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L’ospedale che divide, la provocazione di Treggiari:
“La montagna si spopola, ampliamo il cimitero”

AMANDOLA - Si riaccendono le polemiche dopo il punto del sindaco Adolfo Marinangeli sull'iter e sui prossimi passaggi per la realizzazione della nuova struttura
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di Andrea Braconi

Opinione pubblica ancora divisa su vecchio e nuovo ospedale di Amandola. Lo dimostrano le reazioni al nostro articolo di ieri (LEGGI QUI), con il punto del sindaco Adolfo Marinangeli sull’iter e sui prossimi passaggi. Tra chi, da mesi, contesta le scelte dell’Amministrazione comunale c’è anche l’ex sindaco Riccardo Treggiari.

“Il tempo stringe e non ha pietà per la politica spettacolo 2.0 – sottolinea Treggiari -. A due anni dal terremoto, in Amandola non si è ancora mossa paglia e, per giustificare lo stato di inspiegabile inerzia, è sufficiente valutare la dinamicità delle vicine Sarnano e Comunanza, che sembrano non essere state sfiorate dagli strali del sisma. L’Amministrazione amandolese continua a bombardare la cittadinanza con le solite poco attendibili notizie anestetiche. Come gli aggiornamenti su quello che chiamano il nuovo ospedale. Non potendo mantenere le promesse, preferiscono allungare sui tempi di soddisfazione delle stesse. Quando si parla di ottanta posti letto distribuiti tra Chirurgia, Medicina ed Rsa si raccontano balle perché Chirurgia non c’è più e lo dimostra il fatto che, al Murri di Fermo, a fronte della provvisorietà del reparto Medicina-Amandola, non c’è traccia di un solo letto di chirurgia.

Inoltre, è evidente, la Regione, aiutata dagli eventi sismici nel perseguire lo smantellamento programmato della sanità montana, non spenderà ulteriori soldi per sistemare addirittura due ospedali, il vecchio e quello da costruire. Vittorio Emanuele II e RSA, vittime più del degrado da intemperie che del sisma, che fine faranno? Chirurgia, smantellata come già detto, ed il pronto soccorso di primo livello non saranno presenti nel nuovo, quindi quello che hanno deciso di realizzare non può definirsi ospedale”.

Ulteriori dubbi Treggiari li solleva sotto il profilo urbanistico. “Come affermiamo sin da quando ci fu la presentazione del nuovo progetto, quando si realizza un’opera pubblica, non prevista nel Piano Regolatore vigente, è necessaria una variante urbanistica. Sembra essersene accorto finalmente anche il Comune, per un’area, oggi agricola, scelta, tra l’altro, da chi? Il Consiglio comunale ne è all’oscuro”.

Non convincono neanche i tempi di ultimazione del nuovo nosocomio. “Primavera 2019 inizio lavori poi, lo dice il sindaco, se non ci saranno intoppi, trentasei mesi per l’ultimazione, che vuol dire 2022 – osserva Treggiari -. E sappiamo tutti che non sarà così, come pure osservammo quando si disse che tutto sarebbe stato pronto per il 2020. Giusto il tempo per un’ulteriore vorticosa discesa del numero degli abitanti presenti. A quel punto sì – ironizza – più che l’ospedale sarà bene pensare all’ampliamento del cimitero”.

 

Nuovo ospedale, l’iter va avanti: “Ci saranno anche pronto soccorso, risonanza e osservazione breve intensiva”


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