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Area ex stazione Santa Lucia, Michetti (Cgil): “Supportiamo le proteste dei cittadini”

FERMO - Michetti: "Una amministrazione attenta alla salute e alla qualità della vita della propria comunità non dovrebbe permettere che un deposito di autobus rimanga in un centro abitato addirittura in prossimità di un ospedale"
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“Condividiamo e supportiamo le proteste dei cittadini Fermani in merito all’area ex stazione Santa Lucia  attualmente adibita a deposito di autobus della società Steat spa”. Inizia così la nota di Claudio Michetti,  della Federazione Italiana Lavoratori dei Trasporti Cgil, in cui mette in evidenza come l’area sia quanto mai strategica per il futuro di Fermo e come il deposito Steat, in quella collocazione,  sia ormai fuori luogo vista la pozione nel cuore della città, vicino ad abitazioni,  scuole e ospedale.

Michetti che aggiunge: “Nella quasi totalità delle città dove esistono aziende di trasporto, i relativi depositi degli autobus sono ubicati in aree lontane dal centro urbano proprio in virtù dell’inquinamento che producono, anche nella Regione Marche realtà come la Steat o addirittura più grandi hanno i rispettivi depositi distanti dal centro abitato, si guardi Ascoli Piceno, Ancona, Pesaro, Macerata ecc.ecc, tutti eccetto il Comune di Fermo.   Una amministrazione attenta alla salute e alla qualità della vita della propria comunità non dovrebbe permettere che un deposito di autobus rimanga in un centro abitato addirittura in prossimità di un ospedale, bensì dovrebbe pensare a riqualificare quell’area con spazi ricreativi aree verdi con giardini e panchine recuperare la vecchia stazione magari adibirla a biblioteca o ludoteca, un posto di socializzazione di cultura dove possono sedersi a leggere un libro o un giornale giovani ed anziani, dove le mamme possono portare i propri figli a giocare . Questa organizzazione sarà sempre al fianco dei cittadini che pacificamente lottano per una città sana pulita e funzionale”.

 


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1 commento

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    Giorgio Benni il 15 Settembre 2019 alle 18:11

    La questione dell’area Santa Lucia non è nuova, anzi è fin dal 2001/2002, amministrazione Di Ruscio, che Rifondazione Comunista pose il problema della delocalizzazione dell’area per oggettivi problemi ambientali e urbanistici. La STEAT, fortemente contraria per i costi di una delocalizzazione nell’area PIP artigianale a Girola, fece del tutto per opporsi e il Sindaco Di Ruscio assecondò il volere della società e prese atto passivamente della decisione STEAT e non se ne fece nulla. Oggi il problema si ripresenta in tutta la sua pienezza e giustezza. Certo è che il problema esiste e deve essere affrontato con intelligenza e lungimiranza avendo in mente un progetto complessivo della città, cosa che attualmente, purtroppo, non vedo in nessuno degli interventi sia a livello di amministrazione che di forze politiche. Scelte importanti e fondamentali dovevano essere pensate prima nel bagaglio che ogni amministrazione deve avere per affrontare con serietà il governo della città, nulla si può improvvisare quando in gioco ci sono una pluralità di aspetti da tutelare. Spostare la STEAT non è come organizzare un evento canoro, una festa o un evento. Occorrono idee, perchè in ballo ci sono investimenti economici considerevoli, posti di lavoro da tutelare, la ridefinizione di un’area importante della città come l’ingresso ad OVEST della città capoluogo. Forse sarebbe stato opportuno, dopo l’insediamento, discutibile o meno della scuola Betti/Fracassetti a ridosso del deposito di Santa Lucia, che la Giunta Calcinaro avesse avviato, anche attraverso un concorso di idee, la riqualificazione complessiva dell’area. L’ ITI, Scuole Nuove Betti/Fracassetti, Ospedale (quale destinazione ???) area STEAT, Istituto penitenziario sono situazioni che non possono essere prese singolarmente ma viste attraverso un progetto d’insieme, magari da realizzare per gradi, ma sicuramente indispensabile per avere una visione d’insieme. La storia dice che non è mai troppo tardi ma occorre agire presto. Un accordo di programma tra STEAT, COMUNE DI FERMO, PROVINCIA (maggior azionista della STEAT), comuni, Regione Marche e perchè no, istituti di credito locali per avviare un progetto nuovo che dia respiro e concretezza alla decisione non più rinviabile di delocalizzare la STEAT.

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