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“Maze Runner – La rivelazione” ritrova la via, anche se in 2 ore e 20 minuti

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di Eraldo Di Stefano

Tra le serie distopiche di successo stile “Hunger Games”, il franchise di “Maze Runner” è uno dei più seguiti e divertenti. Città del futuro, “zombie” infettati da virus letali, guerre e ribellioni sono i principali ingredienti di un film che non rallenta mai.

A differenze delle altre serie di questo genere, la forza di questo universo è nell’emotività e nell’azione che contraddistingue ogni pellicola della trilogia, collegate da un “nemico” che prende sempre più forma all’evolversi della trama.

“La rivelazione” è il terzo capitolo della trilogia diretta da Wes Ball e ispirata ai romanzi dello statunitense James Dashner: il primo film “Maze Runner – Il labirinto” ha colpito il pubblico per la particolare ambientazione (un labirinto gigante) e l’intreccio insolito; il secondo “La fuga”, quello meno avvincente della saga, racconta cosa succede da quando escono dal labirinto fino all’inizio del terzo film, che riscresce tornando sulle orme del primo.

Anche se non particolarmente articolata, la storia riesce a creare suspense e ad incuriosire lo spettatore: già nella scena di apertura Thomas (Dylan O’Brien) assalta un treno, stile western, per salvare il suo amico Minho (Ki Hong Lee). E da qui è sempre un crescendo.

Finale apocalittico con esplosioni e distruzioni che riesce comunque a lasciare soddisfatti gli spettatori.


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