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Searching: tutti abbiamo qualche scheletro nel computer

Per gli appassionati di cinema la recensione di Giuseppe Di Stefano
lunedì 15 ottobre 2018 - Ore 21:26
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Per essere un film in cui ogni singola scena è rigidamente contenuta all’interno di uno schermo – che siano chiamate FaceTime da iPhone, schermi di laptop, immagini TV, home cinema o telecamere di sorveglianza – “Searching” ha un sorprendente senso di slancio. E porta con sé anche un inequivocabile messaggio sul nostro pericoloso attaccamento ai dispositivi digitali e sul modo in cui ci isolano, pur promuovendo l’illusione di un maggior numero di contatti mentre ci permettono di assumere svariate identità alternative con impunità.

David Kim (John Cho) è il padre vedovo della quindicenne Margot (Michelle La), una studentessa apparentemente popolare e frizzante che, da brava adolescente moderna, è anche lei schiava dei suoi dispositivi. Quando Margot diventa irrintracciabile dopo una sessione serale di studio di gruppo, David non è immediatamente allarmato perché considera sua figlia una brava ragazza e ritiene che sicuramente ci sarà una spiegazione ragionevole. Entro la fine del giorno seguente però, quando tutti i messaggi e le chiamate di David sono ancora senza risposta, inizia il terrore, soprattutto perché il laptop di Margot è stato lasciato a casa.

David inizia così una disperata ricerca online, affiancato dal detective privato Rosemary Vick (Debra Messing), per cercare indizi su dove potrebbe essere Margot, con chi e perché sia scomparsa così all’improvviso. Il genitore inizia così a fare una serie di sorprendenti scoperte mentre si immerge sempre più profondamente nel mondo online di sua figlia; Cho è molto credibile nella sua interpretazione del papà tormentato che si agita per quanto poco conosce veramente di sua figlia e di coloro che le gravitano intorno.

Il film non poteva che chiudersi con un colpo di scena. Ma la ricerca di David sembra quasi essere un invito ad un’analisi introspettiva: se qualcuno esaminasse le nostre ricerche recenti, la nostra cronologia, i nostri movimenti sul web, prima che avessimo fatto un po’ di pulizia, come ci rimarre? Sorpreso, deluso, divertito…?

 

di Giuseppe Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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