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Convegno diocesano:
“Accettare le novità, comunità
e fare casa con i giovani”

PORTO SANT'ELPIDIO - L'Arcivescovo Pennacchio ha tenuto a ricordare che: " La chiesa non è identificarsi con un unico volto degli adulti. Sarebbe triste e senza futuro. I giovani in questo senso rappresentano una grande opportunità di rinnovamento e di crescita"
martedì 24 Settembre 2019 - Ore 17:21
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foto Renato Postacchini per l’Arcidiocesi di Fermo

“Parlare con i giovani non è parlare ad un razza in via di estinzione ma significa predisporsi a lasciarsi interrogare da uno che chiede di vedere il Vangelo in opera nella nostra vita”. Questo il messaggio lanciato in occasione del convegno diocesano tenutosi domenica a Porto Sant’Elpidio. Il tema scelto per l’appuntamento, che ha visto la presenza di centinaia di giovani e educatori da tutta l’Arcidiocesi  è stato “Fare Casa con i Giovani”. L’assemblea diocesana   ha aperto il nuovo anno pastorale. Tutti si sono stretti attorno all’Arcivescovo Rocco Pennacchio che ha convocato la Chiesa locale per un momento di confronto e crescita.  Tra i vari interventi anche quello di don Michele Falabretti, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI.

“I giovani non dicono che il vangelo non sia credibile ma fanno fatica a vedere la sua bellezza in noi adulti – è emerso durante il convegno –  Quindi #Farecasaconigiovani semplicemente vuol dire rinunciare agli automatismi e mettersi in gioco per rinnovare la propria vita con il vangelo. Per fare questo serve alzare le nostre competenze educative.
Non possiamo più andare avanti con degli automatismi: “Si è sempre fatto così” Alzare le competenze educative significa che una comunità debba dichiarare disponibilità a rinnovarsi. Bisogna trovare un modo per rendere credibile la vita di Gesù e per farlo bene noi adulti dobbiamo assimilarla bene. I giovani ascoltano solo se si sentono ascoltati. I giovani non ascoltano più solo per ascoltare. Un giovane ascolta un adulto se un adulto dimostra attenzione nei suoi confronti. Educare da sempre e oggi più che mai è iniziare una relazione. Questo chiede di aprire luoghi dove si fanno esperienza”.

don Michele Falabretti, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI

Altro punto fondamentale emerso è quello di accettare la novità: ” I giovani portano con sé delle novità. Lo scatto generazionale non è un dramma. È normale che l’adulto non si riconosca nei giovani. Questo distacco è positivo. Fa cogliere le differenze ed è motivo di confronto. Sarebbe preoccupante se l’adulto non vedesse più la differenza tra lui e il giovane e vice versa. I segni portati dai giovani oggi alla nostra vita di fede mettono in serie difficoltà alcuni paradigmi della nostra fede. Basta pensare alla vocazione e alla visione del corpo e della sessualità ad esempio. Su questo non è cambiata la visione della chiesa serve solo trovare modo per lasciarci interrogare dai giovani e avere la pazienza poi di avviare insieme percorsi di fede centrati sul vangelo. C’è comunque una consapevolezza nei giovani di essere protagonisti di loro stessi. Nella chiesa o i giovani trovano spazio per esercitare una responsabilità o se vengono per tappare i buchi andranno da un altra parte”.

Terzo punto fondamentale quello di essere comunità: ” Se non c’è una comunità che vive e sostiene un percorso non si può vivere i due punti precedenti. La parrocchia è una casa e come tale è sottomessa alle leggi del nascere e del morire. Si va e si viene. Ma tutti sanno che lì possono trovare casa. Sanno di trovare chi con passione e dedizione tiene viva la memoria di Gesù. I giovani devono trovare questo. La comunità deve essere per tutti. E oggi non è più dove tutti si sentono costantemente legati. Questo tema riguarda tutti e va vissuto in questo senso. C’è bisogno di più comunione. Agire e vivere insieme costa fatica. Evitiamo di fare delle nostre parrocchie dei centri commerciali cioè dei luoghi all’apparenza comunitaria ma che in realtà ospitano scompartimenti solitari dove si vive una concorrenza intrepida. Ci serve inoltre una spiritualità incarnata. Cioè un vangelo che ha a che fare con la vita di ogni giorno”.

Prima di comunicare i nuovi incarichi (leggi l’articolo) per l’anno pastorale appena iniziato, l’Arcivescovo Pennacchio ha tenuto a ricordare che: ” La chiesa non è identificarsi con un unico volto degli adulti. Sarebbe triste e senza futuro. I giovani in questo senso rappresentano una grande opportunità di rinnovamento e di crescita. È importante coinvolgere già i giovani già nella progettazione. Non si moltiplicheranno le esperienze ma a riprendere in mano i lavori iniziati l’anno scorso e svolti nelle varie vicarie per essere una chiesa che risorge sempre”.

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