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“Il sacrificio del cervo sacro”:
Colin Farrell, Yorgos Lanthimos e Nicole Kidman in un thriller inquietante

Per gli appassionati di cinema, la recensione di Eraldo Di Stefano
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La ricca vena di inquietante oscurità e disagio psicologico che ondeggia come un fluido sotterraneo in mezzo all’assurdo umorismo di questo film, diviene una celebrazione di orrore domestico magistralmente riuscita.

Questa ipnotica storia di colpa e punizione fornisce un ruolo ancora più avvincente a Colin Farrell, dopo la sua collaborazione al debutto in inglese del regista Lanthimos (The Lobster, 2015), affiancato dalla solita impeccabile Nicole Kidman e dal talento irlandese emergente di Barry Keoghan.

Il film inizia con una solenne esplosione, con un primo piano di un intervento di chirurgia a cuore aperto, prima di virare su Steven Murphy (Farrell) e Matthew (Bill Camp) suo amico, mentre per il corridoio discutono di orologi da polso.

Steven è un chirurgo di Cincinnati, felicemente sposato con sua moglie Anna (Kidman), ed ha due figli, Kim (Raffey Cassidy) e Bob (Sunny Suljic). Steven ha anche preso nelle sue cure un giovane adolescente, Martin (Keoghan), probabilmente perché il padre del ragazzo è morto sotto le mani del chirurgo durante un’operazione.

Rapidamente il quadretto idilliaco della famiglia Murphy inizia ad andare in frantumi e Martin è in qualche modo collegato a tutto questo, cercando una vendetta quasi mistica su Steven per la morte del padre. A questo fa riferimento il titolo del film, il mito greco di Ifigenia, offerta come sacrificio da suo padre Agamennone per soddisfare la dea Artemide dopo averla offesa. Ma il regista prende questo concetto in una direzione più personale, Martin non è una dea arrabbiata ma un adolescente confuso che si scaglia contro il suo mentore in modi che nessuno dei due comprende a pieno.

La maggior parte del film è ambientata nell’ospedale dove lavora Steven, la telecamera gli scivola dietro per gli scintillanti corridoi quasi a pedinarlo.

Il sacrificio di un cervo sacro non è un film per tutti, come ogni film di Lanthimos. Educato e austero nella presentazione, ma umano e satirico alla stesso tempo, il regista ha trovato un equilibro surreale tra estremi difficili da avvicinare.

di Eraldo Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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