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Stop alla “guerra” dei Natali
I paragoni non servono

Tra due giorni sarà Natale. Ma questo non basterà forse per stoppare la "guerra" in atto tra chi sostiene gli eventi fermani e chi quelli sangiorgesi. O tra chi li critica entrambi. Forse è il tempo di recuperare i veri valori di questa Festa.
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di Sandro Renzi 

Mancano un paio di giorni a Natale, teniamo duro. Passate le feste tornerà l’agognata routine famigliare e lavorativa. Stop alle affannose corse dell’ultim’ora per la scelta dei regali e all’incessante scambio di auguri per strada e nei negozi. Ma soprattutto stop, si spera, all’assurdo confronto ormai in atto da più di un mese tra quello che avviene a Fermo e quello che avviene a Porto San Giorgio, tra quello che ha pensato di fare la giunta Calcinaro per il Natale e quello che ha messo in campo l’amministrazione Loira.

Stop a foto postate sui social delle ore 21 o delle ore 19.30 o delle 17,44 con piazze piene e viali vuoti, casette aperte e negozi chiusi, stop all’estenuante botta e risposta tra “qui si fa questo e là si fa quell’altro”, stop alle pressanti quanto onnipresenti critiche disfattiste, stop alla disputa su chi la pista di ghiaccio ce l’ha più lunga (vi prego misuratele entrambe una volta per tutte e riportate le reali misure su manifesti da affiggere tanto e Fermo quanto a Porto San Giorgio e visto che ci siamo anche in qualche località dell’Umbria se a qualcuno venisse in mente di scavalcare l’Appennino), stop alle polemiche stucchevoli che finiscono per dare sfogo, talvolta, agli istinti più primordiali per usare un eufemismo. E stop pure alla “guerra” tra fermani e sangiorgesi, tra “noi siamo più bravi di voi”, tra “noi abbiamo la ruota panoramica e voi noi”, tra “noi abbiamo le fontane danzati ed il maxipresepe e voi noi”. Basta.

I paragoni non servono, tanto più quando le proposte fatte, per la loro stessa struttura e scelta di contenuti, quanto per la conformazione urbanistica dei due comuni, non possono essere paragonate. Si potrà tuttalpiù disquisire di costi o di tempistiche. Si poteva cominciare qualche giorno prima o qualche settimana dopo. Accendere le luci il 30 novembre piuttosto che l’8 dicembre. Esprimere un giudizio e criticare è sacrosanto e legittimo. Guai mettere i bavagli. Che ciò avvenga sui social o nelle piazze fisiche. Dopodiché stop. Il Natale è altro. Solo cinque o sei chilometri dividono Fermo e Porto San Giorgio. Per tutti c’è la possibilità di godere tanto della ruota panoramica quanto delle fontane danzanti. Due proposte diverse, lo stesso Natale. Già Natale, valori quelli della solidarietà, dell’accoglienza, del fare comunità dimenticati e sacrificati per fare posto ad una visione più consumistica ed edonistica di questo periodo dell’anno. Non è necessario essere cristiani per credere in quei valori. Recuperiamoli e mettiamo da parte le frivole contrapposizioni. Non dimentichiamoci che tre o quattro lustri fa, quindi neanche tanto indietro nel tempo, bastava un abete addobbato in piazza della Stazione e qualche luce per far respirare aria di Natale. La ricetta? Tanta semplicità. Recuperiamo anche quella. Due giorni a Natale, forza e coraggio.

 


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