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“Ragazzi, schieratevi sempre:
quello che pensate è un valore”
Il web spiegato da Bandiera e Skande

FALERONE - Grande partecipazione di studenti e professionisti del Fermano al primo appuntamento del progetto Generyaction rivolto ai giovani di 17 Comuni dell'area del cratere
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di Andrea Braconi

Prima giornata con il botto per Generyaction. In una sala consiliare gremita di giovani e professionisti del territorio, si è aperto a Falerone il ciclo di incontri inseriti nell’ambito del progetto che vede coinvolte la Provincia di Fermo, gli Ambiti Sociali XX e XIX e XXIV, l’associazione Cacuam e soprattutto 17 Comuni dell’area del cratere.

Ad illustrarne i contenuti Stefano Pompozzi, vice presidente della Provincia. “Intendiamo fornire informazioni e supporto a tutta quella fascia di persone che va dai 16 ai 35 anni, innanzitutto creando dei punti di riferimento attraverso sportelli informagiovani nel territorio in alcuni dei 17 Comuni del cratere. Vogliamo riuscire a mettere il maggior numero di voi in condizioni di riuscire ad avviare una propria attività sul territorio. Noi crediamo in questo progetto e vogliamo che porti a risultati tangibili ed importanti. Un altro pezzo sarà la creazione di un’applicazione, che permetterà una costante informazione a tutti”.

All’incontro, oltre a rappresentanti dei Comuni di Montegiorgio, Massa Fermana, Monteleone, Amandola e rappresentanti della Cna, ha preso parte anche il padrone di casa, il sindaco Armando Altini. “Abbiamo tantissimi giovani che non trovano lavoro, che sono precari e che non guardano al futuro in maniera serena, come invece è accaduto alla nostra generazione – ha rimarcato -. Noi pensavamo all’impiego fisso, ma non è più così. E se oggi sappiamo fare qualcosa ma non lo sappiamo comunicare, non sappiamo fare marketing digitale, è come se non avessimo fatto nulla. I social sono una grandissima cosa, ma quando vedo che si parla del nulla mi arrabbio. È uno strumento validissimo, ma bisogna utilizzarlo per far conoscere quello che noi possiamo fare. È finito il tempo della raccomandazione: se si vale e se si vuole fare impresa, questa è un’opportunità utilissima da cogliere. Però bisogna studiare, prepararsi e fare le cose in maniera molto seria. Qui a Falerone tre ragazzi hanno fatto un brevetto, l’hanno messo su piattaforma di crowdfunding e adesso stanno vendendo il loro prodotto in tutto il mondo”.

 

QUESTIONE DI BRAND

“Senza comunicazione non esiste alcuna attività di successo”: ha aperto così il suo intervento Rudy Bandiera, “bio divulgatore digitale” che durante la mattinata ha letteralmente conquistato la platea. “Perché le aziende devono stare sui social? – ha chiesto -. Le aziende devono essere presenti online per trasmettere informazioni a chi vuole comprare prodotti e servizi. Un altro motivo è lo showrooming, un’esperienza fisica per vedere il prodotto che poi però compriamo in un altro luogo”.

Ma la vera grande domanda per Bandiera è perché le persone stanno sui social. “Quando apriamo i social al mattino lo facciamo con tutte le intenzioni possibili, tranne quelle commerciali. Il web non è un mercato ma un luogo di relazioni che portano (forse) alla vendita; sono le relazioni che intrecciamo sul web che ci portano a generare un business”.

Ed essere bravi nel proprio lavoro non basta più. “Ci vuole un buon prodotto, della sostanza e deve essere comunicato con efficacia. Come far fronte quindi al cambiamento? Servono consapevolezza e branding. La consapevolezza è la chiave che ci porta verso un futuro distopico o verso un futuro luminoso”.

Tra le sue infinite citazioni, Bandiera ha fatto riferimento a Leonardo Sciascia, che aveva spiegato la presenza capillare e strutturata della Mafia. “In quel momento siamo diventati consapevoli”.

E poi quella parola ambita, brand, sulla bocca di tutti ma alla quale in pochi riesco a dare il giusto significato e ad indirizzare in maniera corretta le proprie scelte professionali. “Il brand è identità, storia, valori. Come dice Colin Bates è un insieme di percezioni nella mente dei consumatori. Ragazzi, voi non comprate prodotti, non comprate ingredienti, voi comprate percezioni ed esperienze. Da dove partiamo per costruire questa cosa? All’interno di un ambiente abbiamo una visione e dentro ci siamo noi”.

E il nostro scopo, ha sottolineato, è il brand. “Lo scopo è fondamentale e per raggiungerlo ho bisogno di pianificare gli obiettivi. Servono strumenti, che oggi sono innumerevoli: i social, la posta elettronica, le newsletter, il canale Telegram, la pubblicità su Facebook, i tweet con gli hashtag. E gli strumenti cambiano in base agli obiettivi e allo scopo”.

Come utilizzare però questo scopo? Importante la citazione di Simon Sinek da “The golden circus”: “La gente non compra quello che fate, compra il motivo per cui lo fate”. “E lo scopo è il motivo, lo scopo è il perché” ha aggiunto Bandiera. “Esistono tre fattori di branding: l’influenza, la fiducia, l’identificazione. Tutti siamo influenzati e la fiducia è correlata all’influenza. I cardini della fiducia sono competenza, affidabilità, benevolenza, integrità. Riguardo all’identificazione, sono i prodotti a scegliere le persone”

Un passaggio cruciale dell’intervento di Bandiera è stato quello su influencer e contenuti, in un costante confronto con gli studenti delle scuole superiori presenti. “Di influencer marketing abbiamo bisogno quando siamo poco conosciuti e quando non riusciamo ad essere competitivi nel prezzo. Il punto è: di chi ci possiamo fidare? chi seguire e in base a cosa? Le persone attirano la nostra fiducia con i contenuti e dimostrando che sanno quello che dicono. E dentro la percentuale di influencer potremmo esserci anche noi. Gli influencer sono di fatto gli utilizzatori iniziali di un qualcosa, di un’idea, di un prodotto o di un servizio. Ma la non è sempre un valore: ci sono delle aziende che pagano influencer per non portare i loro prodotti. Ecco perché il vostro scopo, ragazzi, deve essere la vostra passione”.

Parlando narrazione, di ethos, logos e patho, Bandiera ha spiegato come tutti noi pensiamo che i contenuti che funzionano siano fatti soprattutto di logos. “Invece no: se non facciamo passare emozioni non stiamo comunicando assolutamente niente”.

Infine, sempre ai giovani in sala, Bandiera ha detto in maniera inequivocavile: “Ragazzi, schieratevi sempre: quello che pensate voi è un valore, anche se non vuol dire che avete ragione. È complicato, lo so, ma significa mostrare come siete”.

 

QUESTIONE DI CONTENUTO

Nell’ambito del digital marketing da diversi anni, Riccardo Scandellari (conosciuto come Skande), ha stimolato nel pomeriggio diverse riflessioni su brand, identità e riconoscibilità; contenuti, contenitori e algoritmi; blog e inbound; marketing organico e a pagamento; trasformazione dei contatti in veri collegamenti, Facebook ADV; l’uso di LinkedIn per il B2B.

“Dal 2011 siamo passati da 150 piattaforme a 5.000 che si occupano di martekitng tecnology” ha spiegato.

“Chi si ferma a commentare o mettere like – ha aggiunto – lo fa perché vede una persona o un’azienda che riconosce e che stima. Il branding è farsi riconoscere, far capire chi oltre la faccia e oltre il marchio c’è dietro: in questo modo nasce la fiducia che fa fermare le persone ad ascoltarvi. Se prima non ricevono, le persone non ascoltano, quindi bisogna curare l’identità”.

Altro tema sul tavolo la differenza tra marchio e brand. “Creare un brand significa costruire un dispositivo semiotico, vale a dire familiarità verso di noi o verso la nostra azienda. Raccontiamo ogni giorno la nostra passione, i nostri valori, cosa sappiamo fare. E il Nirvana di qualsiasi marketer è la fiducia”.

Autore del manuale Rock ‘n’ Blog, in uscita il 17 aprile, Scandellari si è soffermato molto sull’aspetto dei contenuti (“Noi lavoriamo ogni giorno per crearne di nuovi”), focalizzando l’attenzione sui concetti di authority, attenzione e sui contatti. “I contenuti servono ad attirare persone, altrimenti nessuno verrà mai a vedere chi siete. I contenuti sono la merce di scambio per la nostra visibilità. Quali quindi i motivi per cui si crea un contenuto? Il contenuto parte dalla pancia delle persone che vengono ad ascoltarti. E il buon contenuto è buono in base a chi ti rivolgi. L’obiettivo del contenuto, che ha una doppia personalità, è anche quello generare nuovi contatti e conservare l’attenzione del seguito. Perciò creare contenuti, misurarli e perfezionarli è l’unico modo che abbiamo”.

Anche sullo strumento del blog Scandellari ha voluto ribadire la sua visione: “Ha la capacità di farsi trovare dai motori di ricerca ma anche quella di condividerla sui social per far destare interesse. Ti da molta più credibilità ma va curato con attenzione”.

Numerosi gli esempi portati nel corso del pomeriggio, dall’utilizzo delle promozioni Facebook alla necessità di stressare il pubblico per “trovare i like giusti, pochi e meglio”, sempre con l’obiettivo di “creare un pubblico che vi ascolta”. Spazio anche a Linkedin, strumento in crescita esponenziale che vede in Italia 10 milioni di iscritti, facendoci diventare il terzo Paese europeo per numero di utenti con competenze tech. “Su Linkedin il profilo è una pagina di atterraggio che ha il solo obiettivo di generare contatti. Non devo sapere vita morte e miracoli, scrivete solo perché dovrebbero contattarvi. E senza inserire il vostro curriculum: quello devono chiedervelo le aziende”.


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