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“Fermanella è patrimonio di tutti”
La Firmum in scena a sostegno
di Croce Verde e Opera Don Ricci

FERMO - Presentata la storica rappresentazione che sarà ospitata sabato 11 e domenica 12 maggio al Teatro dell'Aquila. Le parole del regista Ciuccarelli, del sindaco Calcinaro e dell'assessore Calcinaro
mercoledì 8 Maggio 2019 - Ore 17:00
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di Andrea Braconi

Nel 1975 interpretava il ruolo di Antò. Quasi mezzo secolo dopo, invece, veste i panni del regista. Angelo Ciuccarelli torna con la memoria a quel periodo lontano, quando per la seconda volta in assoluto l’opera “Fermanella” venne portata sul palco del Teatro dell’Aquila. Oltre a lui, di quel gruppo, è rimasta in scena soltanto Maria Giovanna Paglialunga, la Carola dello spettacolo in dialetto fermano creato da Leone Bernardi e musicato da Giovanni Militello.

“Finalmente siamo riusciti a portare in scena questo lavoro abbastanza complesso e pesante – dichiara – avendo avuto tutto il materiale necessario per farlo in modo integrale e corrispondente all’edizione originale del 1942. Ci saranno musica, orchestra dal vivo, balletti, testi recitati e prosa: tutte le varie componenti sono perfette e in prova siamo stati meravigliosi. Domani mattina (giovedì. ndr), per le scuole, faremo sicuramente uno spettacolo degno della Filarmonica Dialettale Firmum”.

Un personaggio sopra le righe, Leone Bernardi, che ha dato forma a quest’opera che verrà rappresentata sabato 11 e domenica 12, proprio al Teatro dell’Aquila. “Fermanella non è nessuno – rimarca Ciuccarelli – ma è riferito ad una ragazza acqua e sapone che viene fermata da uno studente proveniente da fuori, che vuole interagire ma con la quale lei si trova in difficoltà per la differenza di ceto. È quella ragazza che tutti vorrebbero incontrare, bella, dolce, spontanea… e fermana!”.

Chi ha conosciuto Bernardi è Franco Ciucani, presidente del gruppo teatrale. “Ha frequentato il Ricreatorio San Carlo, dove veniva con il figlio Bernardo” ricorda. “Oggi c’è ancora qualcuno che mi chiede di cosa parli questa commedia – aggiunge – e io spiego che questa invece non è una commedia. Abbiamo tentato un’operazione diversa, un po’ faraonica, che implica la partecipazione di circa 120 persone. Questo lavoro è stato voluto perché nel tempo ci eravamo un po’ standardizzati con la commedia dialettale e volevamo provare a fare qualcosa di diverso. La nostra è una riproposizione fedele, esattamente come è stata scritta”.

Fabrizio Mezzabotta, che riveste il ruolo di segretario, ripercorre la genesi. “C’è stata una mia insistente richiesta a Bernardo, che non se l’è sentita, e così l’ho proposto alla Filodrammatica. Sono due anni abbondanti che ci sto dietro, prendendo contatti con la Scatasta, il Conservatorio e tutte le altre realtà che collaborano con noi. Nel percorso abbiamo risolto tanti problemi e siamo arrivati ad una realizzazione che proporremo nella versione originale al nostro pubblico. La ricerca è andata anche oltre, siamo riusciti a trovare la figlia di Giovanni Militello che ci ha raccontato un po’ la storia di suo padre. E non è detto che lei o la nipote non saranno presenti a questo spettacolo”.

“Quando vennero da me Franco e Fabrizio con quel manoscritto – evidenzia l’assessore Francesco Trasatti – era chiaro che eravamo di fronte ad un progetto di recupero storico e filologico. Le nostre filodrammatiche sentono questo come parte integrante del loro lavoro, quindi ci trovammo subito. Ho potuto constatare come procedevano le cose e della grande tessitura che hanno fatto tra i vari soggetti. Questo è un lavoro della città, un lavoro corale che diventa patrimonio di tutti. È un atto d’amore per questa storia”.

Determinante il contributo apportato dalle scuole della città, con le scenografie realizzate dal Liceo Artistico “Preziotti Licini” (indirizzo Scenografia) ed i costumi dal settore Moda dell’Ipsia “Ostilio Ricci”, mentre trucco e parrucco sono stati curati dal settore Benessere dello stesso istituto professionale. “Per noi è una grande opportunità, che abbiamo compresso immediatamente – afferma la dirigente scolastica Stefania Scatasta -. Al valore culturale si è unita la possibilità di fare un’esperienza formativa sia per quanto riguarda la scenografia che il percorso moda”.

Per Nasco Danza, Lola Fejzo ringrazia i suoi ragazzi “che non si sono tirati indietro, provando anche il sabato e la domenica, ragazzi veramente eroici e la cosa più bella per noi è ballare con l’orchestra dal vivo, su coreografie originali”.

E se Giorgio Guerra, presidente della Croce Verde, plaude “alla città solidale che converge verso un bene comune”, Giovanna Ferracuti dell’Opera Don Ricci ringrazia la Firmum “che ci è stata sempre vicino e ci aiuta ad andare avanti”. E proprio a queste due realtà verrà devoluto l’incasso delle due serate.

A chiudere il sindaco Paolo Calcinaro. “Faccio un invito ai cittadini ad esserci, anche per rivedere le nostre radici e la nostra fermanità, con i suoi pregi e i suoi difetti”.


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