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Sacchetti con i codici a barre
I rifiuti verranno tracciati

PORTO SAN GIORGIO - Arrivano i codici a barre sui sacchetti per la raccolta differenziata distribuiti dalla San Giorgio Distribuzione. Primo passo verso l'applicazione di una tariffa puntuale.
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di Sandro Renzi

Arrivano i sacchetti con i codici a barre. Ai più non è sfuggita la novità. Le ultime forniture fatte dal comune includono infatti sacchetti dotati di un particolare codice a barre che in un futuro, neanche troppo lontano, verrà associato a ciascun utente che usufruisce del servizio di raccolta dei rifiuti urbani. Una tracciabilità che, per ora, è ancora solamente visiva. Ma in tanti si sono chiesti se la sperimentazione non fosse partita. “Al momento non abbiamo fatto alcuna associazione tra il codice a barre e gli utenti -conferma Marco Ceccarani, direttore della San Giorgio Distribuzione- si tratta solo del primo passo che, con l’approvazione del nuovo piano industriale, dovrebbe portare ad estendere il numero delle isole tecnologiche in città”. Qualcosa, insomma, comincia a muoversi verso il superamento del sistema di raccolta porta a porta che interessa ancora gran parte dei quartieri sangiorgesi. Il codice a barre impresso su tutti i tipi di sacchetti della Sgds è altra cosa però rispetto al cosiddetto Rfid, ovvero il codice di identificazione automatica di informazioni, che viene utilizzato da altre società simili alla San Giorgio e spesso usato proprio nella raccolta porta a porta per “scovare” i furbetti e sanzionare chi la differenziata la fa male. Costerebbe anche meno. Circa 1 centesimo a sacchetto rispetto ai 10, di media, previsti per l’Rfid, identificato attraverso dei lettori elettronici speciali. Non appena saranno pronti per partire con la sperimentazione, la società comunicherà formalmente il via. Si tratta, peraltro, di uno strumento che servirà per passare dall’attuale tassa alla tariffa puntuale, ovvero pagare per quello che effettivamente si produce in termini di rifiuti. E se a molti non è sfuggito il codice a barre, ad altri non è passata inosservata la “trasparenza” dei sacchetti destinati a “custodire” tutto ciò che non è differenziabile. “Troppo trasparenti” hanno lamentato diversi cittadini “lasciamo i nostri rifiuti di fronte alle porte di casa e chiunque può farsi gli affari nostri”. Eppure lo scopo dovrebbe essere proprio quello di educare ad una raccolta realmente differenziata. Evitare insomma che quel sacchetto, originariamente nero, serva per incamerare tutto, compreso ciò che potrebbe. con un po’ di pazienza, essere riciclato e conferito con i sacchetti per la carta piuttosto che con quelli per la plastica solo per fare un esempio. Coniugare le due cose, al momento, non sembra però così facile.


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