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Mons. Rocco Pennacchio compie 55 anni: auguri all’Arcivescovo ‘amico’

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di Paolo Paoletti

Il saluto con il Prefetto Maria Luisa D’Alessandro

L’Arcivescovo di Fermo Rocco Pennacchio compie oggi 55 anni. Un compleanno molto sentito per una figura che in pochi mesi è riuscita a conquistare l’affetto, la stima e l’amicizia dell’intera comunità dell’Arcidiocesi di Fermo e dei marchigiani. Una presenza discreta e rassicurante, mai sopra la righe, che in questi mesi ha imparato a conoscere i problemi del Fermano e Maceratese, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli cominciando proprio dalla comunione ai malati e dalla visita alle aree terremotate fino all’incontro con i più bisognosi e con quei richiedenti asilo che rappresentano la piena espressione dei valori dell’accoglienza.

Un tema quanto mai d’attualitàa. Lo scorso 25 maggio, nel corso dell’inaugurazione di una mostra sui migranti nella chiesa di Sant’Antonio, monsignor Pennacchio, nell’ascoltare un bambino che stava piangendo aveva detto: “I bambini piangono tutti alla stessa maniera, ovunque siano nati e di qualsiasi colore sia la loro pelle. Quindi di cosa stiamo parlando? Non dovremmo avere bisogno tra cristiani di sollecitare il tema dell’accoglienza come categoria teologica. E se abbiamo bisogno di farlo non è perché ci disturbano quelli che non sono della nostra nazionalità, ma perché siamo incapaci di accoglienza. La nostra fede è ricca di episodi di accoglienza. A volte mi irrita il pensiero di chi dice: ma io accolgo gli altri perché lì vedo il volto di Cristo, ma nel pensiero che se non ci fosse il volto di Cristo cosa farebbe? Non è così che funziona: nella nostra fede umanità e divinità sono talmente impastate che è l’umanità il veicolo per raggiungere la fede e riconoscere Cristo. Qui non esistono prima gli italiani, non è l’identità che da la priorità ma la condizione di bisogno. Sono contento di essere il vescovo di questa che è una città accogliente, nonostante i rigurgiti e le semplificazioni da campagna elettorale”. 

Arcivescovo Pennacchio che ha letteralmente sorpreso la comunità fermana sin dal suo arrivo, celebrando a sorpresa la messa della sera nella parrocchia di San Domenico il giorno prima del suo insediamento ufficiale in cattedrale. Capita spesso di incontrarlo mentre passeggia in Piazza del Popolo. Aveva detto ai giovani: “Si aspettano che il Vescovo sia un amico e padre con cui riuscire a confrontarsi: aiutatemi ad essere così, venite a trovarmi, cercatemi se necessario, io ce la metterò tutta”.

Grazie a Mons. Pennacchio infine, si è legato un legame tra Matera, la sua città di origine che porta nel cuore, in special modo la Parrocchia di San Pio X e Fermo, con iniziative di scambio reciproco, come la giornata della gioventù e tanti altri appuntamenti che verranno. 

 A lui l’augurio di un buon compleanno anche dalla redazione di Cronache Fermane all’insegna di quei valori di collaborazione, amicizia, accoglienza  e gratuità che lo contraddistinguono.


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1 commento

  1. 1
    Claudio Mecozzi il 18 Giugno 2018 alle 10:51

    EMIGRAZIONE ARTIFICIALE

    Non so a chi si riferisca l’ Arcivescovo Rocco Pennacchio quando afferma che “siamo incapaci di accoglienza” stemperando l’espressione subito dopo con ” la nostra fede è ricca di episodi di accoglienza”. Intanto la denuncia di incapacità è stata pronunciata stando all’intervista pubblicata. Tali parole a chi sono rivolte? Certo non possono essere riferite al popolo italiano o marchiagiano o del territorio fermano che hanno dimostrato nella storia e nello specifico dell’attuale emergenza “migranti” una capacità di solidarietà che non ha pari nel mondo perchè deriva appunto dalla nostra radicata civiltà fondata sul cristianesimo. Il Vescovo ausiliare di Astana Mons. Athanasius Schincher dice che quella che l’Occidente ed in particolare l’Europa stà fronteggiando è una “migrazione artificiale” ovvero sollecitata,incentivata. E’ una denuncia che trova riscontro nel giro di denari che gira attorno a tale fenomeno; 35 euro al giorno stanziati dalla Comunità Europea per ogni “migrante” senza contare i finanziamenti privati per finanziare le ONG. Si è così determinato un vero e proprio business dei “migranti” dove sguazzano affaristi senza scrupoli su entrambi le sponde del mediterraneo. Gente che speculando guadagna denari su questa situazione; sono stati definiti i nuovi trafficanti di schiavi.

    Cordialmente e buon compleanno
    Arch. Claudio Mecozzi

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