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Liberi per Montegranaro:
“Bene la Giunta Mancini,
il 4 marzo libertà di voto”

POLITICA - Il punto degli amministratori locali di Liberi per Montegranaro con i componenti dell’associazione Civica e Culturale. Dura condanna ad una legge elettorale che danneggia il principio di rappresentanza diretta
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Nei giorni scorsi, nella storica sede in viale Gramsci, si sono riuniti gli amministratori locali di Liberi per Montegranaro con i componenti dell’associazione Civica e Culturale, fondata il 4 novembre 2008.

“Tutti i partecipanti all’interessante confronto politico-amministrativo – commentano dal direttivo della civica – hanno convenuto sulla bontà dei risultati finora ottenuti dall’Amministrazione comunale, in cui gli esponenti di Liberi per Montegranaro hanno rappresentato sin dall’inizio, e continuano a rappresentare, una componente molto importante. Il risanamento del bilancio, lasciando invariate per il quarto anno consecutivo le tariffe per i servizi a domanda individuale, unitamente al mantenimento della tassa dei rifiuti inalterata per il terzo anno nonostante il notevole incremento dei servizi offerti, oltre alla notevole diminuzione del contenzioso ereditato ed alle opere pubbliche già finite, ed altre importanti in fase di realizzazione, sono risultati chiari e concreti ottenuti in questi quasi 4 anni di amministrazione seria e responsabile”.

Liberi per Montegranaro passa poi ad una valutazione sulle prossime elezioni politiche, ribadendo “la completa libertà di voto secondo morale e coscienza ai propri componenti, così come avvenuto per le precedenti consultazioni a livello nazionale e regionale”.

“Nonostante la maggior parte degli aderenti all’associazione provengano da forze politiche di centrodestra, con naturale attenzione ai temi vicini alla Nazione, alla famiglia ed al lavoro – commentano -, proprio la natura civica di Liberi per Montegranaro è l’elemento fondamentale per la completa neutralità. Il tutto perché si ritiene il quadro politico attuale inadeguato alle esigenze del Paese. A rimarcare la tesi un aspetto sulla panoramica nel merito: la legge elettorale che, seppur oggetto di forti critiche nel corso negli anni da parte degli stessi legislatori, non è stata mai modificata nel peggiore lato oscuro delle relative lacune, cioè l’assenza della possibilità di esprimere la preferenza personale dell’elettore contro ogni logica sociale e morale del principio di rappresentanza diretta. Per tale motivo non è possibile non considerare la via legale che indicherà la prossima maggioranza parlamentare e di Governo come antidemocratica ed illiberale, precludendo agli elettori la possibilità di esprimere il voto di stima diretta al candidato contrariamente a quanto avviene in tutte le altre consultazioni, dalle elezioni amministrative, alle regionali, per finire addirittura con le europee”.

In un contesto così variegato e frammentato, dove quasi sicuramente nessuna forza politica o coalizione raggiungerà la maggioranza, “l’unico sistema elettorale possibile sarebbe quello utilizzato per l’elezione dei sindaci nei Comuni con più di 15.000 abitanti, che da oltre 20 anni in Italia funziona, sul modello del doppio turno alla francese”.

“Peccato – concludono – che nessuna forza politica lo abbia proposto nel corso del tempo con determinazione, ad ulteriore conferma della distanza dal Paese reale, che continua a navigare a vista in un perfetto scollamento con le istituzioni centrali, distanti dal mettere in campo concrete azioni a sostegno delle sentite priorità dei nostri connazionali”.


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