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La Cassazione conferma la sentenza
di patteggiamento per Mancini: 4 anni,
per l’ultrà si riaprono le porte del carcere?

FERMO - La Suprema Corte si è espressa confermando la sentenza di patteggiamento, rigettando il ricorso della difesa e mantenendo l'aggravante razziale. Si apre ora il quesito sull'eventuale carcerazione per Amedeo Mancini per il residuo di pena da scontare. L'avvocato Francesco De Minicis, legale di Mancini, sulla sentenza: "Ce lo aspettavamo. Sapevamo che in Cassazione i margini sono risicatissimi". Due 'scuole di pensiero' nella sospensione dell'ordine di carcerazione
giovedì 30 novembre 2017 - Ore 11:00
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Amedeo Mancini

di Giorgio Fedeli

LA SENTENZA

La Cassazione si è espressa: confermata la sentenza di patteggiamento a 4 anni per Amedeo Mancini e dichiarato inammissibile il ricorso della difesa dell’ultrà fermano. E aggravante razziale mantenuta.

 

Quindi ora i 4 anni sono definitivi e la sentenza va in esecuzione. Per Mancini, a questo punto, potrebbero riaprirsi, per un periodo residuale, le porte del carcere. Con l’attuazione del decreto Orlando ancora non arrivata, Mancini infatti ricadrebbe nella vecchia normativa che fissa a tre anni il limite di condanna residua da scontare per una sospensione dell’ordine di carcerazione. Mancini, che invece come ‘residuale’ ha 3 anni e 10 giorni, comunque, può avvalersi del diritto di richiedere un periodo di affidamento in prova. In questo caso sarà il Tribunale di sorveglianza a esprimersi. Sull’eventuale carcerazione residuale di Mancini si apre, invece, un universo di tecnicismi. Ci sono infatti delle realtà giudiziarie che applicano ancora il limite dei tre anni e chi invece fa già riferimento ai 4 anni. Ora che succede? La palla passa alla Procura che ha il potere di chiedere la carcerazione o la sospensione dell’arresto. Nel primo caso è più che probabile che la difesa di Amedeo Mancini impugni il provvedimento. Tornando alla Cassazione, così dunque si è espressa la Suprema Corte sancendo di fatto l’ultimo capitolo sul caso dell’omicidio di Emmanuele Chidi Namdi, il richiedente asilo nigeriano che ha perso la vita a seguito di una colluttazione con Amedeo Mancini, il 5 luglio 2016 a Fermo.

Corte di Cassazione

LA RICOSTRUZIONE

Alla Suprema Corte si era rivolta la difesa di Mancini rappresentato dagli avvocati Francesco De Minicis e Savino Piattoni pronunciandosi sul fatto che l’aggravante razziale contestata a Mancini potesse coesistere con la riconosciuta attenuante della provocazione. Il 12 ottobre 2016 per Mancini, ai domiciliari, è arrivato il braccialetto elettronico. Da lì a 13 giorni, il 25 ottobre, la difesa ha chiesto il patteggiamento. Il 18 gennaio 2017 Mancini ha così patteggiato la pena di quattro anni di reclusione per omicidio preterintenzionale di Emmanuel. Alla sentenza di patteggiamento a quattro anni di reclusione, arrivata lo scorso mese di gennaio, si era infatti giunti con l’applicazione di attenuanti tra cui proprio quella della provocazione riconosciuta nonostante la conferma dell’aggravante dell’odio razziale. Ai quattro anni si era arrivati partendo dal minimo della pena, 10 anni, previsto dal codice penale per l’omicidio preterintenzionale. Delle tre aggravanti è stata ritenuta insussistente quella dei motivi abietti e futili concordando di non applicare, poiché facoltativa, la recidiva reiterata e specifica. Sulla terza aggravante, quella appunto razziale, ritenuta dalla difesa insussistente anche questa, si era giunti a un accordo con la pubblica accusa, la Procura, mantenendola ma con rilevanza concreta poco più che simbolica.

 

LA DIFESA

La difesa di Amedeo Mancini, in mano agli avvocati Francesco De Minicis e Savino Piattoni, commenta la decisione della Cassazione con poche parole dello stesso De Minicis: “Ce lo aspettavamo. Sapevamo che i margini in Cassazione erano risicatissimi”

L’avvocato Francesco De Minicis

A Mancini è stata invece riconosciuta l’attenuante della provocazione per ingiusta e illecita reazione aggressiva di Emmanuel all’insulto. E in virtù di questa attenuante è stata ridotta la pena nella massima estensione possibile, ossia 3 anni e 5 mesi. Con le attenuanti generiche e la diminuente speciale per il rito si era alla fine giunti ai 4 anni. Tutti consapevoli dunque che la pronuncia della Cassazione, rendendo definitiva la condanna a quattro anni, avrebbe potuto far riaprire le porte del carcere per Mancini dal momento che la legge prevede che l’ordine di carcerazione possa essere sospeso solo se la condanna residua da scontare sia inferiore ai tre anni ma quella di Mancini è di poco superiore.


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4 commenti

  1. 1
    Enzo Cini il 30 novembre 2017 alle 18:11

    Se era situazione Invertita sai quanto tempo era che la situazione era chiusa.

  2. 2
    Guido Pierbattista il 30 novembre 2017 alle 21:14

    mancini libero

  3. 3
    Maria Donata Jannitelli il 1 dicembre 2017 alle 7:04

    TRA UN PO’ LO SANTIFICHIAMO…A EMANUEL….MANCINI LIBEROOOOOOOO

  4. 4
    Giada Lelli il 1 dicembre 2017 alle 9:02

    Mancini liberoooooooooooo.

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