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Giovani, pensionati, casalinghe:
il gioco d’azzardo è un rischio per tutti
In cura anche la dipendenza da social

FERMO - Siglato un protocollo d'intesa tra Area Vasta 4, Provincia e Ambiti Sociali. Per il direttore Livini “un fenomeno che incide su tutte le classi disagiate e sulle persone in difficoltà”
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di Andrea Braconi

Da un lato i dati sull’attività del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’Area Vasta 4 in materia di disturbo da gioco d’azzardo e di dipendenza da nuove tecnologie e social network. Dall’altro la sottoscrizione di un protocollo d’intesa finalizzato alla costituzione di una rete territoriale di contrasto a questi fenomeni. Un momento importante, quello vissuto dall’Area Vasta 4 proprio in occasione della Giornata dedicata alla lotta al Gioco d’Azzardo Patologico, che cade il 26 febbraio.

A sciorinare i numeri relativi ai pazienti in trattamento nel territorio fermano è stata Gianna Sacchini, responsabile del Servizio Dipendenze Patologiche. “Stando ai dati nazionali, il 2,4% dei giocatori risulterebbe essere a rischio di gioco problematico. Un dato che proiettato nell’Area Vasta 4 crea un’attesa pari a 1.100 persone, ma che in realtà non corrisponde ai pazienti in trattamento, che nel 2017 sono stati 57, più un dipendente da social. Pochissime persone accettano la cura e ci sono diversi fattori che ci spingono a mettere in campo molte azioni e strategie, affinché il problema emerga nella maniera più corretta”.

Rispetto a questi 58 pazienti in trattamento, il trend dal 2015 al 2017 è in diminuzione. “Erano 67 nel 2015, 63 nel 2016, e, appunto, 58 nel 2017. La fascia di età più rappresentata è quella 30-54 che comprende 33 pazienti, mentre 18 sono oltre i 54 anni e 6 tra i 19 e i 29 anni. Sul totale, 47 sono uomini e 11 donne. Il titolo di studio ci porta con la prevalenza di licenza media inferiore, con 32 persone, mentre 17 hanno la media superiore ed uno il diploma di qualifica professionale. In sostanza, si riscontra come il livello di scolarizzazione non sia molto alto e come la stessa scolarizzazione sia un fattore di protezione”.

Sotto l’aspetto occupazionale, ha rimarcato la Sacchini, 33 persone sono occupate stabilmente, 10 sono i disoccupati, 3 i pensionati, 3 gli studenti, 7 gli occupati saltuariamente e 1 casalinga. “Il piano era declinato per aree, il grosso delle azioni ha coperto l’area della prevenzione. Abbiamo riscontrato una difficoltà a concepirsi come dipendenti. La cura è stata sostenuta dalle comunità con modi di inserimento e trattamentali molto sensibili, per fasce orarie e solo per alcuni giorni a settimana. Altro grande supporto è stato quello di potenziare gli interventi a favore della famiglia del giocatore”.

La psicologa Rosita Mori ha messo in evidenza diversi aspetti del lavoro sviluppato dal Servizio. “Nella prevenzione ci stiamo sperimentando – ha spiegato – e ciò che abbiamo fatto e continuiamo a fare è lavorare in termini di promozione della salute. Abbiamo coinvolto fasce di popolazione molto giovani, partendo da Infanzia ed Elementari per potenziare quelle competenze di vita che l’Oms definisce fondamentali per proteggere l’individuo e farlo crescere in salute. Devo dire che le scuole hanno risposto con interesse e grande impegno”.

Importante anche l’attività di ricerca sviluppata insieme all’Università di Urbino per aumentare le competenze in matematica probabilistica. “Il gioco più diffuso è il gratta e vinci e l’adulto non considera problematico avvicinare un ragazzo a questo mondo. Noi vorremmo verificare quanto effettivamente la matematica possa proteggere i ragazzi dallo sviluppare questo dipendenza. Abbiamo lavorato anche su altri tipi di comportamenti, come l’utilizzo del web e come i ragazzi approcciano i social network; inoltre, abbiamo organizzato incontri di riflessione per educatori e genitori, con le scuole che chiedono molto in termini di azioni che vadano a lavorare su questo tipo di dipendenze”.

Accanto alla Sacchini anche la sociologa Sabrina Petrelli, che ha spiegato come tutte le azioni facciano riferimento alla letteratura presente. “Sono interessanti i risultati dell’indagine che abbiamo condotto – ha annunciato – e che verrà diffusa in seguito. Ricordo che un altro tipo di fascia a rischio è quella dei tossicodipendenti, che possono virare verso comportamenti d’abuso o sostanze legali come l’alcol”.

“Questo protocollo quindi – ha commentato la Sacchini – è importante perché favorirà le azioni del Servizio Dipendenze”.

“Oggi tra varie istituzioni sigliamo un’intesa – ha affermato Licio Livini, direttore dell’Area Vasta 4 – che per noi rappresenta un’opportunità. Siamo partiti un anno fa con un percorso in cui abbiamo cercato di sensibilizzare la nostra comunità su un tema rilevante, che crea un po’ di allarme. I nostri numeri sono piccoli rispetto al fenomeno, ma è ipotizzabile che questo vada ad incidere su tutte le classi disagiate e sulle persone in difficoltà. Allora lì questo sistema va a far presa e noi abbiamo un obbligo istituzionale di andare avanti con percorsi importanti, per far crescere la comunità in termini di presa di coscienza. Abbiamo fatto un lavoro enorme e oggi arriviamo a siglare un patto, che ci impegna a fronteggiare il fenomeno”.

“Per stare bene insieme ci deve essere una comunità che sa riconoscere le proprie debolezze e le sa combattere – ha precisato Moira Canigola, presidente della Provincia -. Il fare rete, l’essere uniti è un valore aggiunto che può fare la differenza sul risultato finale. Questo è un fenomeno insidioso che sta crescendo e non possiamo barricarci dietro normative poco puntuali, ma dobbiamo agire”.

Per Nazareno Franchellucci, sindaco di Porto Sant’Elpidio, è un’attività appropriata che fotografa un’emergenza che il territorio vive da diverso tempo. “Questa è una battaglia difficile da combattere, tanti elementi ci fanno rendere conto che non siamo aiutati. Assistiamo da qualche anno a quello che viene definito il cosiddetto calcio spezzatino, con la veste che c’è dietro legata ai diritti televisivi ma che, ahimè, non è così perché sappiamo che è di fatto un’operazione volta a favorire lo scommettitore. Questo è confermato anche dalle pubblicità che vanno sulle maggiori reti televisive: su tre una è sempre un’agenzia di scommesse”.

“Il problema c’è ed è sentito – ha sottolinea il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro -. C’è tutto un sistema che va dall’altra parte, che ti dice gioca. Servono, quindi, delle azioni e c’è una legge regionale che ci dà una mano soprattutto sulle nuove aperture. In questi anni da sindaco un paio di esercizi non sono stati autorizzati, perché troppo vicini ad una banca e ad una scuola”.

A chiudere gli interventi Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito XIX. “Per noi l’impegno come parte sociale è di stare a fianco dei servizi specialistici, lavorando e diffondendo la promozione. Il nostro è un contributo di accompagnamento alla rete territoriale e continueremo a portare avanti incontri con le diverse fasce d’età, oltre che il percorso di costruzione di un’app per il gioco d’azzardo patologico, insieme ad una piccola parte che riguarda l’accompagnamento alla cura delle famiglie nel momento della crisi economica”.


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