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Giù le mani dalla Fermana

SERIE C - Gol annullati, cartellini facili, rigori non ravvisati e pesanti squalifiche: nessuna teoria del complotto ma troppi episodi negativi in rapida sequenza lasciano più che perplessi tifosi e tesserati canarini, tutto condensato in un breve lasso temporale durante la felicissima posizione di classifica al top della lista
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La Duomo gremita ai tempi del professionismo a cavallo tra gli anni ’90 e 2000

 

di Paolo Gaudenzi

FERMO – Sia chiaro, nessuna trama pro complotto, ma in tempi in cui tornano a galla teorie terrapiattiste ed argomentazioni sulle scie chimiche rilasciate dagli aerei in quota (senza entrare nel merito), dunque con spazio per l’illustrazione di tesi decisamente anticonformiste, perché non cercare di approfondire il vox populi che circola nella Fermo calcistica ormai da giorni?

Lungi da noi affermare disegni anti-Fermana radicati a palazzo, però, come recita la massima del “tre indizi fanno una prova“, viene automaticamente da ragionarci su analizzando le recenti vicende frutto del campo. Rete regolare gialloblù annullata e seconda ammonizione inflitta a Comotto con leggerezza a Pesaro, rigore solare (o rigori?) mancati nella sfida di sabato scorso contro l’Albinoleffe e, ciliegina sulla torta, ben quattro giornate di squalifica inflitte a Giandonato, tre delle quali figlie di un referto arbitrale condito da intemperanze e blasfemie dello stesso regista riportate dal direttore di gara nell’immediato post partita, per le quali, da prassi consolidata di giustizia sportiva, sarà pressoché impossibile dimostrare il contrario anche in caso di effettiva trasparenza dell’ex Juventus.

Che il prezioso (eccome) regista di centrocampo sia più utile alla causa di Flavio Destro con i piedi che con la tenuta nervosa è un dato consolidato da inizio stagione ma, unitamente a quanto riportato dal derby in casa della Vis ed al cospetto dei lombardi di Michele Marcolini al Recchioni, viene automaticamente a galla anche sui canali mediatici lo scomodo sentore che tiene ormai banco dal triplice fischio di sabato scorso tra la gente di piazza del Popolo e viale Trento: “la Fermana al top della classifica da fastidio a qualcuno?

Relativamente alla brillante graduatoria gialloblù, meriti propri e demeriti altrui, si è sempre detto da questi spazi. Tenuta difensiva ermetica, camaleonticità tattica del fare di necessità virtù tra assenze e squalifiche gestite al meglio dal sagace timoniere canarino Flavio Destro, gruppo cementificato e tanti giri a vuoto, per lo meno iniziali, da parte delle corazzate costruite per gestire la faccenda promozione diretta – disputa playoff sin dalle prime ore delle danze di campionato. Questo, a nostro avviso, il mix valso la felice visuale della lista dall’alto verso il basso per Lupoli & soci in uno scorcio recente di torneo, con conseguente beneficio parallelo per tifosi, appassionati e, perché no, tutti gli abitanti di Fermo, allargati con un minimo sforzo di entusiasmo a quelli della provincia.

Il calcio, nonostante tutte le negatività del caso, è anche un veicolo di promozione territoriale, e meritano rispetto gli sforzi di tesserati (intesi come giocatori, staff, amministrativi),  sponsor e non da meno proprietà. Con orgoglio la città ha riassaporato finalmente i palcoscenici impolverati del salotto buono sportivo, fino allo scorso anno presenti solo nell’album dei ricordi griffato Fermana Calcio 1920, e ancora con agire finanziario e passione che un brand come XL Extralight (il main al fianco ovviamente di una lunga serie di ottimi partner) si impegna su due fronti (oltre al pallone numero 5 da calciare sull’erba anche quello a spicchi da gestire con mano sul parquet della Poderosa Montegranaro) per, al di la degli scontati motivi di marketing, enfatizzare indirettamente e perché no il nostro fiero e laborioso angolo italico in tutta la Penisola.

Tutto questo, si rimarca, merita appunto rispetto ed attenzione dagli organi preposti. Attenzione, certo, perché di errore si tratta e non altro. Il campionato a cui è chiamata la Fermana è, come ribadito da tutti gli aventi diritto a tracciarne la relativa rotta, quello votato al mantenimento della categoria. Ma, di massima in massima, “sognare non costa nulla“, “tentar non nuoce” e via di seguito con metaforiche frecce all’arco dell’assioma che, necessariamente, sostiene la legittima tutela per qualsivoglia collettivo impegnato in altrettante discipline sportive: l’essere artefici del proprio destino con limitazioni delle interferenze esterne, peggio ancora se condensate e ripetute in un delicato e continuato lasso temporale. 

Per il resto, uno schietto in bocca al lupo a mister Destro per compensare l’assenza del fosforo in mediana di Giandonato (probabile vedere all’opera una linea muscolare davanti alla difesa, reparto variabile da tre a quattro elementi, con qualità nel saltare l’uomo sulla tre/quarti per i prossimi impegni) e attesa, non spasmodica, dei passi della società in chiave mercato: se arriveranno elementi di spessore a potenziare il progetto di stagione avremo tutti un messaggio chiaro, canarini con vettore puntato dalla cintola in su per la resa dei conti.

Non ci rimane altro che pensare e sperare positivo, a partire dalla sfida di domani a Terni con tanto di diretta nazionale tv, estesa cassa di risonanza che, vista l’ipotetica nutrita platea di riferimento, potrebbe rappresentare una sorta di elemento di garanzia sulle rese per fischietti e collaboratori. Detto ciò, sotto con il top della resa, ognuno per il proprio compito. Per la squadra a fare il massimo dalla linea che delimita il campo in dentro, per la società tutto il necessario per centrare gli obiettivi prefissati (qualsiasi essi siano), per i gestori della politica calcistica di terza serie eliminare inappropriate applicazioni del regolamento.

Per noi della stampa, mantenere una puntuale condotta morale deontologica: nessuna passione sportiva palesata, ma una rigida ed oggettiva cronaca consuntiva delle partite disputate e vicende affini. Ci sia però concessa la “deroga” a palla ferma, in casi come questi, dove riportare il sentimento della gente di casa nostra, che investe tempo e denaro per presenziare ai bordi dei campi di tutto il girone, rientra comunque tra i doveri dei media, per la circostanza riassumibile con quanto diceva un pilastro della politica italiana dell’immediato dopo Guerra, “a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si indovina“….

 


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