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Il ritorno di Don Franco:
da Montepacini al nuovo vescovo,
dalla Carifermo allo Slow Food

FERMO - Vicino alla soglia degli 87 anni, il fondatore della Comunità di Capodarco è tornato nel territorio per portare avanti le proprie progettualità
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di Andrea Braconi

A maggio toccherà quota 87 anni. Ma di fermarsi, a dispetto dell’età e dei tanti chilometri fatti in giro per il mondo, non sente proprio l’esigenza. Così Don Franco Monterubbianesi è tornato in questi giorni nel Fermano, in quella sua terra d’origine per la quale continua ad impegnarsi, anche dalle sede romana della Comunità di Capodarco.

“Ci sono tante cose da fare, è importante che io continui a seguirle e a parlare con le istituzioni” ci racconta.

Tra queste il suo sostegno al progetto Montepacini e al suo amico Marco Marchetti, con il quale condivide l’importanza di un ritorno alla terra, che passi anche attraverso il recupero di uliveti, frutteti e vigneti abbandonati. “Da tanti anni parlo di inclusione sociale per i più deboli, siano essi disabili che stranieri, e lì a Montepacini stanno realizzando un qualcosa di eccezionale. L’11 aprile sarà ancora a Fermo e li accompagnerò dal vescovo per presentargli questo realtà così dinamica, anche attraverso la sua squadra di calcio”.

Consequenziale il suo richiamo ad una chiesa aperta e vicina agli ultimi, con parole di apprezzamento per il modo in cui proprio monsignor Rocco Pennacchio ha preso in mano la Diocesi, per la sua umiltà e la sua vicinanza ai piccoli Comuni colpiti dal terremoto. Un argomento, quest’ultimo, che Don Franco sente in prima persona. “Parlo sempre con i sindaci, mi confronto con loro e li stimo veramente tanto per il lavoro che stanno facendo. Mi viene in mente, solo per fare un esempio, Antonio Vallesi di Smerillo, che ha capito perfettamente il senso di quel nostro insistere sull’agricoltura sociale e sui giovani, vero motore di questi tempi così difficili”.

Sempre alla ricerca di aggiornamenti, proprio sulle aree danneggiate dal sisma Don Franco si sofferma ancora: dal plauso alla Carifermo per il recupero del Santuario della Madonna dell’Ambro (“Ma che lavoro importante hanno fatto in tutti questi anni frati cappuccini, sono una vera risorsa per il nostro territorio!”) al rapporto tra Amministrazioni (“I sindaci rappresentano tutta la comunità, devo stare insieme, dialogare tra loro, non litigare per qualche finanziamento in più o in meno”) fino, ovviamente, alle nuove generazioni (“Insistiamo su di loro, non lasciamoli soli e diamogli gli strumenti per mantenere vive le nostre montagne”).

Infine, in maniera quasi sorprendente, l’invito allo Slow Food fermano a studiare e far proprio il progetto lanciato dal fondatore del movimento, Carlo Petrini, insieme al vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili con le comunità internazionali Laudato sì, già presenti in Italia in diverse regioni. “Non possiamo dimenticare l’ambiente in questo nostro ragionamento, perché anche lì si tocca con mano il tema dei diritti umani. Parlerò presto con il nuovo fiduciario Paolo Concetti – conclude – per stimolarlo ad agire in questo senso”.

Parole liberate prima di una partenza, l’ennesima. Aspetto un nuovo ritorno.


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