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Ronny Bigioni incornicia
la stagione della sua Poderosa

SERIE A2 - "Abbiamo approcciato il campionato da semplice matricola, trovandoci poi secondi al termine del girone di andata: a quel punto è stato naturale alzare l'asticella ma questa è e rimane concretamente la nostra dimensione" gli umori dell'amministratore delegato veregrense che vola ai playoff con l'entusiasmo sbarazzino di chi non ha nulla da perdere
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Ronny Bigioni tra la figlia Benedetta ed il play Eugenio Rivali

MONTEGRANARO – “Nessuno di noi a monte se lo aspettava, sapevamo solo che il primo anno da matricola in questo contesto non sarebbe stato facile. Il nostro obiettivo iniziale, in un girone difficilissimo come quello che volge al termine, non poteva che essere, prioritariamente, la salvezza“.

Approccia così, con schiettezza, il recente arrivo certo del diritto alla disputa dei playoff da parte della Poderosa il relativo amministratore delegato, Ronny Bigioni. Il tutto all’indomani della vittoria su Udine che ha permesso di staccare il pass per un’elettrizzante coda di stagione, da affrontare con la spensieratezza di chi non ha niente da perdere.

Insieme al capitano Valerio Amoroso

“In estate eravamo alle porte di una sorta di salto ne buio: cosa andavamo a trovare in Serie A2 – prosegue –? Poi eccoci fieri protagonisti, con merito, di un girone di andata eccellente, chiuso da secondi in classifica e contro i più rosei pronostici. A quel punto l’asticella si è alzata – illustra incalzando Bigioni – perché potevamo ragionare sul fatto di aver incontrato tutte le avversarie, abbiamo calibrato il passo ed eccoci qua”.

“Sono rimaste due partite, andremo ad Imola e riceveremo la super corazzata Trieste – l’occhio sul resto della regular season -. Contro i primi non sarà facile, hanno un passo interno strepitoso; dei triestini non bisogna dire nulla, verranno a Porto San Giorgio da prima indiscussa. Perché tutto questo? Per cercare di migliorare al massimo l’approccio in griglia, dove al momento abbiamo tutti gli scontri diretti a favore, tranne che con Verona. Vincere almeno una delle due sfide rimanenti sarebbe sinonimo di quarto posto – spiega Ronny Bigioni -, in caso contrario dovremmo sperare in un passo falso degli scaligeri. Se chiudiamo da quarti partiamo con le prime due in casa e l’eventuale belle interna, un vantaggio non da poco”.

“Dal sogno alla realtà, ma non bisogna perdere di vista la misura concreta del nostro essere – conclude il dirigente calzaturiero – vale a dire il mix che contraddistingue Montegranaro ed il Fermano, dove ad oggi la A2, a mio avviso, rappresenta la giusta dimensione nel rapporto tra tradizione cestistica e congiuntura economica del momento. Siamo volati, socialmente, dai 1.800 spettatori iniziali ai 2.500, con picchi di 3.000. Un successo su tutte le ruote direi. Non dobbiamo chiedere tantissimo alla sorte, faremo del nostro meglio ai playoff ma l’evidenza è questa, dunque restare in A2 aveva ed ha ancora la concreta precedenza sul resto”.

Prima della gara vinta contro Udine

In chiusura, voce per i protagonisti del successo sul campo. “La stagione non è finita ma già da ora posso stilare un consuntivo più che misurato – ha chiuso Bigioni -, si è trattato di un torneo super, per squadra e staff che hanno composto un gruppo altrettanto super. Dal fisioterapista al segretario, passando per le altre figure, tutti hanno dato e fatto il massimo. Non dimentichiamo poi i giovani del vivaio, per i quali in futuro abbiamo in serbo altri avvincenti progetti e, parlando di futuro, posso già affermare che abbiamo iniziato a confermare qualche pedina del roster per il prossimo anno, che sarà più selettivo dell’attuale. Speriamo di rimanere bravi e fortunati, godendo ancora dell’assenza di grossi infortuni, dove la sola piccola flessione fisica nel mese di febbraio ha rappresentato un fisiologico neo presto smaltito. Per il resto tutto sopra le righe, con giocatori dimostratisi professionisti dentro e fuori dal campo. Un grazie, ovviamente, anche agli sponsor che hanno creduto in noi sin dall’inizio, dimostrandoci fiducia quando ci apprestavamo a cavalcare l’incognita della novità”.

Paolo Gaudenzi

 


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