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Decreto terremoto, Anci Marche
e Legambiente: “l’Aula modifichi
articolo sulla sanatoria edilizia”

ANCONA/ROMA - Le due sigle: "Così si potranno sbloccare davvero i cantieri privati ed evitare di riaprire i termini del condono 2003"
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Maurizio Mangialardi, presidente di Anci Marche

“Le norme sulla sanatoria degli illeciti edilizi, contenute nel Decreto terremoto, vanno cambiate”. A chiederlo sono l’Anci Marche e Legambiente che motivano la loro richiesta: “Non sbloccano la ricostruzione ma riaprono i termini del condono fino alla data del terremoto. Legambiente e Anci Marche parlano chiaro: con il voto in aula previsto per lunedì 16 luglio, la Camera dei deputati modifichi quell’emendamento, approvato dal Senato e lasciato tale e quale dalla Commissione Ambiente della Camera. La proposta condivisa da Legambiente e Anci, e da numerose organizzazioni professionali, produttive e della società civile, permetterebbe, invece, di rispondere efficacemente alla maggioranza dei casi sbloccando realmente la ricostruzione senza riaprire i termini del condono del 2003”.
“Se la Camera non modificherà le norme sulla sanatoria contenute nel decreto terremoto – ha detto Maurizio Mangialardi, presidente di Anci Marche – il provvedimento risulterà praticamente inutile, da un lato, perché sono pochi gli interventi che possono rientrare nella casistica prevista, ed anche pericoloso, perché stabilirebbe un precedente: per la prima volta si potrebbero sanare abusi realizzati anche dopo il 2003 e fino alla data del terremoto”.

La presidente di Legambiente Marche, Francesca Pulcini

“L’assurdità – ha aggiunto Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche – è che sono pochissimi gli interventi realizzati in questo arco di tempo nel territorio del Centro Italia, ed è evidente che chi ha scritto questo articolo probabilmente pensava ad una sua applicazione in altri contesti a seguito di eventi sismici o alluvionali”. “Se il motivo per cui la Commissione Ambiente della Camera non ha apportato nessuna modifica al testo uscito dal Senato è la fretta di approvare un provvedimento atteso per i suoi contenuti dal territorio del Centro Italia è davvero paradossale che non si sia ascoltata la richiesta di modifica dell’articolo 1-sexies” – insistono Mangialardi e Pulcini.
“Secondo le associazioni – fanno sapere le due sigle – l’emendamento allo stato attuale è un vero e proprio pasticcio normativo che produrrà solo incertezza per i tanti interventi dove si sono fatte modifiche non sostanziali, ad esempio su porte, finestre e strutture. L’articolo prevede infatti di sanare gli interventi realizzati fino ad agosto 2016 ma di limitarne l’applicazione alle sole difformità che riguardano interventi edilizi di manutenzione straordinaria.
La proposta condivisa da Legambiente e Anci prevede infatti di allargare la casistica delle difformità edilizie da sanare, a condizione che rispettino tutte le norme urbanistiche, edilizie e antisismiche vigenti, anche per gli aumenti di volumetria previsti dalla normativa vigente (piano casa) dietro pagamento delle sanzioni previste dal T. U. Edilizia e senza il riconoscimento del contributo pubblico per la parte relativa all’incremento di volume”.


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