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La recensione: Pitch Perfect 3 non c’è due senza tre

CINEMA - La seconda volta, infatti, la serie sembrava un po’ a corto di idee (e possibilità). Ma questa terza - e probabilmente definitiva - uscita si allontana molto dalla “formula” della saga
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di Giuseppe Di Stefano

Probabilmente pochi spettatori di Pitch Perfect 2 (2015) hanno pensato “questo franchise continuerà a funzionare”. La seconda volta, infatti, la serie sembrava un po’ a corto di idee (e possibilità). Ma questa terza – e probabilmente definitiva – uscita si allontana molto dalla “formula” della saga. La sequenza di apertura di Pitch Perfect 3 trova le Bellas a bordo di uno yacht di lusso eseguendosi in una versione di “Toxic” di Britney Spears, ma prima che iniziamo a chiederci come siano finite lì, ci appare un titolo che recita “tre settimane prima”. E in questa frazione di secondo le intenzioni del film si materializzano: le Bellas non sono più solo il gruppo multirazziale e stravagante di cantanti a cappella che abbiamo incontrato cinque anni fa, ma sono ormai diventate “commerciali”.

E chi può biasimarli? Dopo il successo del primo film, che ha generato un ancor più improbabile hit nella forma di Anna Kendrick che canta “Cups”, gli studios hanno iniziato a puntare questo franchise in molteplici direzioni, ed è stato facile presumere che le Bellas sarebbero tornate. Soprattutto alla luce del fatto che i film in cui le figure dei protagonisti sono prettamente femminili, raramente ottengono sequel, e quando lo fanno si scontrano con la critica, nonostante il successo al botteghino. Quindi, in un certo senso, un’evoluzione si rendeva quasi necessaria, per non dire obbligatoria.

Ma torniamo a noi. Il gruppo di ragazze si riunisce per partecipare ad un tour attraverso cui stanno cercando di conquistare l’attenzione del famoso DJ Khaled (interpretato dallo stesso DJ Khaled). Le Bellas si sono rese conto che non saranno in grado di reggere a lungo come un gruppo di ragazze a cappella e decidono di fare un ultimo tentativo prima di tornare alle loro vite “tradizionali”. La trama si basa poi fondamentalmente su vignette in cui le Bellas cantano in vari paesi d’Europa mentre combattono il sessismo, i pregiudizi e un minaccioso criminale australiano interpretato da John Lithgow. Ma al centro del film si avverte sempre una sottotrama sul rimanere fedeli al proprio cuore e sulla costante battaglia tra il consumismo e la “vera arte”. Nonostante le assurde scappatelle e la satira autodistruttiva, alla fine di tutto, forse qualcosa di reale rimane in piedi.


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