di Andrea Braconi

foto di Gianfranco Mancini

Andare in prima persona sul posto per capire la reale situazione dell’allevatore in difficoltà. È questa la modalità che ha caratterizzato i quasi due anni del progetto Adotta una Stalla. E tra gli allevatori aiutati dal gruppo nato a Sant’Elpidio a Mare ad inizio 2017, c’è anche Otello Guerci di Cittareale, un Comune del Lazio colpito duramente dal sisma.

“Abbiamo ricevuto un messaggio da parte di Otello – ha ricordato Francesco Macerata in occasione della serata conclusiva del progetto (LEGGI QUI) – e il video parlava da solo: c’erano i suo cocker sommersi dalla neve e lui persino dovuto chiamare i pompieri per salvarli. La situazione nella zona del cratere era abbastanza disastrosa, soprattutto per la mancanza di soluzioni immediate. Ci siamo subito attivati, anche perché per persone come Otello l’alternativa sarebbe stata solo quella di andarsene”.

Proprio Otello Guerci, con un filo di commozione, ha ripercorso quei momenti, non prima di aver ringraziato tutto il gruppo di Adotta una Stalla e le oltre 130 persone accorse a Sant’Elpidio a Mare per la cena organizzata in suo sostegno. “Ringrazio Francesco che si è subito interessato ed è venuto a vedere quello che era il problema. Da noi è rimasto tutto fermo al 24 agosto, o meglio: per alcune categorie è arrivato qualcosa, ma sono stati annoverati tra gli allevatori solo chi alleva un determinato tipo di animale, come ovini, caprini e bovini. Ciò che è fuori da questi allevamenti non è stato contemplato. Ci siamo ritrovati senza alcun aiuto, abbiamo aspettato 2 anni, nessuno si è preoccupato della situazione, lo stabile dove tenevamo d’inverno questi animali è crollato. L’unica soluzione sarebbe stato andare via, abbiamo provato a chiedere aiuto e l’unico che ci ha risposto è stato Francesco. Speriamo di riuscire, anche grazie a tutti voi, a riprendere il ritmo normale della vita e a portare avanti tutto quello che concerne la nostra attività”.

 

Otello è rimasto a Cittareale, insieme alla sua famiglia. “Noi non abbiamo subito danni alla casa, ma alla fine con tre figli dentro casa non ci stai. Perciò, a spese nostre, abbiamo fatto un’altra costruzione nel prato. Io tra l’altro lavoravo ad Amatrice, dove è tutto fermo e non è ripartito nulla. Siamo lì in attesa onestamente non so più di cosa, è un po’ un limbo. Non ripartono le costruzioni, la vita normale, nulla di ciò che è la quotidianità. E comincia ad essere una situazione difficilmente sostenibile”.

 

 

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