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Per l’aspro monte, così rinasce il Santuario dell’Ambro

Talvolta l’Onnipotente ci consente di gustare una goccia del suo Mare. Nei 160 anni della Carifermo, è stato presentato ad istituzioni, stampa e cittadini il progetto di restauro conservativo e di adeguamento sismico del Santuario della Madonna dell’Ambro (dalla contrazione di Am(a)rus, a motivo dell’asprezza della pietra).
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di Giuseppe Fedeli (giudice di pace di Fermo e scrittore)

Giuseppe Fedeli

 Nei 160 anni della Carifermo è stato presentato ad istituzioni, stampa e cittadini il progetto di restauro conservativo e di adeguamento sismico del Santuario della Madonna dell’Ambro (dalla contrazione di Am(a)rus, a motivo dell’asprezza della pietra).
Immerso in un’ampia gola, tra Monte Priora (2.333 m) e Monte Castel Manardo (1.817 m), in una verde distesa che costeggia il torrente Ambro, a soli 7 km da Montefortino, il Santuario della Madonna dell’Ambro è incastonato in un’ampia gola nel cuore dei Monti Sibillini, tra pendici boscose e pareti dirupate, immerso nel silenzio e isolato tra i monti. Le montagne che cingono il paesaggio sono ancora spolverate di neve, l’ultima neve di primavera, occhieggiano qua e là i primi colori che annunciano cieli nuovi e terre nuove. Aspettiamo l’estate come si aspetta qualcosa, consapevoli della sua fugacità, che prima o poi dovremo separarcene, perché destinata a perire…

La tradizione, che si colora di leggenda, fa risalire le origini del Santuario all’anno Mille: “Nel maggio del Mille, la Vergine SS.ma, cinta di straordinario splendore, apparve in questa sacra roccia, all’umile pastorella Santina, muta fin dalla nascita. La fanciulla ottenne il dono della parola in premio delle preghiere ed offerte dì fiori silvestri che ogni giorno faceva all’immagine della Madonna, posta nella cavità di un faggio (….. probabilmente una quercia tenuto conto delle altre analoghe apparizioni della Madonna e da quanto riportato dal “Bollettino del Comitato per la costruzione della strada rotabile “. E ancora:”…..su in alto, ben disposta al tronco di una quercia, campeggiava l’immagine della Regina dell’Ambro, cui erano di padiglione quei rami annosi …. )”.
Chiamato anche la “Piccola Lourdes dei Sibillini” per la grande somiglianza che ha con il grande santuario situato in Francia e le “coincidenze” che in qualche modo li associa l’un l’altro, è il santuario più antico delle Marche e, dopo Loreto, il più importante e visitato luogo mariano, la leggenda narra che in una cavità di un albero di faggio si trovava un’immagine della Madonna e ogni giorno, una pastorella di nome Santina, sordomuta fin dalla nascita, che portava su queste terre il suo gregge al pascolo, soleva omaggiarla dei fiori che raccoglieva lungo il cammino. In un giorno del mese di maggio dell’anno Mille, la Vergine le apparve in questa sacra roccia circonfusa da una luce splendente ed in cambio delle preghiere e dei fiori silvestri di cui la bambina era solita farle dono, l’Immacolata Concezione le diede il dono della parola.
Sul luogo sacro dell’apparizione venne edificata all’inizio dell’XI sec. la piccola Chiesa di Santa Maria in Amaro o Santa Maria di Steterano; oggi, la Cappella dell’Annunciazione(la chiesa originaria di forma quadrangolare) è ubicata presso l’ abside; linterno custodisce i tantissimi doni votivi lasciati dai fedeli.
La strada si dipana tra curve e tornanti, che non consentono alla vista una sufficiente estensione di campo. Ritorna nei profumi, nelle emozioni, in un dolore sottile la memoria. L’incompiutezza del sogno, mai pago di tanta magnificenza.

…i timidi fiori dell’incipiente primavera ne sottolineano la caleidoscopica natura, sciogliendo un inno di lode al Creato.


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