
di Andrea Braconi
“Il volontariato nelle Marche esprime sempre grandi valori, in tanti settori”. Degli ultimi due anni, vissuti tra la fase emergenziale post sisma e l’avvio della ricostruzione, Fabio Cecconi, dal 2005 presidente regionale della Croce Rossa Italiana, ricorda ogni dettaglio. Vuoi per il grande impegno che l’associazione da lui guidata ha dovuto riversare nelle zone maggiormente colpite (e non solo), vuoi per i segni che simili tragedie lasciano dentro.
E in questo percorso anche le sedi del Fermano guidate da Ludovica Lignite (quella del capoluogo e le distaccate a Grottazzolina e Monterubbiano) hanno saputo giocare un ruolo importante, soprattutto sul versante sociale con la gestione degli sfollati sulla costa, la distribuzione di generi di prima necessità, il monitoraggio ma anche con interventi successivi. Senza dimenticare l’apporto della Croce Rossa dei Sibillini, con un’operatività sulle province di Fermo e di Ascoli Piceno.
Di recente, anche l’ingresso di una figura specializzata come Francesco Lusek ha fatto comprendere come l’associazione, dislocata in 33 sedi locali e con oltre 6.500 volontari censiti, si stia sempre più strutturando e riscontrando, come confermato anche dal presidente regionale, “una maggiore attenzione da parte della popolazione a partecipare ai nostri corsi di formazione”.
Cecconi, ripercorriamo insieme gli ultimi due anni, a partire dal vostro impegno nell’immediata emergenza: cosa è accaduto dopo il 24 agosto?
“C’è stato l’impegno e l’intervento soprattutto nella provincia di Ascoli Piceno, la zona più direttamente interessata. Da subito abbiamo attivato i comitati sul territorio e abbiamo dato supporto alle esigenze di queste realtà. Abbiamo coordinato con la sala operativa regionale i necessari afflussi e in accordo con la Protezione Civile abbiamo attivato un magazzino nella zona di Ascoli, un centro di raccolta sia alimentare che di prodotti vari. Altro impegno importantissimo è stato quello della ricongiunzione familiare.”
Di cosa si trattava?
“Si trattava di riuscire a dare risposte, con la collaborazione stretta delle Forze dell’Ordine, alle richieste di familiari relativamente a persone disperse. È la prima esperienza che abbiamo fatto come Cri Marche ed è stata molto importante. Poi con il nostro corpo militare della Croce Rossa abbiamo anche seguito la parte complicata del trasporto delle salme, quella più brutta e dolorosa.”
Poi, con le scosse di ottobre, la situazione si è drammaticamente complicata.
“Si è estesa enormemente la superficie di intervento, toccando in maniera forte il Maceratese. Abbiamo avuto molti altri comitati direttamente coinvolti, con danni anche alle strutture. Se nella prima fase come regionale siamo riusciti ad intervenire in maniera autonoma, quando tutto si è esteso abbiamo dovuto chiedere supporto al nazionale che ci è venuto in aiuto, portando cucine da campo e allestendo strutture che sono rimaste qui per mesi.”
Quanto personale è stato impiegato nelle due fasi?
“A livello di volontari sono venuti da tutta quanta l’Italia, dalla Sicilia al Piemonte, e sono ruotati settimanalmente. Abbiamo movimentato qualche migliaio di persone. Su Ascoli la cosa è andata via via scemando con problematiche meno intense, mentre invece abbiamo avuto nel Maceratese cucine da campo che sono rimaste fino a febbraio e oltre. Questo significa che ci sono state 20 persone che ogni settimana hanno ruotato. In più garantivamo tutta una serie di servizi e di attività necessarie, come il supporto psicologico, l’aiuto nei vari luoghi dove c’erano tendopoli, anche se questo è stato un sisma caratterizzato dall’utilizzo di palazzetti dello sport, strutture che si sono rivelate importantissime. Poi c’è stata la fase dello spostamento lungo la costa, con supporto anche alle zone costiere di quei centri che ospitavano queste famiglie.”
La recente tragedia di Genova, agli occhi della pubblica opinione, sembra aver mostrato i due volti di uno Stato da un lato inefficiente ma dall’altro straordinariamente pronto ad aiutare e operare in situazioni di estremo rischio. E rimanendo al tema del sisma, anche il mondo del volontariato ha contribuito a scrivere una pagina importante per il nostro Paese.
“È una fortuna che questo Paese ha: di fronte agli immancabili eventi il mondo del volontariato è una risorsa inesauribile che lavora con i pezzi dello Stato. Non dimentichiamo mai che tutto il lavoro dopo il sisma si è fatta con una grande parte dello Stato, una macchina che sa mettersi in moto in maniera forte. Ma il volontariato esiste anche ogni giorno: pensiamo al mondo della sanità, anche nella nostra regione, con determinati livelli di servizi che difficilmente potrebbero essere resi così come vengono resi oggi. Il volontariato fa la sua parte, anche importante, quando è strutturato, come lo siamo noi. Ed è giusto che questo nostro mondo dia alle persone ciò di cui hanno bisogno nel momento in cui serve.”
Diciamo che da tempo siete un’organizzazione in continua evoluzione.
“Da qualche anno abbiamo avviato un percorso da ente pubblico ad associazione. Nella prima fase sono stati interessati soltanto i comitati territoriali, poi dal 2016 anche il comitato nazionale e quelli regionali. Ora siamo un’associazione di tipo privatistico, che ha avuto con questo sisma la capacità anche di raccogliere risorse finanziarie tramite donazioni: si tratta di oltre 24 milioni di euro che stanno ritornando nel territorio.”
È il vostro sostegno post emergenziale.
“Stiamo intervenendo con opere e interventi strutturali, come case di riposo, sistemazione di strutture sanitarie e non, realizzazione di nuovi centri ed attività. Basti pensare ad Arquata del Tronto la collaborazione per la realizzazione del centro commerciale, dove la Croce Rossa ha messo parte delle somme necessarie. Sono stati individuati circa 10 interventi e questa è l’altra nuova esperienza che come Croce Rossa stiamo vivendo e che ci aiuta nell’essere presenti dopo.”
Vi avvalete di figure con competenze diverse e molto specializzate.
“La Croce Rossa nel mondo del volontariato è ricchissima di persone che hanno qualifiche che neanche si sanno. Ora da un punto di vista nazionale come organizzazione è stato deciso di fare un determinato percorso, cioè quello di rendere i comitati regionali organizzati per poter affrontare tutte le esigenze, anche quelle di emergenza che si potrebbero creare. Per tale motivo sono state ricercate figure particolarmente preparate in alcuni settori. Abbiamo anche figure amministrative, di rapporto con l’esterno, di comunicazione ed altro. Tutto questo rientra in quel grande progetto di un’organizzazione che vuole essere presente in maniera strutturata e competente.”
In questi due anni, nelle zone colpite dal terremoto avete marcato la vostra presenza anche in altri ambiti.
“Nella logica di questo lavoro post emergenza e di ricostruzione, non potevamo mancare all’appuntamento di RisorgiMarche. Lo abbiamo fatto lo scorso anno e lo abbiamo ripetuto quest’anno, con 140 mezzi messi in campo, 420 volontari e oltre 30.000 chilometri percorsi. È un’esperienza che ci è costata un impegno enorme ma è qualcosa che si doveva fare, perché crediamo che comunque anche questo è utile per far crescere la volontà di rinascere che la nostra regione ha. È stata per noi una partecipazione voluta e sulla quale abbiamo mantenuto l’impegno, con persone che hanno lavorato duramente per seguire tutti i 16 concerti.”

















