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“Sanità valore da non disperdere”
Tra luci e ombre Livini annuncia:
“A fine contratto non continuerò”

FERMO – Le cifre dell'Area Vasta 4 spiegate dal direttore: "Fatti moltissimi investimenti e abbiamo tanti progetti pronti. Maggiori criticità nel Pronto Soccorso per mancanza di personale, ma chi sta male passa avanti, chi sta meno male deve saper aspettare"
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di Andrea Braconi

La sanità fermana resiste e, soprattutto, non si nasconde: dalle parole del direttore dell’Area Vasta 4 Licio Livini emerge tutta la determinazione per il lavoro fatto nell’arco di un quadriennio e la consapevolezza delle criticità che caratterizzano il territorio.

Affiancato dai vertici regionali (l’assessore Fabrizio Cesetti e il consigliere Francesco Giacinti), provinciali (la presidente Moira Canigola) e della città capoluogo (il sindaco Paolo Calcinaro), il direttore ha presentato una serie di dati sulle attività svolte in questi anni e “su quello che potrebbe essere in prospettiva”, oltre a ricordare come l’invito a partecipare all’incontro sia stato esteso a tutti i consiglieri regionali e a tutti i sindaci, “senza alcuna bandiera di partito”. Primi cittadini che, dalla montagna alla costa, hanno comunque risposto in buon numero (LEGGI QUI).

Le persone sono sempre al centro della nostra attenzione – ha aggiunto -, sono coloro che meritano risposte serie, puntuali e di qualità. Ma ci sono anche quelle persone che qui lavorano: penso alla situazione post sisma su Amandola, con l’azienda che ha dato una risposta precisa agli operatori, facendo di tutto per farli rientrare nei servizi ripristinati”.

Lo rimarca, Livini, perché si sente uno di loro. “Ho iniziato a lavorare in questa azienda e oggi sono il direttore. Quando esco da qua la gente mi chiama e mi tira per la giacca. Essere uno di noi è impegnativo, il lavoro continua anche fuori. E in questo impegno di 4 anni ho cercato di riportare quello che è stato fatto, numeri positivi e negativi. Potevamo fare un discorso di convenienza, ma invece abbiamo scelto la trasparenza”.

Una gestione oculata che ha permesso di investire 14 milioni, rispetto ad un incremento di budget di 3,7 milioni. E dalle slide presentate è emerso come rispetto al quadro del 2015 (con un consuntivo di 235 milioni circa) negli anni si siano incrementati costi, ricavi e investimenti.

Tra le cifre Livini ha citato anche: il rinnovo contrattuale (1,7 milioni di euro); i ricavi riferiti al 2017 derivanti da alienazioni dei beni e accantonamenti pregressi; l’incremento dell’1,46% delle risorse nell’intero quadriennio 2015-2018.

Sui ricoveri abbiamo avuto un calo di 1.300 persona tra 2017 e 2018 – ha aggiunto -. Tanti ricoverati sono stati trasferiti sul territorio ma c’è anche discorso di rete clinica nelle Marche, oltre ad una tendenza di mobilità anche fuori dalla regione Marche, come per oncologia e malattie cardiovascolari”.

Oltre alle attività ambulatoriali e al fronte dell’emergenza (comprendente gli accessi in Pronto Soccorso), da parte del direttore sono state elencate le nuove attività come gli ospedali di comunità di Montegiorgio e di Sant’Elpidio a Mare, RSA di Montegranaro, l’impegno per il Centro per i Disturbi sul Comportamento Alimentare (“Diventato un punto di eccellenza nelle Marche Sud”), la messa a norma del Murri, la riorganizzazione, i trasporti e anche l’impegno in manifestazioni di pubblico interesse (con riferimento al Jova Beach Party, per il quale Livini ha ringraziato il sistema sanitario).

Poi le reti cliniche, messe in piedi insieme ad altre Aree Vaste. “Un’implementazione che ci porta a lavorare mettendo insieme competenze e professionalità, per avere risposte ancora più qualificate. Una direzione, questa, che dovremo seguire per altre situazioni. Non si può pretendere di avere eccellenze di un certo tipo anche a Fermo: ecco perché andare a creare sinergie è la strada da seguire”.

Immancabile il focus sul personale, tema al centro di tante discussioni. “Il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo di 46 dipendenti. Nel 2015 c’erano 14 primari che dovevano essere scelti, noi ne abbiamo nominati 20. Ci sono anche 4 direttori di unità operative amministrative, 7 direttori dipartimento, con Macarri e Gabrielli, direttori di Gastro e Cardiologia, che dirigono anche i dipartimenti funzionali con Ascoli e Macerata. I nostri piani occupazionali sono stati fatti tenendo conto delle norme nazionali e con l’obiettivo di ridurre sempre più il lavoro precario e andare verso una stabilizzazione”.

Numeri non confortanti – anche se con qualche cenno di ripresa – sulla mobilità attiva e passiva: “C’è un recupero seppure modesto che è possibile vedere nel primo semestre 2019, in linea con il riferimento del 2018. La nota dolente resta il Pronto Soccorso, dove le persone aspettano troppo, anche chi deve essere ricoverato. Questo significa che arrivano più richieste, che le patologie sono anche più complicate, nonostante noi abbiamo messo in campo modalità di risposta più qualificate. Per i codici importanti ci sono vie definite, aspetta chi purtroppo si trova nella condizioni di avere un codice di minore gravità”.

Altro nodo è quello del Dipartimento Materno Infantile. “Per quanto riguarda i parti in questo primo semestre siamo a 392, con una proiezione che dovrebbe arrivare a 800, mentre lo scorso anno eravamo a 900, un dato che anche a livello nazionale viene registrato. La Pediatra sta vivendo un momento molto difficile, con criticità legate ai medici in organico: non si trovano i medici nonostante ci siamo impegnati a cercarli in tutti i modi”.

Quanto ai tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali, la riduzione risulta alquanto significativa. “Siamo sulla buona strada, come Area Vasta 4 per quelle che sono le classi di priorità riusciamo a rispondere a tutto quello che ci viene chiesto in una percentuale del 95%”.

Un motivo di grande soddisfazione è il Pua Civico 18. “In un anno abbiamo avuto 10.000 accessi, è una realtà che lavora molto anche su canale telefonico, email e social, in modo da raggiungere le persone in qualsiasi modo e dare loro una risposta”.

Amandola, per quanto accaduto soprattutto dopo i terremoti del 2016, resta un punto centrale nella programmazione sanitaria. “Un lavoro enorme” quello fatto sulla cittadina montana, ha precisato Livini, che ha visto l’Area Vasta 4 acquistare tre moduli, oltre che allestire e mettere in funzione 10 moduli per i servizi (per un tempo di 2 anni). “Grazie alla collaborazione con il Comune c’è stata l’attivazione del servizio Rsa presso la palazzina della scuola ed il recupero del piano terra del vecchio ospedale per Radiologia e ambulatori. È stata attivata la nuova dialisi che è molto più di quello che c’era prima, oltre ai servizi distrettuali. Insomma, abbiamo fatto il possibile per aiutare il territorio montano”.

Ma su carta sono tanti altri i progetti, ha ribadito, tra i quali il trasferimento dell’Inrca, i due nuovi ospedali di Fermo e della stessa Amandola (oltre al recupero del vecchio nosocomio), la Potes Jolly di Sant’Elpidio a Mare, il trasferimento del Serd a Porto San Giorgio e la concentrazione dello screening senologico nello stesso distretto, l’emodinamica e la radiologia interventistica in collaborazione con le altre Aree Vaste, insieme a molto altro ancora per un costo totale di 30 milioni di euro.

“Da un punto di vista politico – ha affermato – la Regione l’abbiamo avuta sempre vicina e sensibile, forse qualche lentezza e impaccio lo abbiamo trovato a livello di organo tecnico regionale. Faccio questa sottolineatura non per polemizzare per correggere la direzione. Con i sindaci del territorio, inoltre, abbiamo cercato di gestire le situazioni locali attraverso un contatto diretto. E questo grande valore che abbiamo non possiamo disperderlo. Il sistema sanitario pubblico ha delle regole e qui dobbiamo muoverci. L’immediatezza deve essere legata alla patologia e alla necessità di cura. Quindi, chi sta male passa avanti, chi sta meno male deve saper aspettare. Un sistema che va migliorato anche in base ad un panorama che si sta modificando: questo significa anche investimenti sempre più puntuali sulle tecnologie, guardare molto di più alla prevenzione, spingere sul discorso del territorio cercando di lasciare l’ospedale per le situazioni di acuzie”.

Una conclusione, quella di Livini, che non poteva tenere fuori l’aspetto delle relazioni sindacali. “Spesso qualcuno va fuori dalle righe riportando dichiarazioni anche denigratorie rispetto alla gestione e alla sanità di questo territorio. Mi riferisco a qualche esponente sindacalista che invece di fare il suo lavoro preferisce andare sulla polemica. E questo dà fastidio, perché invece credo che anche da quella parte possano arrivare segnali importanti per costruire un bene della comunità. La mia non è una passerella, a scadenza del mio contratto nel settembre 2020 non ho intenzione di dare la mia disponibilità a continuare questo tipo di lavoro. È un lavoro che pesa, che impegna e anche per motivazioni personali mi piacerebbe prendere una pausa”.

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