toccò i 5,9 gradi della scala Richter, segnarono un punto di non ritorno per tantissimi Comuni del centro Italia. Tra questi, anche Monsampietro Morico, già duramente colpito dalle scosse del 24 agosto 2016.

Un anno dopo il sindaco Romina Gualtieri, sempre battagliera e determinata a far valere i diritti della propria comunità, mostra segni di scoramento.

“C’è una staticità abbastanza avvilente – ci spiega -. Stiamo ancora procedendo nella messa in sicurezza per la riapertura delle zone rosse, dopo il grande lavoro effettuato dai Vigili del Fuoco, presenti per poco tempo ma in maniera significativa e che ringrazio sentitamente. Quindi, si va avanti con la riperimetrazione delle zone rosse per una transitabilità dei centri storici, anche se non dappertutto riusciremo ad intervenire”.

Rilevanti i danni subiti dal borgo fermano, con ancora oggi 80 persone che non hanno fatto rientro nelle loro abitazioni. “Purtroppo vedo molto difficile una risoluzione nell’immediato. Io sono sempre per la legalità e la trasparenza, ma non credo possano essere gestite situazioni emergenziali nell’ordinario. Tutti i rilievi e sopralluoghi li ho effettuati celermente grazie a tecnici del Comune di Livorno, presenti a partire dal 30 ottobre fino al sopralluogo ultimato di tutte le abitazioni. Vedo comunque una lentezza disarmante. Da parte mia non c’è rassegnazione, continuo a reputarmi una missionaria civile e vado avanti, però così non va proprio”.

Altro elemento che la Gualtieri definisce drammatico è la situazione dell’Amministrazione comunale. “Un problema che spero di risolvere a breve, anche con l’ausilio del commissario straordinario o degli organi deputati del Ministero degli Interni, è quello riguardante la pianta organica del Comune. Ho 3 dipendenti che hanno già richiesto il pensionamento e sono da 10 mesi, io che mi trovo nel cratere, senza un segretario comunale; neanche con una convenzione è possibile stipulare un rapporto di lavoro! Applicare una normativa ordinaria in questi Comuni così colpiti è semplicemente folle. Siamo all’apoteosi e alla mancanza totale di senso pratico nella risoluzione delle problematiche”.

E a questa delusione “in dosi massicce” come si cerca di sopperire? “Con la forza che spero non mi venga mai a mancare, altrimenti dovrei abbandonare cittadini che sono in situazioni assolutamente non normali. Spero che ci sia un’accelerazione, sempre nell’ambito della legalità, perché non so fino a quando noi sindaci riusciremo a sopportare il malcontento più che legittimo degli stessi cittadini, le difficoltà della ricostruzione degli edifici, la lacerazione del tessuto sociale. Noi facciamo in questa fase anche da filtro alla coesione delle nostre comunità, ma quanto può durare ancora? Siamo noi che facciamo da cuscinetto e che spesso ci prendiamo gli insulti. Tutto questo è insopportabile e io personalmente sono al limite. Se a questo aggiungo anche la situazione delle strade che portano a Monsampietro, con il ponte crollato nel 2014 per il quale non si riesce ancora a trovare una soluzione e con un tratto di un’altra strada che sta venendo meno e che costringe i mezzi che devono raggiungere le poche aziende rimaste da noi a dover passare per Piane di Montegiorgio… cosa dobbiamo fare? Dobbiamo chiudere o no? Non ne possiamo più delle chiacchiere”.


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