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Pavimenti e mura, riti e reperti,
ecco la Cuma che riemerge dagli scavi

MONTE RINALDO - In attesa della visita al cantiere di scavo di venerdì 13 e della conferenza del 20 luglio, il prof. Giorgi anticipa cosa sta affiorando dal terreno scavato
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di Alessandro Giacopetti

Una campagna di scavo ricca di sorprese quella in corso all’area archeologica la Cuma, nel territorio di Monte Rinaldo, media valle dell’Aso. Un’attività di ricerca ripresa a seguito della sottoscrizione, nel 2016, di una convenzione per una campagna di ricerche e studi nel sottosuolo della Cuma, in cui sono coinvolti studenti dell’ateneo, alcuni dei quali marchigiani. Ai ritrovamenti considerati molto importanti, della scorsa settimana, ora si aggiunge un ampliamento dell’area di terreno oggetto di indagine. Qui riposano da tempi antichi parti della imponente ed importante struttura archeologica. Impegnati sul campo una dozzina di studenti guidati da due responsabili, Francesco Belfiori e Francesco Pizzimenti.

Il professor Enrico Giorgi, direttore dello scavo, anche lui dell’UniBo, già intervistato da Cronache Fermane sia la scorsa settimana che lo scorso anno, spiega: “Ciò che è emerso nelle ultime ore di lavoro, con l’ampliamento della trincea scavata nei primi giorni, sono i resti di un probabile pavimento. Forse è il piano originale della piazza di una delle fasi del santuario ellenistico romano. Ovviamente dobbiamo indagarlo meglio. Il pavimento è coperto da uno strato di terreno che contiene reperti. E’ di colore nero perché nel corso del tempo vi si è svolta la vita relativa al santuario. Quindi, persone che venivano qui a fare offerte, che compivano atti rituali come la macellazione di animali per offrirli alla divinità, che accendevano fuochi. Poi ci sono coppe e vasi capovolti e riposti ritualmente: alcuni fatti con ceramica a vernice nera, di pregio, arrivata con i Romani; altri fatti, non al tornio ma a mano, con ceramiche a impasto di età Picena.
Altro importante ritrovamento è quello dei muri. Dobbiamo ancora studiarli bene ma sono di due tipi: uno in linea con questo discorso della frequentazione del santuario e uno successivo che potrebbe essere di una struttura rurale, costruita in un momento in cui il santuario già non c’era più. In quest’ultimo muro hanno riutilizzato alcuni pezzi del santuario stesso. Un procedimento che qui a Monte Rinaldo avevamo già visto in passato, poiché che gran parte della struttura è stata smontata e riusata per costruire edifici successivi”, conclude Enrico Giorgi.

Domani pomeriggio, venerdì 13 luglio, alle ore 17 è in programma una visita guidata gratuita all’area degli scavi, seguita alle ore 19, da “Storie di Uomini e Dei, il mito di Ercole e il culto di Giove alla Cuma”. Sarà Filippo Demma, del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, studioso anche della Cuma di Monte Rinaldo, a narrare la storia e le peculiarità dell’area. La presentazione finale della campagna di scavo, avverrà, invece, venerdì 20 luglio alle 17. Interverranno lo stesso professor Enrico Giorgi, assieme a Francesco Belfiori e Francesco Pizzimenti. Parlerà anche l’architetto Carlo Birrozzi, dirigente della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio delle Marche, dopo l’introduzione del sindaco di Monte Rinaldo, Gianmario Borroni.

 


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