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La scomparsa del prof. Lucio Tomei lascia un vuoto incolmabile nel mondo culturale

CULTURA - Apprezzato storico e brillante paleografo: era in grado come pochi altri di leggere ed interpretare i testi medievali. Allievo di Bonvicini, di Egidi e di Pasqualetti, ha trascorso mezzo secolo a studiare archivi. La severità nel rispetto delle fonti la sua dote principale. Collaborò alla stesura di un libro fondamentale per la storia di Fermo e di altre opere
lunedì 22 gennaio 2018 - Ore 18:17
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Lucio Tomei nel 2005 ai “Cortili dell’arte” di Italia Nostra a Fermo, ripreso dall’obiettivo di Giocondo Rongoni

 

di Paolo Bartolomei

Trent’anni fa Lucio Tomei fu chiamato da un gruppo di studiosi per decifrare il catasto medievale della Contrada San Bartolomeo di Fermo allo scopo di pubblicare una ricerca sulle trasformazioni urbanistiche ed architettoniche del centro storico cittadino, in modo particolare di Piazza Grande (oggi Piazza del Popolo) e vie circostanti in una fase cruciale della storia.
Da questa collaborazione è scaturito lo stupendo volume “Fermo. La città tra medioevo e rinascimento“, autentica pietra miliare, coordinato dall’architetto Manuela Vitali (che si è occupata dei profili più strettamente urbanistici e architettonici del Corso e dei suoi palazzi), e al quale hanno collaborato anche l’architetto Silvia Catalino (ha approfondito i caratteri urbanistici dell’intero centro storico di Fermo e architettonici della Piazza) e la professoressa Teresa Romani Adami (che ha spiegato la riorganizzazione amministrativa, economica e sociale del territorio).

Particolare del Catasto di San Bartolomeo nel 1480, ricostruito dopo la decodifica dei testi originali da parte del Tomei

La lettura e l’interpretazione del catasto medievale conservato presso l’Archivio di Stato di Fermo ha consentito di conoscere quasi tutti i proprietari degli immobili, i confini, vari passaggi, gli usi commerciali, la dislocazione delle attività, e quindi anche la vita sociale del centro storico che gravitava attorno a Piazza Grande tra la fine del Quattrocento e il secolo successivo. Un lavoro meticoloso e con caratterri scientifici che fino a quel momento nessuno aveva mai compiuto e che ha fatto luce su un interessante spaccato della vita fermana , facendo capire il motivo di tante trasformazioni urbanistiche.
Insieme alle spiegazioni dei due architetti, il prezioso lavoro di Tomei ne fa un libro di notevole spessore, utile per altri studiosi e anche semplici appassionati; è talmente ricercato che di recente ne è stata realizzata una seconda edizione.

Il centro storico di Fermo e la Piazza hanno raggiunto in epoca rinascimentale l’aspetto definitivo, che conservano ancora oggi, salvo modifiche sette-ottocentesche (trasformazione del Duomo e di alcuni palazzi della Piazza e del Corso; realizzazione della odierna Via Mazzini e della “Strada nuova”) nonché qualche “ferita” novecentesca.

 

Lucio Tomei era nato 74 anni fa a Montefiore dell’Aso e ha avuto la fortuna di avere come insegnanti due uomini di sterminata cultura: prima Pompilio Bonvicini, poi all’Università Cattolica di Milano il celebre latinista Olindo Pasqualetti; ha frequentato anche Francesco Egidi, noto filologo ed etimologo.
Grazie alla passione trasmessagli sin da studente dal Bonvicini, Tomei ha iniziato a spulciare gli archivi locali già all’età di 20 anni: quelli statali di Fermo e di Ascoli, molti comunali della regione, tutti quelli notarili e diocesani.
Con la severa preparazione in paleografia acquisita all’università, prima da studente e poi da assistente del professor Bilanovic, è diventato uno dei maggiori esperti italiani nella lettura e interpetazione dei testi medievali scritti nelle varie grafie (precarolina, merovingica, visigotica, beneventana etc.) dal XIII secolo fino al termine dell’ancien regime (fine Settecento); questo tipo di decodifica è fondamentale nella ricerca storica per poter accedere direttamente alle fonti.

Ricostruzione generale del Catasto di San Bartolomeo del 1480

Il continuo esercizio di questa sua passione, durato mezzo secolo, gli ha consentito di perfezionarsi ai massimi livelli al punto che gli stessi direttori degli archivi chiedevano la sua collaborazione.
La sua virtù più importante – ripetono in coro tutti coloro che lo hanno conosciuto e ci hanno lavorato insieme – è la grande onesta intellettuale: affermava e pubblicava qualcosa solo quando era sostenuto da fonte certa. Compiva continui confronti e verifiche. Sapeva ben distinguere le informazioni provenienti dalla tradizione orale, che lui rispettava, da quelle che scaturivano dalle fonti scritte. Nei suoi libri spesso sono più nutrite le note che il testo vero e proprio, per quante minuziose spiegazioni fornisce sulle ricerche fatte.

Chiunque frequentasse spesso i vari archivi, trovava a lavorare e spulciare sempre i soliti tre o quattro, tra cui Tomei che al loro interno ha lasciato anche un po’ della sua sua salute – afferma un suo collega – poi invece dopo trovi pubblicati da tanti altri autori centinaia di libri, scritti non si sa come, infarciti spesso più di fantasie o di scopiazzature, che non del frutto di vere ricerche, autori mai visti all’interno degli archivi. Questo va detto ad onor del vero. Per molti Tomei era un personaggio scomodo, perchè la sua sapienza metteva a nudo i tanti falsi storici.

Purtroppo in questo momento non ci sono eredi del lavoro di Tomei che lascia moltissime ricerche incompiute, come fu anche per il Bonvicini.

Dopo la laurea all’Università Cattolica di Milano, Tomei aveva lavorato per alcuni anni all’estero, aprendosi alle culture orientali; poi, deciso di non percorrere la docenza universitaria come invece gli chiedevano insistentemente alla Cattolica, ha insegnato nei licei classici, prima di San Benedetto e poi l’Annibal Caro di Fermo.

Oltre al volume accennato sopra, su Fermo ha pubblicato opere sulle fortificazioni cittadine, sulle vicende del Comune dalle origini alla fine del periodo svevo (1268), sul “Palio dei Corsieri per la festa dell’Assunta di Fermo”, su Prospero Montani, sul regime di Liverotto Euffreducci e relativo colpo di stato del 1502 infine sui Paccaroni, potente dinastia mercantile della Contrada Pila.


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1 commento

  1. 1
    Fortecuore Romani Adami il 22 gennaio 2018 alle 18:51

    Giuliana Crocetti è mamma che ha scritto molta parte dei testi insieme a Silvia Catalino e Manuela Vitali …. cose che racconto ANCHE quando faccio fare o fa Eleonora Ciaralli la visita del palazzo… <3 <3 manchiiii Giuliana

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