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Un fiore, un colore, un verbo, uno strumento: l’Artistico sceglie il viola contro la violenza di genere

FERMO / PORTO SAN GIORGIO – Un progetto che si inserisce nel percorso formativo e che vedrà la sua partenza sabato mattina con due flash mob e delle installazioni realizzate dagli studenti
venerdì 24 novembre 2017 - Ore 15:43
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di Andrea Braconi

Viola come un fiore. Viola come un colore. Viola come voce del verbo violare. E viola come uno strumento musicale, capace di amalgamare il femminile e il maschile. La violenza di genere, grazie al Liceo Artistico “Preziotti-Licini” si combatte con la creatività, a partire dai flash mob che si terranno domani, sabato 25 novembre, in contemporanea nelle due sedi di Fermo e Porto San Giorgio.

“Il progetto denominato ‘Viola sarà solo un colore’ – ha spiegato la dirigente Stefania Scatasta – non è un’azione estemporanea, ma si inscrive perfettamente nel nostro percorso formativo. Perché insieme ai nostri studenti progettiamo una società migliore”.

“Quella della violenza di genere è una piaga della nostra società – ha rimarcato l’insegnante Daniele Simoni – che coinvolge tutti gli ambiti, nessuno può pensare di esserne estraneo. E per far fronte a tutto questo occorre partire dalla scuola. Viola non sarà solo un colore, ma verrà interpretato anche come voce del verbo violare. L’idea del viola è anche legata ad una riflessione sulla valenza psicologica del colore, un colore secondario dato dalla fusione del rosso e del blu, che rappresentano l’aspetto passionale e quello meditativo, uno più legato al femminile e l’altro al maschile. E riguarda anche un libro dal quale è stato tratto il film ‘Il colore viola’.”

Il progetto, di durate biennale, si articolerà in due fasi .”La prima sarà legata alla conoscenza della tematica: come docenti abbiamo già iniziato ad inserire nella nostra programmazione una riflessione rispetto al tema. Al teatro di Porto San Giorgio si terranno tre incontri, il primo dei quali ci permetterà di approfondire il tema attraverso la voce di professionisti impegnati nell’Ambito Sociale, nel Centro Anti Violenza e ci saranno anche un avvocato, uno psicologo e rappresentanti delle Forze dell’Ordine. L’incontro di febbraio verterà sul tema della violenza di genere nella storia dell’arte, mentre l’8 marzo sulla violenza di genere nella letteratura e nel cinema”.

Durante la seconda fase dell’anno scolastico i ragazzi lavoreranno con i docenti dei vari indirizzi per produrre elaborati. “A fine maggio faremo uno spettacolo performativo al Teatro dell’Aquila, nel quale presenteremo il nostro lavoro. Lo spettacolo sarà accompagnato da una mostra alle Piccole Cisterne”.

“Abbiamo pensato ad un’azione performativa che accomuni gesto, scrittura e ascolto musicale – ha aggiunto la docente Sabrina Vallesi – come modalità per lanciare il progetto. Per questo abbiamo scelto la forma del flash mob e così domani, sabato 25 novembre, nei cortili delle due sedi in contemporanea alle 10.30 e per 15 minuti i ragazzi compiranno un gesto simbolico su cui stanno lavorando da qualche giorno. Da queste installazioni, appese in un giorno simbolico, nascerà l’idea del logo che ci accompagnerà in questi due anni. Fatemi dire che la viola è anche uno strumento musicale e rappresenta il momento in cui maschile e femminile si intrecciano”.

“Non siamo soli in questa idea – ha rimarcato la Scatasta – c’è un accordo di rete con la Prefettura che ha fortemente creduto in questo”.

E proprio il vice prefetto Pina Biele ha voluto ribadire le caratteristiche di questo accordo:“Il protocollo ha lo scopo di porre in essere strategie nei confronti della violenza. Si tratta di una rete territoriale che a livello generale ha la Prefettura come referente, ma che a livello tecnico vede l’Ambito come fulcro. È un tavolo aperto per sviluppare azioni operative, a tutela di qualsiasi persona che necessiti di un percorso”.

“Nell’agenda di un sindaco e di un rappresentante istituzionale c’è un vortice di impegni – ha affermato Paolo Calcinaro, primo cittadino di Fermo – ma credo che, in questo vortice, un incontro con le nostre scuole diventi una priorità, dobbiamo sempre trovare il modo di esserci. Una cosa che mi è mancata quando ero studente era quella di percepire una vicinanza dai livelli istituzionali più vicini, mentre oggi questo c’è. Quindi, credo che quella di un dialogo sempre aperto sia la cosa più bella che si possa instaurare. Quando si presentano simili iniziative, – ha aggiunto Calcinaro – il rischio è di fare l’evento e di vivere solo il momento. Accompagnare un tema per due anni è qualcosa di diverso, è lo sviluppo di un qualcosa di culturale, di valore, che poi tutti vi porterete dietro. Anche nella nostra società c’è qualcosa di strisciante e credo quindi che percorsi come questi siano utili per fare passi avanti, che non dobbiamo ritenere inutili perché considerati superati. Come amministrazione, insieme a tanti altri, abbiamo lavorato per portare qui una casa famiglia per donne vittime di maltrattamenti o addirittura vittime di tratta, un fenomeno che è ben presente lungo le nostre strade”.

“Questo progetto ha la finalità di intercettare un cambiamento culturale attraverso nuove forme e nuovi strumenti utilizzati soprattutto dai più giovani – ha sottolineato Meri Marziali, presidente della commissione regionale per le pari opportunità – che sono molto ricettivi e capaci di produrre un’inversione di tendenza. Sono iniziative che ci danno il senso di un percorso collettivo plurale per contrapporci alla violenza di genere”.

“I giovani sono l’unica ricchezza che abbiamo – ha detto Moira Canigola, presidente della Provincia di Fermo -, rappresentano il nostro futuro che vogliamo migliore della realtà che stiamo vivendo. È attraverso la scuola che questo superamento può passare, attraverso la comprensione che nessuno di noi è un oggetto di proprietà di qualcun altro. Non devono esistere violenze nei confronti di nessuno. Avere una scuola come questa che si impegna in un progetto pluriennale utilizzando strumenti efficaci, da presidente della Provinci,a vi dico che è un orgoglio e un fiore all’occhiello, da prendere come esempio”.

La Canigola ha anche aggiunto un’ulteriore declinazione della parola viola:“Franca Viola è stata una donna che ha saputo reagire con tanta forza alla violenza che ha subito, ha denunciato ma soprattutto si è ricostruita una vita superando tutto questo. Spero che tutti noi potremmo essere tante Franca Viola, per estirpare questo problema dalle nostre menti e dalla nostra società”.

“Si tratta di un approccio totalmente coinvolgente – ha sottolineato il responsabile dell’Ambito Alessandro Ranieri – grazie a preside ed insegnanti. Noi siamo soggetti nella rete, che dovremmo governare, ma ci piace essere sollecitati e condotti per mano verso questo tipo di esperienze. Quel protocollo prevede servizi, ma anche tante azioni di sensibilizzazione e promozione. Insieme ai servizi preposti, quindi, cercheremo non solo di accompagnarvi attraverso i nostri operatori ma di progettare insieme e farci influenzare dal vostro entusiasmo”.

Per la dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Carla Sagretti, quello del “Preziotti-Licini” rimane un progetto molto ambizioso ma soprattutto molto creativo:“Il colore viola di solito è associato alla sfortuna ma le vostre professoresse sono riuscite a dare una nuova chiave di lettura a questo colore. Perché questa scuola si distingue dalle altre per la creatività che comincia da quando si entra e si vedono tutti i lavori che avete fatto. Approfittate di questo progetto per ragionare sulla violenza ma anche per dare sfogo a tutta questa creatività. E domani al flash mob fate abbastanza casino” ha concluso scherzando con gli studenti.

A chiudere Laura Gaspari dell’associazione On The Road:“Negli anni sono stati raggiunti obiettivi importanti nel contrasto alla violenza di genere. Noi crediamo sia fondamentale e doveroso andare nelle scuole e parlare con ragazze e ragazzi, è un’esperienza molto costruttiva, ci rendiamo conto di quale siano la realtà e la cultura dominante nelle giovani generazioni. Lì affrontiamo il rapporto tra femminile e maschile, cosa vuol dire essere donna ed essere uomo, parlare in maniera paritaria per riflettere su certi argomenti. Questo progetto dimostra consapevolezza del problema e anche sensibilità: credo, quindi, che tutte le scuole dovrebbero offrire iniziative di questo tipo, c’è bisogno di un’educazione ad una cultura diversa da quella che abbiamo oggi”.

 

 


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