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Radiologia ad Amandola,
i Cinque Stelle alzano la voce:
“Incomprensibile lo stop alle prenotazioni”

SANITÀ - Il gruppo regionale M5S ha presentato un'interrogazione, il consigliere Pergolesi: "Non possiamo condividere decisioni come questa che mettono in difficoltà i cittadini di un territorio già pesantemente colpito dal sisma"
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Martedì 13 marzo il gruppo regionale M5S ha presentato un’interrogazione riguardante il servizio di radiologia dell’ospedale di Amandola, Vittorio Emanuele II.

“Avevamo infatti ricevuto segnalazioni che il CUP non avrebbe più accettato prenotazioni per la TAC e l’ecografia – spiega il consigliere regionale pentastellato Romina Pergolesi –  la giustificazione addotta dagli uffici competenti in poche parole sarebbe che ‘nella progettazione delle prestazioni erogabili sono state privilegiate quelle con livello di urgenza‘ e di conseguenza ‘si apprezza una minore disponibilità per la prenotazione di prestazioni diagnostiche senza nessun livello di urgenza‘. In sostanza, in linguaggio burocratese, l’Agenzia Regionale Sanitaria ammette che non si possono prenotare prestazioni diagnostiche al CUP, poiché essa preferisce privilegiare le prestazioni con livello di urgenza. Ad Amandola ecografie e Tac non urgenti non trovano posto, le agende considerano solo le prestazioni urgenti. Il motivo di tale scelta è quantomeno curioso:’La visualizzazione delle prestazioni messe a disposizione provoca, soprattutto per gli esami con alto tempo di attesa, l’occupazione dopo poche ore dalla loro visibilità‘ e ‘l’analisi delle prestazioni eseguite presso la radiologia di Amandola evidenzia l’ampia fruizione dei servizi da parte di cittadini non residenti/domiciliati nel territorio montano…‘.  Pertanto la soluzione draconiana inventata dai dirigenti sanitari per impedire che cittadini non residenti utilizzino il servizio di radiologia di Amandola consisterebbe nel chiudere le prenotazioni a tutti?”

 

Romina Pergolesi

Pergolesi che aggiunge:”L’effetto immediato penalizzerebbe in primis proprio i cittadini di quell’area montana che dal 1° maggio dovranno sobbarcarsi chilometri di spostamenti per una decisione che non sembra risolvere né il problema delle prenotazioni, né quello di chi beneficia della radiologia di Amandola pur giungendo da territori diversi. Se il punto critico è quello segnalato dalla dirigenza sanitaria, la soluzione è illogica e non risolve il problema, anzi lo complica. Alla già segnalata mobilità di persone che vanno ad Amandola da altre aree, si aggiungerebbero ora i cittadini di Amandola, costretti a dirigersi verso servizi radiologici siti in altre città e provincie. Chi risponde all’interrogazione cita la DGR 808/2015 sembra dimenticare che proprio tale delibera insieme alla 1040/2011, garantisce l’espletamento di tutte le prestazioni, comprese quelle non urgenti B (priorità Breve), D (priorità Differibile) e P (programmata), che invece, secondo quanto riscontrato non trovano più spazio al CUP del Vittorio Emanuele II di Amandola”.

Da qui le richieste:”Chiediamo il ripristino e la riapertura delle agende non urgenti, almeno per due giorni a settimana (ora sarebbero quattro giorni da martedì a venerdì per un numero di 18 esami giornalieri); mantenere posti da utilizzare solo per l’utenza locale. Non possiamo condividere decisioni che mettono in difficoltà i cittadini di un territorio già pesantemente colpito dal sisma. Auspichiamo la rapida riattivazione del servizio affinché possa garantire le sue funzioni a favore di tutta la popolazione della zona. Sarà nostra premura informare gli organi competenti per verificare eventuali inadempienze, inefficienze e responsabilità”.

 


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