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Alzheimer e territorio:
l’associazione Ugo 27
alla ricerca della memoria smarrita

FERMO - Presentati nella sede della Carifermo i progetti ideata dall'associazione di promozione sociale presieduta da Gianluca Franceschetti
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di Andrea Braconi

“Nostro padre Ugo ci ha lasciato un segno, che ci fa vivere con un sogno”. Gianluca Franceschetti, circondato dalla sua famiglia, mamma compresa, senza farsi tradire dall’emozione ha ripercorso la nascita dell’associazione di promozione sociale Ugo 27, dedicata al compianto padre (nato, appunto, nel 1927), illustrando i primi progetti.

In particolare, Franceschetti si è soffermato su Smarri-menti, scritto con la psicologa Simona Maroni. “Smarri-menti è il recupero di due memorie: la prima è la memoria smarrita di chi soffre di una demenza senile, in questo caso da Alzheimer; la seconda è quella del territorio, che vorremmo tentare di conservare. Abbiamo creato questo link in un progetto che coniughi l’arte da parte dei pazienti del Sassatelli, che hanno dipinto su tema libero, disegni che saranno oggetto di una mostra proprio qui a Fermo. Nello step successivo faranno dei dipinti di quello che hanno visto e sentito. Con il sindaco Calcinaro abbiamo concordato questa mostra insieme a Paolo Fattenotte del Sassatelli. Ringraziamo anche la Carifermo, che ci appoggia in questi progetti”.

“Quello che abbiamo fatto sono 6 incontri con una precisa tecnica, quella dell’acquarello basato sui tre colori primari. Non ricerchiamo una forma precostituita, ma su un foglio bagnato lasciamo andare il colore. Questa malattia ‘rinsecchisce’ il cervello, con le funzioni cognitive che si cristallizzano. Con l’acquarello andiamo a bagnare questa situazione e con dei gesti precisi andiamo a muovere delle forze nel cervello facendo emergere ricordi primari. Subito le persone diventano empatiche in quei pochi secondi in cui vivono questo contatto diretto con la persona che fa il laboratorio. Nasce una relazione emotiva sulla quale si sostiene il lavoro. Con questa modalità di arte terapia l’obiettivo è anche quello di arrivare a dipingere in piedi. Nell’ultimo incontro abbiamo fatto fare un autoritratto ed è stato folgorante perché ci ha fatto capire come la persona si senta e a che livello sia la malattia. In quel caso sai esattamente come rivolgerti a loro”.

“Quando Gianluca mi ha chiamato la prima volta – ha ricordato Fattenotte – gli ho detto che la proposta mi esaltava e che avremmo sposato il progetto. Siamo entusiasti e anticipo che proseguiremo questa collaborazione. Per noi era un progetto pilota e invitiamo le altre case di riposo ad informarsi degli eventi dell’associazione. Questo legame con il padre è una cosa che ci ha fatto innamorare del progetto, fa vedere quanto qui ci sia qualcosa di forte e radicato”.

Un altro interessante progetto è “Bene-ducato”, cioè un ducato allestito come una biblioteca sociale mobile, al quale si affianca anche Ripar-arte, strutturato in 5 workshop contemporanei che si terranno a luglio e saranno dedicati al territorio di Amandola per muoversi anche sul versante della ricostruzione e della rinascita. “I danni del terremoto devono essere riparati, ma anche l’arte può riparare i traumi del sisma” ha concluso Franceschetti.


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