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Un Don Chisciotte da Montegranaro ai Sibillini, dove tra terra e uomo qualcosa si è rotto

EVENTI - Oggi pomeriggio a Padova l'inaugurazione della mostra fotografica sul terremoto di Gianfranco Mancini, residente a Montegranaro e tra i motori del Club LAltritalia
martedì 21 novembre 2017 - Ore 08:43
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di Andrea Braconi

Verrà inaugurata oggi pomeriggio, alle ore 18 a Padova, la mostra fotografica di Gianfranco Mancini interamente dedicata al terremoto che lo scorso anno ha colpito pesantemente anche le Marche. Dodici scatti che verranno esposti nell’Osteria ai Scarponi, uno dei locali più frequentati della città anche per aver nel tempo saputo mescolare le tradizioni culinarie all’arte.

Un viaggio, quello di Gianfranco Mancini, residente a Montegranaro e tra i motori del Club LAltritalia, che Cronache Fermane ha seguito in questo anno, raccontando alcune tappe importanti come l’arrivo in una Castelluccio all’epoca ancora inaccessibile (LEGGI QUI).

“Fra la terra e l’uomo, qualcosa si è rotto – si legge nella prefazione -. Si è rotto quel legame che la natura teneva unito. Ci sono date che rimarranno nella storia dell’uomo: il 2016 è stato un anno, durante il quale interi borghi del centro Italia sono stati sbriciolati da una catastrofica potenza energetica che è esplosa nelle viscere della terra. Il 24 agosto, il 26 ottobre e il 30 ottobre 2016, rimarranno scolpiti nella mente degli uomini.

La terra ha iniziato a tremare e dare prova di sofferenza, aprendo voragini su se stessa e portando dolore e distruzione, come se volesse inghiottire tutto ciò che è appoggiato su di essa. Il cratere del sisma, che ha colpito questa parte di terra, è vastissimo e coinvolge quattro regioni del centro Italia: Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche.

Vivendo nelle Marche, ho girato fin da subito i borghi frantumati dove la vita si è fermata.

Questa distruzione ha fatto sì che non rimanessi fermo, immobile e senza pensarci, fin dal mese di novembre 2016, insieme a pochi amici all’inizio e a altri che si sono uniti in seguito, ho vagato fra queste montagne e borghi: Castelsantangelo sul Nera, Visso, Ussita, Castelluccio di Norcia (Umbria), Montemonaco, Arquata del Tronto, raccogliendo storie e testimonianze.

Mi son sentito un Don Chisciotte, che iniziava il suo viaggio contro le malvagità misteriose.

Ho conosciuto il dolore, la rabbia e nello stesso tempo, una grande determinazione nel non arrendersi a tale situazione di rottura con le avversità.

Dopo un anno di questo mio vagare, la situazione è ferma e molto lentamente si sta procedendo verso il ritorno alla normalità di chi, in questa fase della propria esistenza, ha perduto ogni cosa. In questa mostra fotografica, il mio intento è quello di non fermarmi a rappresentare la distruzione che questo terremoto ha causato, ma mi metto in relazione con la rottura che è avvenuta fra la terra e l’uomo, cercando di capire e di mettere al centro di me stesso il concetto che l’uomo deve sapersi relazionare con la madre terra, entrando in sintonia con essa e sapendo che, dove poggia i piedi, è materia viva e come tale predisposta a movimenti”.

“Ho portato con me tanti prodotti tipici dell’area dei Sibillini – ci racconta Mancini, in viaggio verso nord – per far conoscere alle amiche e agli amici di Padova non solo la loro bontà, ma le singole storie dei produttori e degli allevatori colpiti dal sisma ma che ancora resistono, nonostante tutto”.

Ritorno a Castelluccio, simbolo di tragedia e di vita che continua (FOTO REPORTAGE)

 


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