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I segreti delle acque delle fonti storiche di Fermo analizzati
dagli studenti del Montani

FERMO - Le fonti campionate sono: Fonte del Ferro, Fonte Fallera, Fonte Nova, Fonte di Porta Santa Croce e Fonte Pozzetto
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di Paolo Paoletti

I più attenti li avranno notati girare per Fermo ‘armati’ di camice bianco, provette, pipette, bottiglie e tanto altro ancora. Sono i ragazzi dei quinti di Chimica dell’Istituto Montani che guidati dalla professoressa Teresa Cecchi, insieme ai professori Nadia Fraticelli, Paolo Bucalà ed Arianna Giuliani, hanno avviato un percorso di studio e analisi di quelle che sono le fonti storiche della città di Fermo e non solo.
Un progetto che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Fermo e che vede gli studenti impegnati nel campionamento della fonti storiche di Fermo con l’analisi approfondita dell’acqua. Il tutto incrociato con i dati storici del passato. “E’ la prima volta infatti – spiega la professoressa Cecchi – che i dati attuali vengono confrontati con quelli delle analisi del passato “. Un esempio su tutti riguarda Montefiore dell’Aso dove sono stati rinvenuti i dati di un’analisi del 1890 in cui si osservava il residuo, il colore e il sapore. Analisi che sarà confrontata con quella moderna ben più approfondita. A fare la differenza, in questo percorso di studio, è anche il nuovo super strumento in dotazione al Montani,  lo spettrometro di massa Orbitrap acquistato anche grazie al sostegno della Fondazione Carifermo.

Le fonti campionate sono: Fonte del Ferro, Fonte Fallera, Fonte Nova, Fonte di Porta Santa Croce e Fonte Pozzetto. Purtroppo Fonte Massi, con uno stupendo mosaico romano, è risultata irraggiungibile a causa dei rovi.

Tra le analisi effettuate una delle più importanti è quella dell’ossigeno disciolto in acqua: “Maggiore è la quantità di ossigeno disciolto in un’acqua – spiega la professoressa Cecchi – e minore è il suo inquinamento organico. Per analizzare ciò, siccome l’ossigeno si consuma molto rapidamente nell’acqua, va fatta un’analisi nel momento del prelievo perchè l’ossigeno va bloccato, tipo messo in frigorifero, altrimenti i microrganismi lo consumano e quindi ne troveremo meno di quello che effettivamente è discioto. Per fare questo lo blocchiamo, sotto forma di biossido di manganese poi in laboratorio lo sblocchiamo  e lo analizziamo in modo che siamo sicuri di non falsare le analisi”.  Non resta dunque che attendere i risultati degli esami che saranno presentati in un evento quando mai interessante nei prossimi mesi.

 


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