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“Emmanuel è stato vittima della violenza razzista”: il Comitato 5 Luglio sulla sentenza della Cassazione

FERMO - il Comitato 5 Luglio: "Per questi motivi, pur essendosi chiusa la vicenda giudiziaria, resta terribilmente aperta una ferita che la nostra città deve saper guardare, per evitare che fatti come questi possano ripetersi e per spiegare ai giovani la gravità di atteggiamenti, parole, atti ispirati a sentimenti violenti, razzisti, disumani"
giovedì 7 dicembre 2017 - Ore 17:53
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“La sentenza della Cassazione pone fine, dal punto di vista giudiziario, alla terribile vicenda dell’omicidio di Emmanuel Chidi Nnamdi. Egli fu ucciso, in modo preterintenzionale, da Amedeo Mancini, e ad innescare la dinamica degli eventi fu un atto di razzismo; Emmanuel è stato, dunque, vittima della violenza razzista”. Il Comitato 5 Luglio Coordinamento per l’accoglienza e contro tutte le discriminazioni, interviene in merito alla sentenza della Cassazione e l’emissione dell’ordine di carcerazione per Amedeo Mancini.

“Questa sentenza – spiega il Comitato 5 Luglio nella nota diffusa  –  chiarisce che non vi fu alcuna ‘legittima difesa’ da parte dell’omicida; e toglie ogni legittimità ad un anno di minimizzazione dell’accaduto e di denigrazione della vittima, la cui esistenza è stata brutalmente stroncata, proprio quando egli pensava di poter finalmente, con la sua compagna, ricominciare a vivere e progettare un futuro, dopo anni di paure e di violenze. Non può esserci, da parte nostra, e non c’è, alcuna soddisfazione, la quale, di fronte ad un dramma come questo, sarebbe assolutamente fuori luogo. C’è, però, la consapevolezza che avevamo, purtroppo, ragione sia sulla dinamica dei fatti, che sulle sue motivazioni (pur non avendo, noi, mai commentato i precedenti passaggi giudiziari e le scelte della Magistratura). Avevamo e abbiamo ragione, soprattutto, nell’alzare un grido di allarme sul diffondersi, nel Paese, ma anche nella nostra città – nonostante la sua storia e la sua tradizione civile e democratica – di un clima di xenofobia e razzismo sempre più preoccupante; sulla pericolosità, soprattutto per i più giovani, della presenza sempre più palese ed arrogante di ambienti violenti e neofascisti, che si nutrono di menzogne e paure costruite ad arte; ragione, infine, su quanto sia sbagliata ed irresponsabile una sottovalutazione, di fronte al crescere di questi fenomeni, da parte delle stesse istituzioni”.

Comitato che conclude: “Per questi motivi, pur essendosi chiusa la vicenda giudiziaria, resta terribilmente aperta una ferita che la nostra città deve saper guardare, per evitare che fatti come questi possano ripetersi e per spiegare ai giovani la gravità di atteggiamenti, parole, atti ispirati a sentimenti violenti, razzisti, disumani. Per questo continueremo a lavorare, insieme a tante e tanti, insieme a chi, ogni giorno lavora per dare risposte concrete e umane, di accoglienza e solidarietà agli esseri umani che fuggono dall’orrore verso la vita. Per gli stessi motivi riteniamo che sia giusto ricordare Emmanuel e non dimenticare. Ed è importante, per le generazioni che verranno, che una targa lo ricordi, nel luogo in cui fu ucciso”.


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