La Cgil di Fermo, con il segretario generale Maurizio Di Cosmo, attacca la riduzione dei servizi nelle aree montane da parte di Poste italiane. Una denuncia, quella del sindacato, che chiede un’azienda a servizio del territorio e che non tagli il lavoro. C’è anche l’auspicio ad un intervento del Governo.
Di Cosmo parte dal crollo del ponte di Genova e dal dibattito aperto sull’efficienza delle aziende private. La Cgil si dice d’accordo che “in alcuni settori strategici e a scarsa concorrenza lo Stato debba essere più presente. Nel settore dei servizi vivono e vegetano imprese completamente deresponsabilizzate rispetto agli obblighi dovuti a utenza e cittadini. Guardiamo le condizioni delle Autostrade e alla crescita smisurata delle tariffe rispetto al tasso d’inflazione”. Tornando sulle poste, secondo Di Cosmo “se è vero che il ministro può controllare meglio l’operato di una partecipata/controllata, perché non volta il suo sguardo sull’operato di Poste Italiane SpA? La riduzione di personale e la disorganizzazione attuata hanno la conseguenza di violare il diritto dei cittadini, e in generale dell’utenza, di ricevere le comunicazioni e le spedizioni a loro indirizzate. Inoltre, quando ciò accade, avviene con ritardi decisivi per la vita delle persone e delle aziende. Insomma, il servizio dei recapiti è in gran sofferenza e ci piacerebbe sapere se Governo e Azienda intendano fare qualcosa”.
Secondo il sindacato, “il delitto più efferato è la riduzione dei servizi postali e del lavoro nelle zone terremotate!
Tutta la comunità nazionale ha annunciato uno sforzo straordinario per realizzare la ricostruzione e far ripartire lo sviluppo nelle aree colpite dal sisma. Governo, Regioni, Amministrazioni, Enti, Associazioni, cittadini; questi, al lordo delle problematiche e inefficienze, stanno attuando un atteggiamento di solidarietà e fattività per non vedere ulteriormente spopolata quella zona. Invece Poste italiane fa il contrario. Dall’alto del suo interesse finanziario e in contraddizione con il ministro di riferimento (Toninelli) che pare girarsi dall’altra parte, impoverisce i servizi postali nelle aree montane (Amandola, Comunanza, Sarnano, ecc.) e taglia il lavoro, smentendo l’impegno collettivo a fare di tutto per potenziare e qualificare i servizi, a partire da quelli pubblici, per favorire il permanere delle residenze e determinare le condizioni per un nuovo sviluppo. Per la controllata Poste SpA non rischiamo, per fortuna, nessun crollo di ponte e vittime umane. Ciononostante, appare più che doveroso da parte del governo intervenire per evitare danni non facilmente rimarginabili e far si che Poste SpA sia al servizio del territorio, delle persone in carne ed ossa e non esclusivamente degli azionisti e della finanza”.
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