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Moreno Torricelli ad Amandola,
riassaporati gli anni magici alla Juventus

IL PERSONAGGIO - L'ex terzino bianconero dal 1992 al 1998, a cavallo cioè tra le ere dei tecnici Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi, ieri a cena all'agriturismo Madonna di Piana ospite dell'associazione "Sibillini Bianconeri - Amici della Juve". Il tutto grazie all'opera di mediazione del locale organizzatore di eventi Federico Marini
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Il presidente dell’associazione sibillina a tinte bianconere, Giuseppe Ciavarella, a tavola al fianco dell’ex difensore protagonista del calcio italiano degli anni ’90 e 2000, Moreno Torricelli

 

di Paolo Gaudenzi

AMANDOLA – Una favola moderna, leggermente impolverata nel cassetto dei ricordi ma decisamente inestinguibile. Classe 1970, dalla Caratese, Campionato Nazionale Dilettanti, alla Juventus a cavallo tra le vincenti gestioni griffate Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi (dal 1992 al 1998) dove ha conquistato tutto. Apice certamente la Champions League maturata nel 1996 ai calci di rigori avendo la meglio, a Roma, sugli olandesi dell’Ajax.

Ecco dunque Moreno Torricelli, ieri giunto con il nutrito bagaglio di esperienze al seguito (sportive e non) sin nel cuore dei Sibillini dove, quest’oggi, nel segno del noto brand Bosch (rappresentato dalla dottoressa Erba Erba) e dell’eclettico organizzatore di eventi Federico Marini, racconterà il suo vissuto agli studenti del locale comprensorio scolastico rinnovando così lo stimolante appuntamento annuale con il seminario “Allenarsi per il Futuro“, che nel marzo scorso vide protagonista un’altro grande del calcio riconducibile ai massimi livelli dei lustri andati: Daniele Massaro. 

Ospite dell’associazione “Sibillini Bianconeri – Amici della Juve” guidata dal presidente Giuseppe Ciavarella, l’ex terzino bianconero (poi in forza alla Fiorentina, all’Epanyol ed infine all’Arezzo) ha preso parte alla cena organizzata presso l’agriturismo Madonna di Piana insieme a circa settanta commensali (tra cui il primo cittadino Adolfo Marinangeli) giunti anche dai centri limitrofi di Servigliano, Sarnano e Montefortino. Platea pronta a ripercorrere con vivo interesse le gesta dei bianconeri dell’epoca dalle parole di un diretto protagonista.

La locandina dell’evento

Vincere la Champions League partendo dai Dilettanti, in un contesto cioè dove mi allenavo dopo il lavoro da falegname a cui ero chiamato per gran parte della giornata, ha qualcosa di incredibile – l’approccio di Torricelli, microfono in mano, rispondendo alle domande dei presenti passanti per le voci di Danilo Monterotti e Lorenzo Cesari, nel ruolo di collanti tra il campione che fu e la platea seduta a tavola -. Cosa ho provato quando si è concretizzata la possibilità di passare dalla Caratese alla Juventus? Decisamente incredulità. Ogni ragazzo che gioca a calcio vive anche di momenti euforici, di sogni e se si palesa la possibilità del grande salto…bhe…che dire, sono uno che ce l’ha fatta” la chiusura del primo intervento tra i sinceri applausi dei commensali.

“Ero già nel giro della Nazionale Dilettanti – ha proseguito entrando nel dettaglio – e prima che la Juventus passasse dalla teoria alla pratica si era già presentata alle porte qualche società di Serie C, dunque professionistica: ci ero riuscito, firmando diventavo un calciatore a tutti gli effetti. A quel punto come ho agito? Mi sono licenziato dalla falegnameria dove lavoravo e sono partito per le vacanze”.

Trapattoni in quel calcio mercato estivo per la difesa juventina cercava Pietro Vierchowod – ha proseguito nel dettaglio l’ex Nazionale -, mi era noto e certo che le indicazioni che il mister mandava alla società erano del tipo <<se non lo prendete virate sul ragazzo>>. Io dal luogo di villeggiatura compravo tutti i giorni la Gazzetta, e leggevo <<Vierchowod si allontana dalla Vecchia Signora>> praticamente ad ogni edizione…il mio passaggio a Torino ci fu di li a poco”.

Paura del grande salto? Diciamo più qualche timore – gli immediati umori da neo bianconero – in fin dei conti se mi avevano preso qualcosa in me c’era che valeva tale palcoscenico. Ricordo che al primo allenamento Baggio mi fece tunnel senza pietà, il secondo giorno mi saltò semplicemente ed il terzo gli toccai la palla. Tutto questo per dire che a poco a poco, ed allenandomi con i fuoriclasse, con il tempo migliorai. Nello spogliatoio invece mi hanno subito fatto sentire uno di loro. Vincere a quei tempi era davvero difficile, in Champions ci arrivavi tra l’altro solo dopo aver vinto lo Scudetto l’anno prima. Il segreto alla base dello stile Juve? – l’ulteriore sollecitazione dai presenti -. C’era e c’è una famiglia pazzesca, come quella degli Agnelli, che ha fatto tanto in tanti ambiti. L’Avvocato era di una signorilità unica”.

“Cosa manca oggi per riassaporare quelle sensazioni? – la contestualizzazione corrente -. La Juve ha tutto, compete con gli altri a livelli altissimi, monopolizzando il Campionato e potendo vantare comunque due finali europee in quattro anni. Tutto oggi scorre sul filo sottilissimo degli episodi, dell’incanalare la partita nel verso giusto, bisogna oltremodo essere più che perfetti”.

Al Trap devo moltissimo, lanciò praticamente uno sconosciuto e così lo ritrovai a Firenze, da parte mia fu un atto dovuto seguirlo alla Viola – la conclusione -. Con Lippi invece il salto di qualità complessivo, personale e di squadra, verso un’indelebile pagina di vittorie su tutti i fronti, compreso l’Intercontinentale anche se, come noto, in quegli anni si trattava non di un torneo ma di una partita secca. Tra i capitani che ricordo con maggior enfasi Gianluca Vialli, un leader e trascinatore, ma a ruota arriva senza meno un certo Alessandro Del Piero“.

 

Fotogallery

Moreno Torricelli a disposizione delle domande dei ragazzi presenti in sala

Federico Marini ed il sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli

L’organizzatore con la dottoressa Simona Erba della Bosch

Nelle ultime foto i commensali dell’ex difensore della Juventus

 

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