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L’addio di Antonelli alla Mancini:
“Promesse non mantenute”, il presidente
del consiglio va con Gismondi

MONTEGRANARO - Il presidente del consiglio uscente: "Per la mia scelta di lasciare la maggioranza uscente c’è anche chi mi ha definito populista. Credo che populisti lo siamo stati cinque anni fa, effettuando promesse che non abbiamo mantenuto"
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di Marco Pagliariccio

“Nel 2014 ho aderito alla lista Mancini cosciente della sua eterogeneità, sulla base di un programma condiviso e un modus operandi basato sulla totale condivisione delle scelte. Un metodo che purtroppo è stato completamente disatteso”. Parole e musica del presidente del consiglio comunale uscente Walter Antonelli, che mette nero su bianco i motivi del cambio di casacca che lo ha visto entrare nella lista Montegranaro Tra La Gente, quella con alla guida Gastone Gismondi.

“Sono state diverse le scelte che non ho condiviso e che mi hanno allontanato dalla maggioranza – rincara la dose Antonelli, entrando poi nelle specifico delle tematiche – uno degli esempi più significativi riguarda il regolamento sull’assegnazione delle case popolari: ho sempre manifestato la mia intenzione di modificarlo. Una variazione che ho ritardato, nella consapevolezza che la Regione si stava muovendo in tal senso, e che il regolamento comunale doveva muoversi tra i paletti della norma regionale. La giunta Mancini non ha esitato, a mia insaputa, a deliberare un bando per l’assegnazione delle case popolari. Il regolamento utilizzato discrimina i cittadini, gli italiani, anche se i loro genitori o loro stessi per molti anni hanno versato contributi Gescal. Bastava infatti possedere un piccolo alloggio in qualsiasi parte d’Italia per essere esclusi, mentre gli stranieri non avevano l’obbligo di dichiarare gli immobili posseduti nei loro Paesi. La Regione ha modificato il regolamento obbligando a tutti i partecipanti di dichiarare gli immobili posseduti. Ho portato subito in Consiglio le modifiche che recepivano la normativa regionale, ma il segretario del Pd di Montegranaro non dava il suo assenso a ciò che il Pd regionale aveva approvato. La giunta avrebbe dovuto portare alla seduta successiva le modifiche, ma ancora una volta ha disatteso ciò che aveva accettato e che si era impegnata a fare”.
Antonelli, vuoi per sensibilità personale vuoi per la sua professione di medico, ha particolare attenzione per il sociale. “Ho trovato assurdo prevedere dei contributi di sostegno al reddito di modesta entità, con somme una tantum, che poi in larga parte il Comune tratteneva per compensare debiti verso l’ente – continua il presidente del consiglio comunale uscente – anche in questo caso, come per il regolamento sulle case popolari, si è perpetrata a mio avviso ingiustizia verso gli italiani, obbligati a dichiarate tutti i possedimenti, diversamente dagli stranieri. Durante la legislatura ho spesso sollecitato l’attuazione degli impegni presi in campagna elettorale, ma a parte i progetti dei due assessori forti, quindi palazzetto di San Liborio e viale Gramsci, il resto non interessava. Gli altri dovevano genuflettersi e tacere.
Tra le proposte rimaste solo sulla scrivania ce n’erano altre con lo sguardo volto alle fasce più deboli della popolazione, come gli orti sociali e la creazione di una casa-famiglia in centro storico. Ma, appunto, sono rimaste solo sulla carta. Abbiamo oltre 50 persone in lista d’attesa per la casa di riposo, ho sollecitato spesso l’esigenza di affrontare il problema, ma sono rimasto inascoltato – contrattacca Antonelli – si potrebbero ristrutturare alloggi nella parte vecchia della città da adibire a case-famiglia, per collocarvi persone autonome o semiautonome, fornendo così collocazione a parte delle persone in lista d’attesa. Io vivo del mio lavoro e vorrei restituire alla collettività ciò che ho avuto. Solo stando tra la gente, ascoltandola, si conoscono certe realtà. Abbiamo molti anziani non autosufficienti tenuti in famiglia tra mille difficoltà e senza alcun aiuto. Vogliamo dar loro delle risposte? Per la mia scelta di lasciare la maggioranza uscente c’è anche chi mi ha definito populista. Credo che populisti lo siamo stati cinque anni fa, effettuando promesse che non abbiamo mantenuto”.


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