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LETTERE AL DIRETTORE
“Nuovo ospedale di rete,
sorgono spontanei alcuni quesiti”

FERMO - "Ultimo problema ma non per l’importanza. Che cosa ne faremo del Murri? Che riconversione è prevista? Senza una adeguata progettualità e risorse ci troveremo una cattedrale nel deserto”
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Saturnino Di Ruscio

di Saturnino Di Ruscio (già sindaco di Fermo)

Seguo da anni il dibattito relativo al nuovo ospedale di rete di Fermo, meglio dire della nuova provincia fermana di cui l’Ospedale di rete è parte. In qualità di Sindaco della città approvai insieme agli altri sindaci del fermano, nel dicembre del 2003, il piano di riordino che prevedeva la progressiva riconversione delle strutture ospedaliere periferiche in RSA, RP, Lungodegenza, Riabilitazione, ecc., il completamento dell`Ospedale Murri con il nuovo Pronto Soccorso ed altre strutture sul territorio (es. centro del piede a Montegranaro, Casa della salute, potenziamento distretti) e, in prospettiva, la realizzazione di un nuovo ospedale di rete in posizione baricentrica rispetto al territorio provinciale ipotizzando la zona Campiglione, poi confermato da uno studio commissionato dall’allora direttrice dott.ssa Bentivoglio. Tutto ciò negli anni 2003-2005 quando la crisi non si era ancora abbattuta sul territorio e riconvertire l’imponente struttura del Murri sembrava cosa semplice. Nell’anno 2009 partono le procedure da parte dell’amministrazione regionale guidata dal Presidente Spacca per la realizzazione della nuova struttura ospedaliera, nell’anno 2010 viene indetto apposito concorso d’idee e solo nell’anno 2012 viene affidata al raggruppamento di professionisti R.T.P., vincitori della gara, la progettazione preliminare e definitiva, il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione. Alla fine dell’anno 2012 la Regione Marche indice la gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e la realizzazione della nuova struttura ospedaliera. Seguono modifiche del bando, varianti urbanistiche, accordi di programma per la viabilità non prevista, reiterazione vincoli per esproprio fino ad arrivare all’anno 2016 in cui viene firmato il contratto con la ditta che dovrà predisporre il progetto esecutivo e eseguire i lavori del nuovo ospedale.

Solo nell’anno 2017, dopo che la Regione Marche aveva già approvato la progettazione definitiva ed affidata quella esecutiva e i lavori  per la realizzazione del nuovo ospedale, la direzione dell’Area Vasta n. 4 ha trasmesso una serie di osservazioni al progetto definitivo. Per economia di tempo e spazio tralascio tutti i Permessi a costruire, le perizie di variante presentate ancor prima di iniziare i lavori, ecc.

C’è quindi la necessità di rivedere, ora, nell’anno 2019, l’Accordo di Programma siglato nell’anno 2016. In particolare occorre provvedere:
1) allo spostamento del parcheggio a destinazione pubblica a seguito dei rinvenimenti archeologici;
2) alla revisione, in aumento di alcuni parametri urbanistici ed edilizi;
3) alla modifica della viabilità, la rotatoria per l’innesto sulla mezzina;
4) all’estensione dell’area d’intervento verso est per protezione struttura ospedaliera e eventuali ampliamenti delle superfici parcheggi;

Sorgono spontanei alcuni quesiti ed alcune osservazioni:
-sono trascorsi 10 anni dall’avvio delle procedure e dell’opera vera e propria – il nuovo ospedale – non c’è ancora traccia;
-qual è stato il costo per le opere e le indagini archeologiche preventive? Sembra che siano numeri a sei-sette cifre… Dalle informazioni che si avevano sul posto, era già risaputa la presenza di reperti archeologici. Come si farà a coprire comunque la spesa per la realizzazione del nuovo ospedale?
-Lo spostamento del parcheggio comporterà ulteriori costi? In caso affermativo, come saranno coperte le ulteriori spese?
-La revisione di alcuni parametri urbanistici ed edilizi è molto consistente, l’altezza massima passa da 12 a 20 metri, mentre l’indice fondiario da 10 mila a 13 mila mc/ha. In totale passiamo da circa 142 mila mc a circa 157 mila mc. Viene motivata per le nuove esigenze spaziali e funzionali e possibili futuri ampliamenti evidenziati dal direttore di area vasta n.4. A dirla tutta già i sindacati e non solo loro da anni avevano evidenziato che il numero di sale operatorie era inferiore alle necessità del nosocomio e che i posti letto erano insufficienti per tutta l’area vasta. I ben informati mi dicono che alcuni servizi erano stati posti sotto il livello del terreno e non rispettavano le normali condizioni di lavoro per il personale e da qui la necessità di aumentare le altezze per riportarli in superficie. Non si capisce per quale motivo si sia aspettato tutto questo tempo! Chi ne ha tratto giovamento? La ditta ancora deve iniziare i lavori e già si trova ad affrontare tutte queste modifiche….. in aumento?

Dichiarazioni sulla stampa di politici regionali annunciano la presenza nel nuovo ospedale dell’Emodinamica, promessa dalle Regione da oltre 15 anni. C’è un particolare, non secondario che sfugge: l’equipe non sarà stabile a Fermo ma itinerante, quindi in rete con altri ospedali. In altre parole a Fermo si potranno fare interventi programmati, mentre le urgenze, per le quali nasce l’emodinamica, bisognerà andare in Ancona o altrove. E’ evidente che l’intervento programmato, non urgente, lo posso fare dove voglio scegliendo la struttura e l’emodinamista. Nei casi d’urgenza, più vicina è la struttura e più possibilità ho di salvare parte o tutto il cuore e la vita della persona.

I proclami di amministratori della Regione tesi ad attribuirsi chissà quali meriti, da un attento esame non sono altro che l’ammissione indiretta di carenze, ritardi e leggerezze.  La convinzione è che una nuova struttura ospedaliera al servizio della nuova provincia, di fatto mai partite entrambe, si debba caratterizzare per le tecnologie presenti all’interno e non per le quattro mura. Settanta milioni di euro cifra pari ad un quarto di quelli messi a disposizione per il nuovo ospedale di Fano e Pesaro, sono sufficienti a coprire parte delle spese per la struttura ma non per le macchine ed attrezzature che debbono essere tecnologicamente all’avanguardia e non obsolete come parte di quelle del Murri.

Ultimo problema ma non per l’importanza. Che cosa ne faremo del Murri? Che riconversione è prevista? Le proposte che vengono fatte passare informalmente sono ridicole! Senza una adeguata progettualità e risorse ci troveremo una “cattedrale nel deserto”, per deserto intendo il quartiere Misericordia!
Per inviare le vostre lettere firmate: redazione@cronachefermane.it


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