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Mezzelune affrescate, colonne
e portali ripuliti, torna a splendere
il loggiato di San Rocco

FERMO - Restauro relativo a parti lapidee del colonnato, esterne e interne, cioè colonna, capitello, basamento; portali e mezzelune affrescate situate sopra
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di Alessandro Giacopetti

Giù il telone che fino ad oggi ha coperto il loggiato di San Rocco, in piazza del Popolo a Fermo. I lavori di restauro conservativo sono infatti conclusi. Dietro quel telo gli operai guidati dalla restauratrice Maria Letizia Vallesi dell’associazione Rinnovarte hanno provveduto a riportare al meritato splendore una delle parti più suggestive e ammirate del centro storico fermano. I lavori erano iniziati nel novembre scorso.

La proprietà del loggiato è della diocesi di Fermo che, assieme alla fondazione Terzo Millennio e a 12 aziende del territorio, ha contribuito economicamente al restauro, valorizzando la figura del mecenate. Colui che, capendo l’importanza di un bene artistico, contribuisce a restituirlo alla pubblica fruizione.

Nel giorno in cui gli operai stanno smontando telo e impalcatura, Maria Letizia Vallesi, spiega: “l’associazione Rinnovarte è stata creata per ridare vita ai beni culturali, coinvolgendo aziende del territorio attraverso il mecenatismo. I privati danno contributi per adottare un progetto e mettono insieme le forze. L’associazione senza scopo di lucro è tutta al femminile in quanto composta da 6 ragazze: Giulia Alberti che raccoglie i fondi e tiene contatti con aziende, Rosanna Balestrini, grafica, Marilena Imbrescia, fotografa, Antonella Leoni che cura gli eventi, fotografa, Maria Letizia Vallesi che si occupa del restauro, Viviana Vallesi che gestisce i social network”.

Vista la rilevanza dell’intervento il giorno dell’inaugurazione vi sarà una serie di interventi che ne approfondiranno il lato tecnico, storico e artistico da parte del Sovrintendente Claudio Maggini, della responsabile beni culturali dell’Arcidiocesi di Fermo, Alma Monelli, e della storica Silvia Catalini che approfondiranno cosa è stato fatto e scoperto.

Alcune anticipazioni le ha fornite a Cronache Fermane proprio Maria Letizia Vallesi: “Il ciclo di affreschi sul soffitto che avrebbero dovuto rappresentare la traslazione della casetta della Madonna di Loreto, sono purtroppo andati persi per sempre. Il motivo risiede nel fatto che nell’Ottocento è stato fatto un errore di restauro che li ha fatti cadere, andando così persi”.
La collocazione storica del loggiato di San Rocco conduce al 1528 quando era una collegiata dedicata alla traslazione della Santa Casa della Madonna di Loreto. Documenti storici consultati prima dell’inizio del restauro mostravano che questa vicenda sarebbe stata descritta sul soffitto del loggiato.

“Buone notizie per quanto riguarda le mezzelune – prosegue la restauratrice di Rinnovarte – in quanto da quella a destra guardando il loggiato, intonacata, abbiamo tirato fuori un affresco seicentesco fatto da un artista ignoto di alto livello. Vi sono rappresentati tre stemmi: al centro quello di Fermo. I due laterali sono probabilmente di cardinali che ricoprivano ruoli importanti in città. Vi troviamo rappresentata anche un’ostia con un calice, simbologia dello Spirito Santo, che è stata ripresa anche nella mezzaluna centrale.

In quella di sinistra, verso il palazzo comunale, l’azione degli agenti atmosferici è stata forte quindi è rimasto poco. Si intravede un occhio dipinto. Ipotizziamo, quindi, che vi fossero ritratti i cardinali i cui simboli sono nelle altre mezzelune”, afferma Maria Letizia Vallesi, che spiega poi gli interventi di pulitura delle parti lapidee, definendola “ottima ma difficile. Abbiamo trovato colature di resina, dovute al posizionamento sul muro di chiavi di ferro. E’ stata un grande impresa condotta sotto la direzione del sovrintendente che ha portato ad un ottimo risultato di cui siamo molto soddisfatti.

Svolte anche stratigrafie di colore per capire quale fosse il più antico. E’ il rosso cipriato che somiglia al mattone, ed è simile al colore del cotto che troviamo nella pavimentazione. Poiché però non si sposava con l’arredo urbano circostante, abbiamo optato per il giallo.
Essendo un restauro conservativo – conclude Maria Letizia Vallesi di Rinnovarte – le mezzelune sono ora protette con materiali di restauro proprio per curarne la conservazione. Abbiamo dato, infatti, sostanze protettive in modo da tutelare le mezzelune. A differenza di altri casi, qui, non possiamo chiuderle con vetri o cose del genere. Per poter durare nel tempo, infatti, i dipinti devono poter (in senso figurato) respirare, in quanto sono vivi”.


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