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Daniela Bernardi
“Noi donne, vittime e carnefici”

Direttore generale di un'azienda di trasporti e logistica. E donna. La storia di una manager fermana che gira il mondo.
sabato 30 dicembre 2017 - Ore 17:06
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di Claudia Mazzaferro

Rigorosa, poco incline alle virgole e molto ai punti.

Indossa la giacca da ventitré anni alla guida di una importante azienda di trasporti e logistica del territorio.

Daniela Bernardi, direttore generale di OTS SpA, si racconta senza corazza davanti ad una tazza di tè verde.

 

Daniela, una manager per vocazione?

Assolutamente sì. A diciannove anni ho lasciato casa per lavoro, subito dopo il diploma. Il mio primo impiego aveva già a che fare con l’organizzazione e la logistica, inconsapevolmente ho gettato sin da subito le basi del mio lavoro futuro e della mia indipendenza economica. Nella mia famiglia è sempre stata un’abitudine partire, andare e tornare. Il lavoro dei miei genitori ha sicuramente condizionato il mio percorso. Nella nostra casa c’era sempre un gran via vai di clienti stranieri, che ospitavamo. E’ l’aria che ho sempre respirato, diciamo. Oggi sono a capo della OTS SpA di Civitanova Marche, spedizioni internazionali e logistica, un amore innato sicuramente. Ventitré anni nella stessa azienda, al fianco del mio grande maestro, il presidente Silvio Baldassarri, che mi ha dato sin dall’inizio una grande opportunità di crescita. Nel frattempo mi sono sposata, ho avuto una figlia, Allegra, che ha 15 anni. Sono separata.

 

Daniela Bernardi ad una cena di lavoro

Hai fatto tutto questo indossando sempre la giacca?

Una giacca che è anche una corazza, difficile da togliere quando ci fai l’abitudine. Una manager in giacca e tacchi a spillo ma che in realtà indossa elmetto e kalashnikov. Il mio è un ruolo prettamente maschile nel mondo del lavoro, all’inizio alcuni colleghi non volevano che ricoprissi dei ruoli in particolare, proprio perché ero una donna. Ero giovane ma anche molto determinata, disposta al sacrificio. Il lavoro è sempre stata la mia principale missione e non è facile essere diversa quando sei a casa. Sai come mi chiamava mia figlia fino a poco tempo fa? La perfetta. Diceva “mamma tu comandi tutti: in ufficio,  nonna, il cane e papà. Ma io ho la mia testa non puoi decidere anche per me”.

 

Allegra e tosta. Come la mamma. Raccontaci il vostro rapporto.  

Conflittuale, sicuramente. Vuoi per l’età, vuoi per natura, vuoi perché ammetto che il mio carattere e il mio percorso personale mi hanno indurita. Abbiamo iniziato un confronto molto bello io e mia figlia. Allegra ha avuto un ruolo determinante nel mio cambiamento. Mi ha aiutato moltissimo a guardare Daniela da un altro punto di vista. Ho dovuto lavorare molto su me stessa, l’ho fatto grazie ad un percorso di formazione personale e professionale che sto continuando; l’ho coinvolta, va molto meglio. In fondo ho capito che dovremmo essere noi genitori a sforzarci di capire, di guardare i nostri figli con un occhio diverso dal rimprovero e dalle regole. C’era uno scollamento con mia figlia, dovevo fare qualcosa prima che fosse troppo tardi.

 

Cosa vorresti che ci fosse di tuo nel suo DNA?

Il rispetto per gli altri, per se stessa e l’onestà. Per il resto ognuno è artefice del proprio destino e della propria felicità.

 

Come è stato per te. Giusto? Tornassi indietro, cosa cambieresti?

Sceglierei un uomo diverso al mio fianco. Ho cercato di indagare le ragioni per cui sono arrivata alla separazione, che ho voluto. Mio padre, un uomo colto e brillante, non rappresentava la protezione per me. Era la mente, l’entusiasmo, la passione. Ma la forza, quella fisica, era mia madre. Così ho capito di aver scelto il mio ex marito per ciò che rappresentava fisicamente, quello che non avevo mai avuto da mio padre. Ho scelto qualcuno che mi proteggesse fisicamente, ma non bastava. Oggi, a 45 anni, non accetterei più compromessi.

 

Tre donne, tre diverse generazioni convivono in questa casa che si affaccia sul mare. Sembrate una metafora di altro. Un’immagine molto bella.

Devo molto a mia madre. Ho delegato a lei gran parte della crescita di Allegra. Grazie a lei ho potuto dedicarmi completamente al lavoro mentre la bimba cresceva. Amo moltissimo tornare a casa dopo i miei viaggi, è qui che vive la parte più intima di me, quella che si emoziona quando nel cuore della notte vede le stelle, davanti a un film mentre mia figlia mi guarda come una aliena. Purtroppo la corazza che indosso non lascia trapelare molto i miei sentimenti. Ma ci sono.

 

E i rimpianti ci sono?

Non li chiamerei rimpianti. Non mi piace definirli così. Guardo al passato come qualcosa di compiuto, che non voglio abbia effetti negativi su di me. Come dico sempre a mia figlia, inutile stare male per ciò che è passato. Piuttosto dovremmo farne tesoro per il futuro. Avrei voluto trascorrere più tempo con mia figlia, questo sì. Godermi di più la sua crescita. Ma se ho fatto certe scelte in passato è perché lo ritenevo giusto. Voglio essere una mamma che guida con l’esempio e la coerenza. Forse un figlio. Avrei potuto avere un altro figlio, più che altro per Allegra.

 

Nella tua vita il viaggio riveste un ruolo fondamentale. Cosa rappresenta per te?

La libertà. Per me il viaggio è importantissimo, di qualunque natura sia. Precludersi la possibilità di viaggiare vuol dire non crescere, non confrontarsi con il resto del mondo. Il viaggio è un rito, una continua scoperta dell’altro e di se stessi, una continua fonte di ricchezza. Ossigeno.

 

Cosa detesti?

L’abitudine. Per esempio, mangiare sempre nello stesso ristorante, fare sempre le stesse vacanze.

 

Lavoro a parte, le tue passioni più recenti?

Ho frequentato un corso di recitazione e mi sono divertita moltissimo. La danza sicuramente, che adoro da sempre. E la lettura, probabilmente perché non ho frequentato l’università. Mi piace conoscere linguaggi diversi, come la programmazione neuro linguistica, che ho scoperto da poco, un mondo nuovo.

 

E domani?

Domani parto per la Spagna. E domani un po’ più in là, chissà, mi piacerebbe lavorare anche a Milano. In parte per essere più vicina ad Allegra quando andrà all’università, in parte perché Milano rappresenta una grande opportunità di crescita professionale. Potrei essere utile all’azienda anche lì. Vedremo.

 

A cosa non rinunceresti mai?

Alla libertà e all’indipendenza economica. Senza di essa non possiamo essere libere di scegliere ciò che è più giusto per noi. Mi rammarico di quanto ancora le donne siano oggetto di atteggiamenti sessisti e di quanto poco facciano per cambiarli a partire dalle proprie esperienze. In fondo, noi donne siamo un po’ vittime e un po’ carnefici.

 


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