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L’orgoglio del Made in Italy nel mondo,
arriva il raduno regionale della storica Lambretta

FERMO/PORTO SAN GIORGIO - L’ evento organizzato dal Lambretta Club Marche, giunto alla sua dodicesima edizione, sarà anche l’occasione per ricordare due fermani legati al celebre scooter, protagonisti di due storie appassionanti da raccontare: Ferruccio Petracci e Paolo Concetti
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La locandina dell’evento

di Silvia Remoli

Domenica 1 settembre la città di Fermo sarà la tappa principale del dodicesimo raduno regionale della Lambretta e verrà attraversata da una affascinante scia colorata e rombante che prima avrà lambito gli altri borghi suggestivi del nostro territorio, seguendo il programma organizzato dal Lambretta Club Marche.

Il programma: 8.00 ritrovo  in Viale Buozzi a Porto San Giorgio per le iscrizioni, colazione dei partecipanti e consegna gadget. Alle 9,30 partenza  per una bellissima corsa su e giù per le colline del fermano attraverso Torre di Palme, Lapedona, Moresco, Monterubbiano e arrivo nella splendida piazza del Popolo a Fermo.

Alle ore 11 a Fermo, visita guidata alle Cisterne Romane, Sala del Mappamondo, seguirà aperitivo presso l’Enoteca Bar a Vino in Piazza del Popolo, con musica Northern Soul e Mod Sounds come sottofondo. Ripartenza per Porto San Giorgio e pranzo presso il ristorante della Lega Navale Italiana.

La concessionaria della Lambretta che si trovava in corso Garibaldi, nei pressi del centro (anni ’50)

Le storie da raccontare:

Non poteva esserci occasione migliore del raduno della Lambretta per ricordare un personaggio fermano, scomparso esattamente 40 anni fa, che lega a filo doppio il suo nome al noto scooter italiano: lui era Ferruccio Petracci, classe 1929, imprenditore, appassionato di motori per tradizione familiare, che nel 1948 aprì la prima concessionaria di Lambrette sul territorio (nonché uno dei più importanti centri di vendita in Italia), a meno di un anno dalla loro produzione ad opera di ‘casa Innocenti’.

Ferruccio Petracci

La storia della sua vita è affascinante, curiosa, con un finale scritto da un destino beffardo, e per questo ce la siamo fatta raccontare dalla figlia Alessandra, che con estrema generosità non ha risparmiato toccanti particolari. “Mio padre è cresciuto nel mondo dei motori, ma sarebbe più corretto dire ‘nei trasporti’, perché già dal lontano ‘800, quindi ancor prima dell’arrivo dei carburanti, i nostri avi si occupavano di carrozze, ed il mio bisnonno acquistava cavalli persino dall’Ungheria per compiere i numerosi tragitti di collegamento tra i vari uffici postali dei nostri comuni (Monte Urano, Monte Granaro, ecc.). Mio padre amava la Lambretta, ne era affascinato sia per la classe stilistica che per la indiscutibile sua utilità. Se pensiamo che era da poco finita la seconda guerra mondiale e le famiglie non avevano la possibilità di acquistare mezzi economicamente impegnativi, la Lambretta era la giusta soluzione per andare a lavoro, portare i figli a scuola, ma non solo. Mio padre vedeva nella Lambretta anche la grande capacità sociale ed aggregante: forniva l’occasione per organizzare le uscite domenicali in compagnia di altre famiglie, come le gite all’Ambro, al Passetto in Ancona, ecc.”. In effetti poi questo  è lo stesso spirito che si vuole  rievocare domenica 1 settembre con un giro il Lambretta per i borghi più suggestivi del nostro territorio.

Sono onorata che il raduno della Lambretta sia l’occasione per commemorarlo” continua Alessandra Petracci, “visto che è scomparso 40 anni fa” (infatti un incidente stradale lo strappò alla vita prematuramente, così come in un incidente era deceduto suo zio, corridore di moto, di cui Ferruccio portava il nome, come due protagonisti del disegno ciclico fatto da un destino ingiusto), per questo i partecipanti verranno omaggiati da una bottiglia di Falerio della Azienda Agricola Madonna Bruna con un’etichetta realizzata per l’occasione da suo nipote, il designer Vittorio Albano, che racchiude un’immagine speciale, una sorta di unione tra tradizione e modernità: i miei genitori a bordo della Lambretta, alla cui guida c’è mia madre”, una donna sicura e sorridente, segno di serenità ed emancipazione, ci si sente di aggiungere.

Ma c’è anche un altro fermano che amava così tanto quest’opera d’arte a due ruote da renderla unica ed indivisibile compagna di un viaggio epico ed impavido. Stiamo parlando di Paolo Concetti, il professore di filosofia che raggiunse il Polo Nord nel 1964  proprio a bordo della sua Lambretta. Aveva solo 20 anni ed impiegò 10 giorni per compiere il tragitto che collega Fermo al Circolo Polare Artico, una vera impresa fatta di coraggio se non anche da un pizzico di giovane ed entusiasmante incoscienza. Tutti i particolari sono già stati da narrati da Cronache Fermane nell’articolo che trovate collegandovi al presente link.

Per chi volesse partecipare al raduno o avere informazioni specifiche basta visitare la pagina Facebook del Lambretta Club Marche o telefonare al 328-5423426


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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