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Marino Bartoletti, incontro amarcord
e tante emozioni con Giancarlo Guardabassi

FRANCAVILLA D'ETE - Bartoletti in radio è stato accompagnato dal vicesindaco Gianluca Giandomenico, l'abbraccio con Guardabassi e poi una ventina di minuti in diretta con i radioascoltatori, poi in serata l'appuntamento in teatro per la presentazione del libro
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Un post su Facebook visto da quasi 20.000 persone, tra gli oltre 100 commenti anche quelli di importanti giornalisti (Claudio Valeri), cantanti (Paolo Mengoli), produttori discografici e tanti e tanti appassionati di radio e fans di Giancarlo Guardabassi.

La visita (sabato scorso) del noto giornalista Marino Bartoletti a Francavilla d’Ete per la presentazione del libro “BARtoletti, così ho sfidato Facebook” e l’incontro in radio con Giancarlo Guardabassi ha acceso i ricordi e le emozioni verso un personaggio storico che oltre ad aver fondato Radio Aut Marche nel 1976 nello stesso anno, su chiamata di Vittorio Salvetti, presentò il Festival di Sanremo, manifestazione di cui Bartoletti è un enciclopedia vivente.

Bartoletti in radio è stato accompagnato dal vicesindaco Gianluca Giandomenico, l’abbraccio con Guardabassi e poi una ventina di minuti in diretta con i radioascoltatori, poi in serata l’appuntamento in teatro per la presentazione del libro.

L’indomani Bartoletti sulla sua pagina Facebook ha ricordato ai suoi lettori il suo incontro, eccone alcuni passaggi: “A Francavilla d’Ete mi sono regalato una piccola mezz’ora di gioia e di ricordi, andando a trovare Giancarlo Guardabassi, da 42 anni uomo-tutto di Radio Aut Marche, pietra miliare dell’emittenza italiana. Ha 81 il conte Guardabassi. Con la sua bellissima “Se ti senti sola” nel 1964 sfiorò la vittoria al Cantagiro nel girone dei giovani (l’anno in cui fra i big trionfò Gianni Morandi con “In ginocchio da te” e fra le Nuove Proposte esordirono – così per dire – Lucio Dalla, Nicola Di Bari, Dino e Fausto Leali) e di lì a poco diventò, perfezionando lo start up di Arbore e Boncompagni, l’inventore della nuova generazione dei disc jockey italiani. Conquistando poi una fama tale che nel 1976 Vittorio Salvetti lo chiamò a condurre il Festival di Sanremo. I suoi “Dischi caldi” furono il secondo stadio di un razzo vettore che avrebbe dato al racconto musicale italiano una svolta epocale (Gerry Scotti, come molti della sua generazione, ha sempre riconosciuto in lui il vero maestro e il grande precursore). L’ho ritrovato nell’antica modernità di uno stile rimasto intatto. Sta in onda dieci ore al giorno. Gli studi non sono esattamente quelli di Radio DJ: ma non c’è un solo granello di polvere nel suo entusiasmo da adolescente coi capelli bianchi”.


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