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“Quando eravamo fratelli”:
il film lirico e poetico sulla vita
in una famiglia travagliata

Per gli appassionati di cinema, la recensione di Eraldo Di Stefano
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di Eraldo Di Stefano

È arrivato il momento che Jonah, 9 anni, impari a nuotare. Suo padre lo getta in un lago e il ragazzo quasi annega. “In che altro modo imparerai?” chiede suo padre.

La violenza è uno strumento primario nella cintura degli attrezzi di Paps (Raúl Castillo), un uomo con molti tratti positivi che però vengono eclissati da questo grande difetto che sconvolge una famiglia rurale della Pennsylvania degli anni ’80.

Tratto dal romanzo Noi, gli animali di Justin Torres del 2011, questo film drammatico diretto da Jeremiah Zagar e con lo stile visivo di Zak Mulligan come direttore della fotografia, è intriso di tensione e drammaticità attraverso la malinconica narrazione del giovane protagonista.

Jonah (Evan Rosado) è il cuore e l’anima sensibile della storia. Ha legami stretti con i suoi fratelli un po’ più grandi, Joel (Josiah Gabriel) e Manny (Isaiah Kristian). Ama suo padre e sua madre (Sheila Vand), che lottano per sbarcare il lunario e crescere una famiglia. Gli argomenti e la passione tra madre e padre sono due facce della stessa medaglia. Jonah a volte, per fuggire e non sentire cosa succede dentro casa, si nasconde sotto il letto e disegna, immagini rozze e creative, dando luogo ad una vita animata, dove si rifugia.

L’incidente del suo quasi annegamento crea una spaccatura apparentemente irreparabile nella famiglia. Paps scompare, una mamma brutalmente picchiata (per rispettare la narrazione attraverso gli occhi di un bambino di 9 anni, non vengono mai detti i nomi dei genitori) che rimane a casa con i figli, nascondendosi e lasciando i bambini alla loro ingenuità. Rubano da un minimarket, fanno amicizia con i figli di un contadino che li introduce al porno su vhs, si divertono nei boschi inventando giochi.

Senza svelare altri particolari sulla storia, Paps alla fine torna e tristemente i tre fratelli, che avevano imparato ad amare, cominciano a mostrare che stanno iniziando ad assorbire dal loro padre le lezioni sbagliate. E forse è proprio per questo che la madre, conoscendo i propri figli e iniziando a notare qualcosa di diverso, dice a Jonah in occasione del suo decimo compleanno: “promettimi che resterai giovane per sempre”. In altre parole significa “non diventare come tuo padre”, l’appello di un cuore infranto ma che, senza sosta e senza paura, continua a lottare per i propri figli come ha fatto per tutta la loro infanzia.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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