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L’incontro tra Don Franco e Mons Rocco: “Ripartiamo insieme dai giovani e dai più deboli”

LETTERA APERTA - Il fondatore della Comunità di Capodarco scrive al nuovo vescovo dopo il loro incontro di domenica scorsa ad Amandola
giovedì 7 dicembre 2017 - Ore 10:43
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di Don Franco Monterubbianesi

Scrivo con gioia ed amicizia, così come è stato il nostro incontrarci fugace, in Amandola, la sera di domenica 3 dicemrbe che hai voluto dedicare alla gente più sofferente del terremoto. Volevi dare a tutti noi il senso preciso del pastore che viene in mezzo a noi ‘trepidante per le attese di tanti, dei poveri soprattutto, nel timore di non riuscire a soddisfare ogni attesa’. Il sindaco di Amandola però ti ha rassicurato, nella tua volontà di voler rinsaldare l’amicizia con le persone in difficoltà, perché ti ha detto: “Questa è una città aperta all’accoglienza, dove i ragazzi stranieri rifugiati si sono integrati con la comunità che li ha accolti molto bene. Il Signore ha mandato lei per aiutarci in questo momento difficile; c’è bisogno di tutto ma soprattutto di speranza e fede per essere comunità forte ed integrata”. Per questo scopo io ti ho scritto.

Mi presento, sono Don Franco di Capodarco. Ho 86 anni di impegno per gli altri e continuo nella mia missione, soprattutto con i disabili e le loro famiglie e oggi anche con i migranti, oggi rifiutati e non integrati. Abbiamo la necessità, come ti hanno detto anche i sindaci a Fermo e le autorità, di rifare la comunità accogliente nel territorio, superando l’individualismo e l’egoismo. Stanno uccidendo, nel rancore come ci dice il Censis, lo spirito cristiano. Uccidendo soprattutto la speranza dei giovani, spegnendo i loro sogni, negli adolescenti persino senza più riferimenti educativi. So che questo discorso a te appartiene particolarmente, perché nella tua terra, vent’anni fa, nasceva il progetto Policoro, che ora si sta diffondendo in Italia, per merito dei vescovi, come speranza forte dei giovani di impegno.

Ed è per questo che sono venuto ad incontrarti in Amandola perché sei disponibile soprattutto con i giovani. Hai detto: “Ho letto che i giovani si aspettano che il vescovo sia un amico e padre, con cui riuscire a confrontarsi”. Io ti ho presentato, quella sera, un gruppetto di giovani (sono già 15) che nel Fermano sognano di ricostruire il territorio nel valore dell’accoglienza e dell’integrazione con il loro lavoro di impegno giovanile. Perché è dai più poveri accolti ed integrati che il territorio rinascerà davvero. Hanno costituito l’associazione “Restart Marche”. Si sono appoggiati alle Acli, agli adulti che devono credere nuovamente al loro compito, seguendo Papa Francesco nelle sue idee sul lavoro. Cercano di aiutare i piccoli Enti locali della montagna a coordinarsi. Facendo nascere con loro un distretto dell’economia sociale. L’hanno detto nelle terre dei farfensi, l’hanno detto a Montegiorgio il 3 dicembre stesso. Ci sono tante energie positive nella nostra terra. A Monte Giorgio il 3 c’erano 40 imprese produttrici di qualità. Con tutte le energie positive, promozionali, formatrici possiamo venirti a trovare presto per collaborare.

Hai detto: “Cercatemi se necessario, io ce la metterò tutta”. A tuo conforto, se ti ricordi, quella sera io ti parlavo anche a nome del Rettore del Santuario della Madonna dell’Ambro, la vera patrona dei Sibillini. Viene l’8 dicembre e la fede ci dice che il Signore che è venuto, lotta con noi e per noi per realizzare il suo regno di giustizia e pace, con il cuore della Donna. Dobbiamo cambiare la politica, troppo maschilista, nei valori dell’accoglienza portati avanti con coraggio dal mondo femminile. E’ una rivoluzione culturale tutta da fare. I Santuari mariani potrebbero servire per sostenere i progetti in tal senso. Farci finalmente veri cristiani di opere sociali non solo spiritualisti non sinceri come perlopiù siamo. La tua guida, ne sono sicuro, ci aiuterà ad esserlo, nella verità. Te lo dice un cristiano di 86 anni che cominciò a darsi ai disabili sino in fondo, andando a 34 anni, al Santuario dell’Ambro per scegliere il senso della sua vita.

Sono stato felicissimo di averti conosciuto, oltretutto mentre vacillavo, scendendo dall’altare, nella Santa Messa, tu mi hai sostenuto.

Ti saremo vicini con il meglio di noi. Vediamoci presto.


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