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ACCADDE OGGI
Sessant’anni fa nasceva
l’Archivio di Stato di Fermo

FERMO - Il 31 maggio 1959 entrava in funzione a Fermo una sezione staccata dell'Archivio di Stato di Ascoli. Fu un esperimento pilota in Italia perché la legge ancora non prevedeva questa possibilità, che fu sancita dalla norma solo nel 1963. Dal 2007, con la nascita della Provincia, l'archivio fermano ha una propria direzione autonoma
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Palazzo Strabone che da pochi anni, al piano più basso, ospita la sede dell’Archivio di Stato di Fermo

 

di Paolo Bartolomei

L’Archivio di Stato di Fermo ha iniziato a funzionare per la prima volta alla fine del maggio 1959.

Il Resto del Carlino del dicembre 1958 annuncia l’autorizzazione ministeriale all’apertura sella sezione

 Fu il primo caso in Italia di città non capoluogo di provincia ad avere un’istituzione del genere, anzi si può dire tranquillamente che quello di Fermo fu un esperimento pilota perché pochi anni più tardi fu suggellato dalla legge e ripetuto in altre provincie italiane.

Nel 1959 infatti la normativa non prevedeva la possibilità di aprire un sezione staccata di un archivio di Stato in una città diversa da quella sede di provincia.
Nonostante ciò ci fu un lavoro “di squadra”: da una parte il Comune di Fermo (il sindaco Mario Agnozzi, l’assessore alla pubblica istruzione Giuliano Properzi, il direttore della Biblioteca Comunale di Fermo prof. Serafino Prete), dall’altra l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno (il direttore prof. Elio Lodolini, romano, e il suo vice, il prof. Giuseppe Morichetti, fermano) che convinsero della bontà della proposta il Ministero dell’interno (competente per gli archivi di Stato fino al 1974, quando fu istituito il Ministero dei beni culturali) nonché la Soprintendenza archivistica di Marche, Umbria e Lazio, la quale rilasciò parere favorevole.

Il Comune, oltre a motivare bene (cosa che fece anche la direzione dello stesso archivio ascolano) la necessità di una simile istituzione, si impegnò a sostenere le spese e a fornire i locali, mentre il Ministero avrebbe fornito a proprio carico solo le scaffalature.

La necessità di istituire nella città di Fermo un archivio di Stato la comprendiamo bene dalle motivazioni che furono fatte proprie anche dal direttore dello stesso Archivio di Stato di Ascoli, prof. Elio Lodolini, romano, all’epoca giovane dirigente (37 anni), ma che nel giro di pochi anni sarebbe diventato uno dei maggiori esperti italiani del settore, docente universitario emerito di archivistica, paleografia e diplomatica e collaboratore dell’Unesco.

Il prof. Elio Lodolini molti anni più tardi

Il prof. Lodolini scriveva: “La particolare situazione storico-archivistica della provincia ascolana costituita da 73 archivi comunali, ma soprattutto comprendente quello di Fermo che è di tutti il più importante e di gran lunga il più ricco, sollecitò lo studio, sin dall’istituzione dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno nel 1954, della possibilità di creare un istituto archivistico anche a Fermo anziché trasferire ad Ascoli il materiale documentario. Si pensò di creare a Fermo una “sezione” dell’Archivio di Ascoli Piceno“.

L’istituto di una sezione di un archivio di Stato allora non era prevista dalla legislazione ma questa soluzione trovò consenso del Comune di Fermo che si impegnò con una delibera del 5 dicembre 1957, a sostenere tutte le spese che invece per un archivio di Stato spettavano per norma alla provincia. Nel novembre 1958 il Ministero dell’interno  accordò la propria autorizzazione e la Sezione nacque il 31 maggio 1959 mediante la stipulazione di un accordo fra Archivio di Stato di Ascoli Piceno e Comune di Fermo.

Il Messaggero, agosto 1965: l’esistenza di “sezioni” di archivi di stato è suggellata dalla legge

Nell’archivio confluirono subito nel 1959 i tantissimi documenti storici, del Comune risalenti indietro fino al decimo secolo, poi quelli della Delegazione pontificia, del Dipartimento del Tronto, dell’archivio notarile più vecchi di cento anni, degli archivi giudiziari (sia del tribunale arcivescovile, poi diventato ecclesiastico, sia di quello civile e penale), di alcuni comuni vicini e tanti altri, compresi ricchi fondi privati come quello dei conti Vinci-Gigliucci.

Nel 1963 l’istituto della “sezione” fu sancito dal DPR n.1409 (noto come “legge archivistica del 1963”). La Sezione di Fermo, essendo già in funzione sperimentale da sei anni, è stata la prima ad essere formalmente istituita in Italia, il decreto ministeriale ebbe decorrenza 20 agosto 1965.

A seguito della nascita, nel 2004, della Provincia di Fermo, l’Archivio di Fermo fu elevato ad Istituto vero e proprio (cioè con direzione autonoma, e non più come sezione) con decreto ministeriale del 28 dicembre 2007 firmato dall’allora ministro dei beni culturali Francesco Rutelli.
Come per la Prefettura, anche per l’Archivio di Stato a Fermo abbiamo avuto solo direttrici donne: la prima, nel 2007, è stata la dottoressa Maria Vittoria Solero, in carica fino allo scorso anno quando è arrivata la dottoressa Francesca Mercatili; entrambe laureate e specializzate in archivistica.

Nel corso dei decenni il materiale documentario conservato è aumentato in quantità e qualità, dai circa 30mila tra documenti e buste del 1959 oggi la consistenza è quasi raddoppiata. Il patrimonio archivistico di Fermo rispecchia la notevole importanza che la città ebbe nelle vicende storiche di questa regione d’Italia, ed è di grande rilevanza come dimostra il fatto che l’archivio è frequentato da molti studiosi di tutti i livelli.

LE SEDI e UN’IDEA…

Prima del 1959 l’archivio comunale era collocato in parte (i documenti più antichi e pregiati) nel Palazzo degli Studi, sede della Biblioteca municipale, in parte nelle soffitte di una scuola cittadina e in parte in un deposito comunale.

Secondo gli accordi, la prima sede del nuovo archivio statale fu in via Bonconte in un edificio adiacente alla Biblioteca.
Alcuni anni dopo fu spostato nel seminterrato di Palazzo Euffreducci (lo stesso edificio che ai piani superiori ospitava, e ospita tutt’oggi, il Liceo Classico A. Caro).
Poi per un breve periodo è stato nei locali ex Magazzini Gabrielli, sotto al Cinema Helios, fino all’incendio del febbraio 2011 (il palazzo tutt’ora è inagibile), quando la sede fu spostata dov’è ancora oggi, cioè al piano più basso di Palazzo Strabone (ingresso laterale su via Aurelio Saffi) con la maggioranza del materiale archivistico conservato però in un deposito comunale in zona industriale Girola per mancanza di spazi.

Non appena tutti i problemi di ristrutturazioni post sisma del centro storico saranno risolti, si spera che l’intero archivio possa essere riunito in un’unica sede e ospitato degnamente in un palazzo del centro città così da essere consultabile più facilmente nella sua interezza.
Inoltre con un sede adeguata si potrebbe pensare di aprire proprio a Fermo una prestigiosa scuola di specializzazione in archivistica, paleografia e diplomatica, visto che quasi ogni regione d’Italia ne ha una, mentre Marche, Abruzzo e Molise sono tra le poche regioni ad esserne del tutto sprovviste. Perché Fermo non prova a candidarsi ed aggiungere un’altra importante istituzione scolastica di livello universitario alla sua tradizione secolare di città di studi?

 

Il Resto del Carlino: avvio dell’attività il 31 maggio 1959

 

Il prof. Giuseppe Morichetti, vice direttore ad Ascoli nel 1959 e poi direttore per tanti anni fino al 1986, diede un fondamentale contributo alla nascita e strutturazione della sezione fermana dell’Archivio di Stato. Qui al suo posto di lavoro, nella sede di Fermo, in compagnia di un altro illustre ricercatore storico, il prof. Gabriele Nepi.

 

Un diploma di Federico II di Svevia conservato a Fermo (per le ultime tre foto si ringrazia la Direzione dell’Archivio di Stato di Fermo)

 

Atti notarili del distretto di Fermo nell’Ottocento

 

Una sala studio nell’attuale sede di via Aurelio Saffi

 

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