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Da un’antica lapide funeraria, torna in vita la storia di Publio Oppio: il più antico banchiere

PORTO SANT'ELPIDIO - Il centro di tutto è la lapide funeraria, rinvenuta nel 1994 appena fuori dall'ingresso di Villa Murri, risalente al II secolo dopo Cristo
mercoledì 17 gennaio 2018 - Ore 16:57
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Giovanni Tombolini ed Anna Rita Traini con l’assessore Monica Leoni

di P.Pier.

Non solo una conferenza per appassionati di archeologia, ma il racconto affascinante di una scoperta che cambia gli scenari e le conoscenze sulla storia locale e i primi insediamenti nelle Marche. “Publio Oppio il più antico banchiere” è il titolo dell’incontro in programma sabato pomeriggio, 20 gennaio, alle 17 a Villa Baruchello, a cura dei coniugi Giovanni Tombolini ed Anna Rita Traini. Un’iniziativa patrocinata anche dalla Regione ed inserita nella rassegna Le Marche fuori dal comune. Il centro di tutto è la lapide funeraria, rinvenuta nel 1994 appena fuori dall’ingresso di Villa Murri, risalente al II secolo avanti Cristo. La pietra riporta l’incisione, su due linee di scrittura, P.Oppi e nella linea sottostante Arcent. Per gli studiosi, fa riferimento a Publio Oppio, argentario, cioè banchiere. Si tratta in assoluto della più antica attestazione di un banchiere nell’Impero Romano.“Con i coniugi Tombolini ci siamo incontrati più volte su svariate tematiche – rimarca l’assessore alla cultura Monia Leoni – Loro svolgono anche una pregevole attività divulgativa in collaborazione con le scuole, inoltre abbiamo deciso di insignirli del titolo di curatori ufficiali della nostra Aula della memoria, sono due ambasciatori della città sotto il profilo storico. Questa iniziativa bolle in pentola da diverso tempo e sarà l’occasione per ricordare le nostre origini. A dispetto della giovane età di Porto Sant’Elpidio come città, questo territorio reca testimonianze antichissime e di straordinario interesse”.

Un racconto appassionato, quello di Giovanni Tombolini ed Anna Rita Traini, che parte da lontano, dai primi studi sulla pineta, poi sull’astronomia, fino al ritrovamento di reperti storici e allo sbocciare della passione per l’archeologia. “Porto Sant’Elpidio ha testimonianze di eccezionale interesse – spiegano i coniugi – come la necropoli scoperta nelle nostre colline. La lapide ritrovata è una pietra scomoda, perchè non esistevano prima di esse testimonianze di insediamenti tra il Chienti ed il Tenna in quell’epoca. Si parlava solo di mansiones, luoghi per rifocillarsi co cambiare i cavalli. Questa lapide invece testimonia qualcosa di più importante, relativa ad un banchiere appartenente ad una delle più antiche famiglie dell’epoca romana. Gianfranco Paci nel suo libro descrive in modo suggestivo la figura di Publio Oppio, ipotizzando possa essere stato il capostipite dei fondatori di Osimo. Questa pietra è importante perchè cambia la storia del nostro territorio. Se in questo suolo c’era un banchiere nel II secolo avanti Cristo, significa che esisteva un insediamento molto più importante di quanto la ricerca storica oggi racconti”. E se anche all’Università di Cambridge, lo scorso giugno, nel corso di giornate di studio sui Piceni, è stata citata la terra su cui oggi sorge Porto Sant’Elpidio come il più antico insediamento piceno, si può comprendere come ci sia una storia di grande fascino tutta da scoprire ed approfondire.


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