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The lodgers: non infrangere le regole

Per gli appassionati di cinema, la recensione di Giuseppe Di Stefano
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di Giuseppe Di Stefano

Diretto da Brian O’Malley, “The Lodgers – Non infrangere le regole” è una storia di fantasmi tipicamente gotica ambientata nell’Irlanda rurale del primo Novecento. Il film ha un focus sul soprannaturale, ma comprende anche temi di conflitto di classe e di dovere patriottico, in una società che cambia rapidamente sotto l’indebolimento del colonialismo britannico.

Il film è ambientato nella celebre Loftus Hall, una villa di quasi 700 anni sita nell’Irlanda sud-orientale con una propria storia soprannaturale, il che amplifica ulteriormente l’impatto della narrativa. La tenuta isolata e decrepita ospita solo due persone, i gemelli orfani Rachel (Charlotte Vega) ed Edward (Bill Milner), unici eredi sopravvissuti di una prospera famiglia anglo-irlandese arrivata nella Contea di Wexford 200 anni prima. I due sono legati alla proprietà da un’antica maledizione familiare e costretti dagli inquilini (lodgers, in inglese) a rispettare tre indissolubili regole: stare a letto con le porte chiuse prima di mezzanotte, non permettere in alcun caso ad uno straniero di attraversare la porta e non abbandonare mai la casa. Il mancato rispetto di queste, scatenerebbe l’ira e le rappresaglie dei lodgers.

Essendo cresciuti con questi dettami, come i loro genitori e i loro nonni prima, i gemelli hanno poca familiarità con la vita oltre le porte della proprietà e si sono rassegnati al loro destino, in particolare dopo i suicidi dei genitori. Edward è diventato un uomo morboso, impaurito, macabro che non è uscito una sola volta da quell’evento. Rachel invece non riesce a rassegnarsi alla sua condanna e, con l’avvicinarsi del suo diciottesimo compleanno, inizia a sentire l’irresistibile attrazione del mondo esterno, intensificata da una visita senza preavviso dell’avvocato della famiglia Bermingham (David Bradley), che la informa che la loro eredità è esaurita e che la casa dovrà essere venduta per pagare debiti insoluti. La ragazza inizia così a mettere alla prova i confini stabiliti dai lodgers e questo spesso si traduce in visioni di figure spettrali dall’aspetto tutt’altro che amichevole e talvolta anche in spaventosi incidenti. Ma è il suo incontro con Sean (Eugene Simon), recentemente tornato dalla prima guerra mondiale, che accende in lei il fuoco della passione e la spinge sempre più a volersi liberare dal peso della terribile storia della sua famiglia. Dunque, la tavola è apparecchiata e la tragedia alle porte, perché dall’altra parte ci sono i fantasmi pronti a reclamare il rispetto delle loro regole.

La figura dominante all’interno del film è probabilmente la Loftus Hall, un edificio in pietra contenente decine di stanze decrepite con l’intonaco scrostato e un’ampia scala in legno degna di un film di Roger Corman. Mentre “Let Us Prey” (2014) può ritenersi un horror più diretto, in “The Lodgers” O’Malley decide di esplorare le dimensioni psicologiche del genere offuscando intenzionalmente i confini tra realtà e percezione soggettiva, creando incertezza sullo stato mentale dei personaggi e sull’entità delle minacce che affrontano. A tal fine, Vega e Milner, abbastanza simili per età e aspetto da passare come gemelli non identici, si fanno carico di sostenere il film nella sua quasi totalità, rappresentando un enorme valore aggiunto, determinante per il conseguimento dello scopo del regista.


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